Da Follonica al Mozambico in missione con i figli: «Ora apriamo la nostra Casa delle Rondini alla Maremma» | MaremmaOggi Skip to content

Da Follonica al Mozambico in missione con i figli: «Ora apriamo la nostra Casa delle Rondini alla Maremma»

Giulia Pieri e Luca Cresti sono tornati in Maremma dopo una lunga missione: oggi a Potassa hanno aperto la loro casa alla comunità. «È una piccola realtà di provincia, tutto a livello informale. Non siamo un’associazione, non c’è nessun tipo di attività commerciale. È una realtà familiare che si è aperta al territorio»
Una foto della famiglia in Mozambico

FOLLONICA. Sono partiti da Follonica con due figli piccoli e una scelta radicale: vivere una missione in Africa, non da soli, ma come famiglia. Giulia Pieri e Luca Cresti hanno trascorso così sette anni in Mozambico, rappresentando una realtà rara, quasi unica nel suo genere: quella delle famiglie missionarie.

«Quando siamo partiti con mio marito Luca avevamo già due figli – racconta Giulia – il più grande aveva quattro anni, Emilia ne aveva due. Poi in Mozambico è nato Stefano. Gli altri due figli sono arrivati dopo. Abbiamo quattro maschi e una femmina, siamo una famiglia numerosa».

Una famiglia che ha attraversato il mondo, ha vissuto in un villaggio rurale africano, ha costruito legami profondi e poi è tornata in Maremma con una certezza: quell’esperienza non poteva restare chiusa nel passato.

Sette anni in Mozambico, nel villaggio di Taninga

Giulia e Luca sono partiti nell’ambito della missione Fidei donum, uno scambio tra la diocesi di Massa Marittima-Piombino e quella di Maputo, capitale del Mozambico. Da lì si sono trasferiti nel villaggio rurale di Taninga, insieme a un’altra famiglia italiana.

«Ci era stata affidata una parrocchia che non aveva più un sacerdote – racconta Giulia – ma la comunità c’era. Facevamo formazione ai catechisti e portavamo avanti progetti sociali».

Non c’erano piani calati dall’alto. Non c’erano progetti preconfezionati. Tutto nasceva ascoltando le persone e i bisogni reali.

Così sono nate una scuola materna, una sartoria, attività di formazione e sostegno alla comunità locale. «È tutto nato collaborando con la gente del posto, in base alle necessità. Non siamo partiti con progetti predefiniti».

«L’Africa ha trasformato anche i nostri figli»

Per Giulia quell’esperienza ha segnato tutta la famiglia. Non solo gli adulti, ma anche i bambini.

«È stata un’esperienza che ci ha trasformato – dice – una cosa molto bella anche per i nostri figli. Se la portano dentro. Penso che li abbia aiutati a sviluppare una sensibilità diversa rispetto a certe situazioni».

I figli più grandi oggi hanno 21 e 19 anni. «Quando erano là si sentivano mozambicani. Ora hanno ingranato e fanno la loro strada. Il più piccolo ha 8 anni e invece in Africa non c’è mai stato».

Il legame, però, non si è spezzato. «Magari un giorno torniamo. Loro vorrebbero tornarci per rielaborare l’esperienza fatta da piccoli: i posti, le persone, i legami. Siamo ancora in contatto. La voglia di tornare c’è».

Il ritorno in Maremma e la Casa delle rondini

Dopo l’Africa, Giulia e Luca hanno scelto Potassa, frazione di Gavorrano. Cercavano una casa grande, non solo per viverci, ma per continuare ad aprire porte. «Rientrando dall’Africa abbiamo cercato una casa grande per fare accoglienza – racconta Giulia – volevamo un luogo dove si creassero spazi di incontro». Così è nata la Casa delle rondini. Non un’associazione, non un’attività commerciale, ma una casa familiare aperta al territorio.

«È una piccola realtà di provincia, tutto a livello informale. Non siamo un’associazione, non c’è nessun tipo di attività commerciale. È una realtà familiare che si è aperta al territorio».

Letture, musica, pittura e incontri

Alla Casa delle rondini oggi si intrecciano persone, storie e attività. Giulia e Luca hanno messo a disposizione spazi per incontri, letture e iniziative culturali. Si sono affiancati anche all’Officina Hermes, che ha trovato lì la propria sede operativa.

«Ci sono circoli di lettura, corsi di musica, pittura, varie situazioni – spiega Giulia – Abbiamo un fondo che lasciamo come spazio sociale aperto a tutti. Sono due saloni grandi. Casa nostra è di sopra». Una scelta semplice ma anche molto impegnativa: trasformare una casa in un luogo dove la comunità possa ritrovarsi.

Una famiglia che continua ad aprirsi agli altri

La missione in Mozambico è finita, ma il senso di quella scelta continua a vivere in Maremma. «Tutto questo è nato dalla voglia di continuare un’apertura verso il territorio e creare condizioni di incontro per le persone», dice Giulia.

Da Follonica all’Africa, dal Mozambico a Potassa, la volontà di Giulia e Luca è sempre la stessa: aprirsi agli altri, dare spazio e ascolto alle comunità.

«Ora siamo una famiglia che si apre alla comunità per creare spazi di incontro tra le persone».

 
 

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