Evasione, la Cassazione annulla il maxi sequestro a Clementini | MaremmaOggi Skip to content

Evasione, la Cassazione annulla il maxi sequestro a Clementini

L’imprenditore e patron del Belvedere calcio aveva presentato ricorso: annullata in parte la confisca, riavrà indietro 3 milioni e mezzo di euro
L’imprenditore Federico Clementini

GROSSETO. Una parte delle confische disposte nei confronti dell’imprenditore grossetano Federico Clementini dovrà essere revocata. Lo ha deciso la Corte di Cassazione, che ha annullato senza rinvio il provvedimento limitatamente ad alcuni immobili acquistati nel 2010 e nel 2011, ritenendo che quei beni non potessero essere considerati profitto diretto dei reati tributari contestati.

La sentenza, depositata dalla terza sezione penale della Suprema Corte, arriva al termine di una lunga vicenda giudiziaria nata dall’inchiesta per dichiarazione infedele che aveva coinvolto Clementini e che aveva portato a sequestri e confische milionarie.

Il nodo della confisca degli immobili

Nel processo principale, la Corte d’Appello di Firenze aveva dichiarato prescritti i reati fiscali contestati all’imprenditore, confermando però la confisca diretta dei beni fino alla concorrenza di oltre 3,4 milioni di euro.

Successivamente, la difesa aveva contestato davanti al giudice dell’esecuzione la legittimità di alcune confische, sostenendo che diversi immobili erano stati acquistati prima della consumazione dei reati tributari e quindi non potevano essere collegati direttamente al profitto dell’evasione fiscale.

La Cassazione ha condiviso questa impostazione.

«Acquisti precedenti ai reati»

Secondo i giudici della Suprema Corte, il reato di dichiarazione infedele si consuma nel momento in cui viene presentata la dichiarazione fiscale. Per questo motivo, un bene acquistato prima di quella data non può essere considerato profitto diretto del reato.

Nel caso specifico, i magistrati hanno ritenuto illegittima la confisca relativa a un immobile acquistato nell’aprile 2010, cioè prima della presentazione della dichiarazione fiscale contestata. Stessa conclusione anche per alcuni immobili di Grosseto che risultavano erroneamente indicati come acquistati nel 2011, mentre dagli atti è emerso che l’acquisto risaliva in realtà al 2009.

Da qui la decisione di annullare senza rinvio il provvedimento limitatamente a quei beni e di revocare la confisca.

Confermata invece la confisca del denaro

Diversa invece la decisione sul denaro sequestrato. La difesa aveva chiesto di applicare un recente orientamento delle Sezioni Unite della Cassazione sulla confisca delle somme di denaro, ma la Suprema Corte ha respinto il ricorso su questo punto.

Secondo i giudici, il nuovo orientamento giurisprudenziale non può essere applicato retroattivamente per modificare una decisione ormai definitiva. Per questo la confisca delle somme già sequestrate resta confermata.

La decisione finale della Cassazione

La sentenza conclude quindi con un accoglimento parziale del ricorso presentato da Clementini. Revocate le confische sugli immobili acquistati nel 2010 e nel 2011, mentre resta valida la parte relativa al denaro e agli altri beni già sottoposti a sequestro.

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