ORBETELLO. Era circa un mese fa quando Alessandra Fanciulli entrò, come faceva ogni mattina da sette anni, nel “suo” supermercato di Albinia. Abbassò lo sguardo, poi le gambe le cedettero all’improvviso. Svenne davanti ai dipendenti e ad alcuni clienti. Dopo pochi minuti arrivò l’ambulanza: fu l’ultima volta che molti di loro la videro viva.
Da quel momento iniziò un susseguirsi di notizie drammatiche, alternate a momenti di speranza.
Una lotta vissuta con il fiato sospeso da tutta la comunità.
Il pensiero per il figlio e l’amore per la famiglia
Chi conosceva Alessandra sa bene quali fossero i suoi pensieri più profondi. Prima di tutto il figlio Elio, di appena 18 anni, poi l’amore per il compagno Marco. Accanto a lei, sempre presenti, la mamma Mirella e il babbo Amedeo, due colonne della sua vita, insieme ai fratelli Aurelio e Claudio.
Una famiglia già duramente colpita dal dolore negli anni passati e che oggi si ritrova ancora una volta a fare i conti con una perdita devastante.
Una donna amata anche sul lavoro
Alessandra amava il suo lavoro. Era instancabile, sempre presente, sempre pronta ad aiutare. Per i suoi dipendenti non era soltanto una responsabile: era un’amica, un punto di riferimento quotidiano.
Oggi quei colleghi sono distrutti dalla sua scomparsa, così come i dirigenti del gruppo Famila, che in queste settimane hanno seguito con apprensione l’evolversi della situazione.
La domanda che tutti si fanno
La domanda che in tanti si pongono è la stessa: come si può morire così, in meno di un mese, a soli 49 anni?
Com’è possibile che il destino si accanisca con tanta durezza contro una famiglia che aveva già dovuto sopportare altri lutti terribili: la morte di una sorella, poi quella del marito, e ora Alessandra.
Quale disegno, anche il più incomprensibile e doloroso, può spiegare tutto questo?
Il silenzio di fronte al dolore
Sono interrogativi che attraversano tutta la Maremma da quando ieri si è diffusa la notizia della morte di Alessandra Fanciulli. Domande senza risposta, che si scontrano con il silenzio e con il senso di impotenza davanti a tragedie tanto grandi.
C’è chi si chiede se esista davvero un Dio capace di restare immobile di fronte a una simile sequenza di sofferenze.
E forse, in mezzo a tanto dolore, resta soltanto un’illusione a cui aggrapparsi: quella che dopo questa vita possa esisterne un’altra, capace di premiare chi ha attraversato l’inferno sulla terra.



