CAMPIGLIA MARITTIMA. Non c’è pace per Lorenzo Chiavacci, il giovane 27enne di Campiglia Marittima che combatte ogni giorno contro le barriere, fisiche e burocratiche, del disturbo autistico.
Dopo una breve parentesi di ritrovata serenità, per Lorenzo il mondo si è fermato di nuovo sulla soglia di casa, vestito di tutto punto con la tuta della Nuova Giovanile e gli scarponi ai piedi, in attesa di un’auto che non è mai arrivata.
La breve illusione di una vita normale
La storia di Lorenzo è una montagna russa di speranze e delusioni. Dopo la sospensione del servizio di trasporto nell’ottobre 2025, la famiglia aveva intrapreso una battaglia estenuante fatta di petizioni online, appelli alla stampa e serrati confronti con l’Asl.
A gennaio 2026 sembrava essere arrivata la svolta: la cooperativa Cuore, che si occupa del servizio di accompagnamento, aveva finalmente individuato un educatore disponibile per il trasporto.
Lorenzo era così tornato al vivaio, nel progetto gestito dalla Nuova Giovanile. Tre giorni a settimana, dal martedì al giovedì, in cui il 27enne era riuscito a ritrovare il sorriso tra i compagni e le piante. In quel vivaio, Lorenzo non era solo un “ragazzo autistico”: si sentiva utile, vivo, in una parola Lorenzo si sentiva una persona.
Il cortocircuito: un’email che ferma tutto
L’equilibrio, però, si è spezzato bruscamente con il cambio dell’educatore. Per un soggetto autistico, la routine non è un dettaglio, ma una necessità vitale. Il feeling con il nuovo operatore non è mai scattato e la situazione è precipitata quando l’educatore stesso ha inviato un’email all’Asl rifiutandosi di proseguire il servizio.
Il martedì successivo è andato in scena il dramma. Mentre Lorenzo aspettava impaziente sulla porta, il telefono della madre ha squillato: una comunicazione dell’Asl annunciava l’interruzione immediata del servizio e la sospensione del progetto. Nessun preavviso, nessuna transizione.
«Non è questo il modo di dare certe informazioni, e sicuramente non era il momento – racconta con amarezza la madre, Cecilia Mariani – Lorenzo era già pronto, noi non eravamo organizzati. Siamo rimasti letteralmente nel fango».
Una famiglia lasciata sola
Le conseguenze sono pesantissime. Lorenzo è tornato a chiudersi in casa, costretto a seguire il padre a lavoro o a stare con la madre in ospedale mentre assiste la nonna malata. Una regressione dolorosa per chi aveva trovato uno scopo.

Eppure, paradossalmente, le opportunità non mancherebbero. La Nuova Giovanile era riuscita persino ad ampliare il progetto, estendendo le ore dal lunedì al venerdì per coprire l’intera settimana feriale. Ma senza un mezzo e un educatore che lo accompagni da Campiglia Marittima al vivaio, tutto resta congelato.
L’appello della Nuova Giovanile e della famiglia
Matteo Tortolini, presidente della Nuova Giovanile, è categorico:
«Il posto di Lorenzo è ancora qui. Se il trasporto venisse ripristinato, lui è il benvenuto. Il suo posto non glielo tocca nessuno».
Nonostante la disponibilità della struttura e la volontà del ragazzo, tutto resta bloccato a data da definirsi per la mancanza di un autista-educatore che percorra il tragitto da Campiglia Marittima al luogo di lavoro.
Cecilia e il padre di Lorenzo non si fermano: la loro battaglia continua per evitare che il figlio torni a “giacere in casa passando dal letto al divano”, e per restituirgli quel diritto fondamentale di avere uno scopo e un sorriso.
Resta però un interrogativo aperto: può un’email cancellare in un istante mesi di progressi e battaglie per l’inclusione?




