GROSSETO. La partita sulle concessioni balneari non è affatto chiusa.
Dopo la sentenza del Tar della Toscana che ha annullato le proroghe delle concessioni a Marina di Grosseto e Principina a Mare, il Comune valuta ora la possibilità di andare avanti con un ricorso al Consiglio di Stato.
A confermarlo è l’assessore al demanio Riccardo Megale, che parla apertamente di un quadro normativo e giurisprudenziale ancora pieno di interpretazioni contrastanti.
«Io penso che ci siano i presupposti per fare ricorso al Consiglio di Stato — spiega — non perché ci siano basi leggere, ma perché c’è una evidente confusione interpretativa».
Il nodo delle sentenze contrastanti
Il punto centrale della posizione del Comune riguarda proprio il fatto che esistano sentenze diverse su casi molto simili.
Megale richiama in particolare una recente decisione del Tar del Lazio, già citata nei mesi scorsi anche nel dibattito sulle concessioni balneari, che secondo l’assessore avrebbe affrontato una situazione sostanzialmente analoga a quella grossetana.
«Quella sentenza del Tar Lazio ipotizzava praticamente la stessa situazione nostra», sostiene Megale. «E nel passaggio centrale dice che la pubblicità fatta sul sito del Comune equivale a quella fatta attraverso il bollettino della Regione».
Ed è proprio questo il nodo tecnico su cui potrebbe svilupparsi il ricorso.
La pubblicazione sul sito del Comune
Secondo il Tar toscano, uno degli elementi contestati riguarda le modalità con cui vennero pubblicizzate le procedure relative alle concessioni.
Ma il Comune rivendica di avere comunque reso pubblica la possibilità di presentare domande attraverso il proprio sito istituzionale.
«La discriminante è tutta lì», spiega Megale. «Noi la pubblicazione l’abbiamo fatta sul sito del Comune. E la sentenza del Tar Lazio sostiene che quella forma di pubblicità possa equivalere a quella fatta sul bollettino».
L’assessore critica anche alcune letture politiche della vicenda, considerate troppo semplificate.
«Ho visto dire che il problema sarebbe la pubblicazione fatta con delibera di giunta. Ma non è quello il punto centrale».
«Non erano proroghe, ma nuove concessioni»
Un altro aspetto su cui insiste il Comune riguarda la natura stessa delle concessioni contestate.
Per l’amministrazione non si sarebbe trattato di semplici proroghe automatiche delle vecchie assegnazioni.
«In termini tecnici non era una proroga», sostiene Megale. «Noi abbiamo pubblicato un avviso: chi vuole la spiaggia? Non si è presentato nessun altro e quindi, di fatto, sono nati nuovi contratti».
Un’impostazione che punta quindi a differenziare il caso grossetano da quello delle proroghe automatiche più volte bocciate dalla giustizia amministrativa.
Secondo il Comune, infatti, ci sarebbe stata comunque una forma di evidenza pubblica e la possibilità, per eventuali altri operatori interessati, di presentare domanda.
Il riferimento al 2033 e alla legge 145
Nella discussione torna inevitabilmente anche il tema dell’estensione delle concessioni fino al 2033, legata alla legge 145.
Ma anche qui Megale prova a distinguere il caso grossetano da una semplice estensione automatica.
L’assessore sostiene che il Comune abbia seguito un’impostazione che teneva conto non solo della normativa nazionale, ma anche delle possibilità concrete di nuove assegnazioni.
Il tema della “carenza di spiagge”
Tra gli aspetti più delicati della vicenda c’è poi quello relativo alla cosiddetta “carenza di spiagge”, tema centrale nel dibattito nazionale sulle concessioni balneari.
Secondo Megale, il Comune aveva elementi concreti per sostenere che esistessero ancora spazi disponibili e quindi possibilità di accesso al mercato.
L’assessore cita tre aree che, all’epoca, dovevano ancora essere assegnate: il campeggio di Principina, una concessione poi andata ai Vasellini davanti alle terme e l’area accanto al Kursaal, l’ultima a sud di Marina di Grosseto.
«Quelle concessioni furono messe immediatamente dopo a gara», ricorda. «Questo dimostra che la possibilità per altri soggetti di entrare c’era».
«Bisogna fare tutto il possibile»
Megale evita toni trionfalistici.
«Non è che uno gioisca», precisa. «Ma in questa situazione credo sia giusto fare tutto il possibile nei vari gradi di giudizio».
L’obiettivo, dunque, sarebbe soprattutto quello di arrivare a un chiarimento definitivo in un quadro che, secondo il Comune, continua a essere caratterizzato da interpretazioni differenti tra tribunali amministrativi diversi.
Una vicenda che può avere effetti ben oltre Grosseto
La questione va infatti ben oltre Marina di Grosseto e Principina a Mare.
La sentenza del Tar toscano potrebbe infatti avere conseguenze anche su molte altre situazioni analoghe presenti lungo la costa italiana e toscana, dove negli anni sono state adottate procedure simili.
Ed è anche per questo che un eventuale passaggio al Consiglio di Stato viene visto come un pronunciamento potenzialmente decisivo non soltanto per Grosseto, ma per l’intero sistema delle concessioni balneari.



