Faida dello spaccio e spari, quattro restano in carcere dopo gli interrogatori | MaremmaOggi Skip to content

Faida dello spaccio e spari, quattro restano in carcere dopo gli interrogatori

Davanti al gip gli indagati hanno scelto strategie diverse: c’è chi ha parlato e chi si è avvalso della facoltà di non rispondere. Revocato il divieto di dimora per uno degli indagati
L’aula gup del tribunale di Grosseto

GROSSETO. Qualcuno ha risposto alle domande del giudice cercando di prendere le distanze dalla guerra per il controllo dello spaccio. Altri, invece, hanno scelto il silenzio. Si sono svolti questa mattina, mercoledì 6 maggio, davanti al gip Giuseppe Coniglio e al pubblico ministero Giovanni De Marco, gli interrogatori di garanzia degli indagati coinvolti nell’inchiesta sulla sparatoria avvenuta nella zona industriale di Follonica.

Un’inchiesta complessa, quella portata avanti dai carabinieri del nucleo investigativo del comando di Grosseto, costruita su intercettazioni, pedinamenti, sequestri di droga e testimonianze raccolte dai militari, che descrive una violenta faida interna tra gruppi legati allo spaccio di cocaina ed eroina tra Follonica e Castiglione della Pescaia.

Secondo gli investigatori, dietro gli spari esplosi nell’appartamento di via dell’Elettronica l’8 aprile dell’anno scorso, ci sarebbe stato uno scontro maturato per il controllo delle piazze di spaccio sulla strada delle Collacchie. Molti degli indagati, inoltre, sono parenti tra loro: cugini appartenenti allo stesso nucleo familiare e sono assistiti dagli avvocati Thomas Vignoli, Ottavio Bonaccorsi, William Villani, Giulio Parenti e Gabriele Dell’Unto. 

Quattro restano in carcere

Dei cinque indagati detenuti, quattro restano in carcere dopo gli interrogatori di garanzia svolti in videocollegamento dai penitenziari dove sono rinchiusi.

Per tutti il giudice ha confermato la misura cautelare.

Diversa invece la posizione di un altro indagato, inizialmente sottoposto al divieto di dimora nella regione Toscana: al termine dell’interrogatorio il gip ha revocato la misura cautelare.

Un sesto indagato, anch’egli destinatario del divieto di dimora, dovrà invece essere interrogato nei prossimi giorni.

Chi ha parlato e chi ha scelto il silenzio

Davanti al giudice alcuni degli indagati hanno risposto alle domande negando di avere avuto ruoli nella gestione delle piazze di spaccio o sostenendo di non sapere nulla della spedizione punitiva culminata nella sparatoria.

Altri si sono invece avvalsi della facoltà di non rispondere, seguendo una linea difensiva più prudente in attesa degli sviluppi dell’inchiesta.

Le difese stanno cercando di ridimensionare il quadro accusatorio costruito dalla procura, soprattutto sul presunto ruolo organizzato del gruppo.

La spedizione armata e gli spari nell’appartamento

Nell’ordinanza cautelare il gip ricostruisce nei dettagli quanto accaduto nell’appartamento della zona industriale di Follonica. Secondo gli investigatori, un gruppo armato avrebbe fatto irruzione nell’abitazione di via dell’Elettronica cercando alcuni rivali legati allo spaccio.

Uno degli episodi centrali dell’inchiesta riguarda proprio l’irruzione armata culminata negli spari esplosi all’interno dell’abitazione. Alcuni presenti avrebbero tentato di fuggire lanciandosi dal terrazzo, mentre altri si sarebbero nascosti nelle stanze dell’appartamento.

Durante quei momenti di caos sarebbero stati esplosi diversi colpi di pistola, uno dei quali avrebbe ferito un ventenne alla gamba. Anche il ragazzo risulta indagato nell’ambito della stessa indagine portata avanti dagli uomini del nucleo investigativo. 

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