Primo Maggio, lavoro e disabilità: «Non c’è festa senza inclusione» | MaremmaOggi Skip to content

Primo Maggio, lavoro e disabilità: «Non c’è festa senza inclusione»

Il garante della disabilità del Comune di Grosseto Diego Montani: «Troppi esclusi dal lavoro, serve un cambio di paradigma»

GROSSETO. Il Primo Maggio celebriamo la Festa del Lavoro, ma la domanda, oggi più che mai, resta scomoda e necessaria: possono davvero festeggiare tutti i lavoratori?

Per troppe persone con disabilità questa giornata non rappresenta una conquista, bensì l’ennesimo promemoria di esclusione. Non è una questione di capacità, impegno o aspirazioni, ma della persistente assenza di opportunità reali. Il lavoro, infatti, non è soltanto una fonte di reddito, ma significa dignità, identità, autonomia e partecipazione. Eppure, per molti, continua a essere una porta chiusa.

I numeri dell’esclusione

I dati fotografano una realtà che non può essere ignorata. Solo il 18,3% delle persone con disabilità è occupato, a fronte di un 63% della popolazione generale. La situazione appare ancora più critica tra i giovani, dove il 66,7% è escluso sia dal lavoro che dalla formazione. Le donne con disabilità registrano un tasso di occupazione fermo al 17,8%, mentre una larga parte di chi lavora si trova in condizioni precarie o marginali: il 40,5% svolge mansioni non qualificate, il 34% è costretto a un part-time involontario e appena il 12% riesce ad accedere a ruoli specializzati.

Di fronte a questi numeri, è evidente che non si tratta di un sistema inclusivo: è un sistema che, quando non esclude, finisce per ghettizzare.

Tra slogan e realtà

Nel dibattito pubblico si moltiplicano parole come “inclusione”, “pari opportunità” e “valorizzazione delle competenze”, ma tra questi concetti e la vita quotidiana delle persone esiste una distanza profonda. Non si tratta di un semplice divario, ma di un vero e proprio abisso.

Da una parte ci sono le dichiarazioni, dall’altra le barriere concrete, che continuano a limitare l’accesso al lavoro: barriere architettoniche, culturali e tecnologiche. A tutto questo si aggiunge la debolezza delle politiche attive del lavoro, incapaci di trasformare i principi in opportunità effettive.

Il diritto al lavoro negato

Nel “multiverso” della disabilità vivono migliaia di persone e famiglie che ogni giorno lottano non per privilegi, ma per diritti. Tra questi, il più fondamentale è il diritto al lavoro, sancito dalla Costituzione italiana, che riconosce a tutti i cittadini la possibilità di contribuire alla società secondo le proprie capacità.

Per questo è necessario dirlo con chiarezza: non può esistere una vera Festa del Lavoro finché una parte così ampia della popolazione resta esclusa. Non può esserci celebrazione dove manca equità e non può esserci dignità senza accesso.

Serve un cambio di paradigma

Continuare a parlare di “opportunità” mentre si propongono percorsi non retribuiti o marginali non significa fare inclusione, ma alimentare una contraddizione che pesa su chi chiede semplicemente il riconoscimento di un diritto.

È evidente che serve un cambio di paradigma, capace di trasformare le parole in azioni concrete, gli slogan in politiche efficaci e le promesse in risultati misurabili. L’obiettivo deve essere quello di costruire un mercato del lavoro realmente inclusivo, che non si limiti ad accogliere, ma sappia valorizzare ogni persona.

Perché il lavoro non è una concessione. È, e deve restare, un diritto.

L’intervento

«Non può esserci una vera Festa del Lavoro senza inclusione», sottolinea il garante della disabilità del Comune di Grosseto, Diego Montani. «I dati dimostrano che siamo ancora lontani da un sistema equo. È necessario un impegno concreto per garantire a tutti pari opportunità».

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