GROSSETO. Cantare il maggio è molto più di una tradizione: è poesia, memoria e comunità. È il bisogno di ritrovarsi, di conoscersi e di riconoscersi. Il Primo maggio, in Maremma, è la festa dei maggerini, quelli che da secoli portano canti, colori e musica nelle case. Tra loro c’è Pietro Pimpinelli, poeta del maggio.
«Sono nato quando Braccagni era la capitale del maggio, grazie al lavoro di Edo Galli, Roberto Fidanzi e Silvestro Galli – racconta Pietro – Loro, attraverso studio e ricerca, hanno rigenerato la festa. Hanno richiamato i vecchi poeti e narratori, come Lio Bianchi e Morbello Vergari, per ritrovare questa tradizione».
Pietro è cresciuto dentro il maggio e in poco tempo è diventato poeta, cioè la figura che nel gruppo compone e canta, rigorosamente in ottava rima.
Il maggio oggi
La festa del Primo maggio in Maremma affonda le radici in un tempo lontano, quando, ancora prima del cristianesimo, si cantava per onorare la terra, portare fertilità e scacciare l’inverno. Una tradizione che ha attraversato i secoli, ma che oggi fatica a trovare spazio tra i più giovani.
«Ero immerso in questo mondo e ho imparato a cantare in ottava rima grazie alla lettura della Divina Commedia e allo studio dei classici. Anche gli anziani sono stati fondamentali – dice Pietro – Cantare il maggio mi fa sentire a casa, uno strumento della tradizione. Spero di riuscire a tramandarla ai giovani. Essere poeta non significa mettersi al centro, ma insegnare questa usanza».
Oggi sono sempre meno i ragazzi che si avvicinano al maggio e questa tradizione rischia di perdersi. «Il Primo maggio vuol dire stare insieme, tra musica, colori e canti – aggiunge – È anche una cura per il “medioevo tecnologico” che stiamo vivendo. Può riportare i giovani per le vie dei paesi e nelle campagne, insieme, a divertirsi davvero».
Cantare il maggio significa anche ricollegarsi alla propria terra, a una festa profondamente legata all’agricoltura, quando i maggiaioli giravano soprattutto tra i poderi.
Il Primo maggio, fra poesia e musica
Cantare il maggio vuol dire accendere le campagne e i borghi con voci, strumenti e passione. Un tempo la festa si celebrava soprattutto a Braccagni, dove gruppi anche da fuori provincia si ritrovavano per portare allegria in tutta la Maremma.
«Non c’erano i social e le persone si incontravano davvero nelle piazze. Vedere un poeta era un evento. Io ho iniziato a esibirmi a 13 anni e intorno a me si creava sempre una piccola folla – racconta Pietro – Poi sono entrato nei gruppi come poeta e capo, e ho capito che il mio scopo era tramandare questa passione».
In poesia Pietro si fa chiamare Re Teti e nelle sue strofe emerge un amore profondo per il territorio, accompagnato da suoni gioiosi e canti popolari. Eppure, questa tradizione oggi rischia di indebolirsi.
«A Braccagni gli storici del maggio avevano riportato una festa capace di emozionare tante persone. Ora siamo in una fase più bassa, ma gruppi come quelli di Ribolla, Olmini e Roccastrada stanno provando a smuovere di nuovo le acque – dice – Il maggio per noi è identità».
I maggerini
Entrare in un gruppo non è semplice: ci sono ruoli precisi, prove e preparazione prima di iniziare a cantare per le vie del paese.
«Oggi non canto più, perché è diventato un secondo lavoro, ma ogni anno aspetto i gruppi che passano a salutarmi – racconta Pietro – Le prove iniziavano già a fine dicembre. Il Primo maggio partivamo in 40 persone, nel pomeriggio, girando tra bar e ristoranti dei borghi fino a notte fonda. Il giorno dopo si ripartiva. Era faticoso, ma bellissimo».
Pietro però non si è mai allontanato davvero dal maggio. Ancora oggi riceve le sfide dei nuovi poeti.
«Ogni anno qualche poeta mi sfida quando passano a trovarmi e per anni le ho quasi vinte tutte, ma forse ora potrei iniziare a perdere – conclude Pietro – Ma resta sempre una grande emozione. E poi è anche la festa dei lavoratori e per noi rappresenta il mondo agricolo e quello della campagna. Oggi è mia figlia, la più piccola, a portare avanti la tradizione del maggio in famiglia».
Dove cantano i maggerini il Primo maggio
Il Primo maggio, in Maremma, non ha un solo palco. Il maggio è diffuso, mobile, vivo, e continua a esistere soprattutto nelle strade, nelle corti e nelle campagne, dove i gruppi passano ancora di casa in casa.
Tra gli appuntamenti più organizzati c’è quello tra Marina di Grosseto e Principina a Mare, dove nel pomeriggio i maggerini gireranno per le vie e dalle 16 si ritroveranno per un raduno al campo sportivo del Cristo. Qui sono attesi diversi gruppi del territorio, tra cui Menestrulli di Pancole, Carbonai di Maremma, Briganti di Maremma, Donne di Magliano, Cantori di Moscona e il gruppo degli Olmini.
Più tradizionale, invece, il clima nei borghi dell’entroterra, come a Roccastrada, dove il maggio resta legato alla comunità, tra colazioni collettive e canti portati avanti da gruppi storici come i Pettirossi.
E poi c’è Braccagni, uno dei luoghi simbolo della tradizione, che negli anni ha ospitato raduni capaci di richiamare maggerini da tutta la Maremma.
Ma al di là degli eventi organizzati, il cuore del maggio resta quello di sempre: i gruppi che si muovono senza un programma fisso, tra paesi e campagne, portando canti, poesia e tradizione direttamente nelle case.




