GROSSETO. In Toscana c’è chi viaggia veloce e chi resta indietro.
Per i pendolari di Grosseto e Siena raggiungere Firenze è ancora oggi un percorso a ostacoli.
La ferrovia tra Grosseto e Siena è lenta, non elettrificata e con tempi che superano le tre ore. È più un viaggio turistico per ammirare la campagna che un vero collegamento: affascinante, ma quasi da far west. Una roba da vergognarsi nel 2026.
Anche passando da Livorno, il viaggio resta lungo e poco competitivo.
Risultato: l’autobus è di fatto l’unico collegamento davvero utilizzabile.
E proprio su questo equilibrio fragile arriva una decisione che rischia di complicare tutto: lo spostamento del capolinea dei bus lontano dalla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella. Che poi è l’hub verso un mondo che va ad un’altra velocità.
La protesta delle Province: «No allo spostamento del capolinea»
Per questo i presidenti delle due Province, Agnese Carletti e Francesco Limatola, esprimono una netta e ferma contrarietà alla proposta di riorganizzazione dei servizi su gomma.
La modifica prevede lo spostamento del capolinea delle linee 131 (ordinaria e rapida) e 50G da Santa Caterina a Vittorio Veneto.
«Un peggioramento inaccettabile del servizio»
In una nota ufficiale inviata alla Regione Toscana, i due presidenti sottolineano come questa scelta rappresenti un inaccettabile peggioramento dei livelli di servizio per territori già penalizzati.
«Dobbiamo essere chiari – affermano Carletti e Limatola –. Per Siena e Grosseto, le linee bus verso Firenze non sono un semplice complemento, ma l’unica reale alternativa a un sistema ferroviario che non ha mai beneficiato degli investimenti garantiti ad altri territori».
E aggiungono: «Nemmeno dopo il “Memorario” le due province hanno avuto i benefici registrati altrove, come treni veloci e maggiore frequenza del servizio».
Il nodo Santa Maria Novella e la tramvia
Il punto più critico riguarda il collegamento diretto con la stazione.
«L’arretramento del capolinea allontana i cittadini dall’accesso diretto a Santa Maria Novella, unico vero hub per l’Alta Velocità nazionale».
Secondo i presidenti, l’idea che la tramvia possa compensare questo spostamento è irrealistica:
«Nelle ore di punta i convogli sono già saturi. Chiedere ai pendolari e ai turisti un ulteriore trasbordo significa aumentare i tempi di viaggio e ridurre il comfort».
Santa Caterina nodo “indispensabile”
Le Province richiamano anche le definizioni dell’Autorità di regolazione dei trasporti, secondo cui l’autostazione di Santa Caterina è un bene indispensabile e non sostituibile nell’area.
Per questo, ogni decisione sul suo futuro dovrebbe tenere conto non solo degli interessi del gestore, ma anche della programmazione futura e del diritto alla mobilità dei cittadini.
Le richieste alla Regione Toscana
Siena e Grosseto chiedono quindi alla Regione di fermare la procedura di alienazione dell’autostazione, sospendere la modifica del servizio e garantire due condizioni fondamentali: potenziamento ferroviario reale, con standard pari al resto della Toscana e un capolinea adeguato, con accesso diretto a Santa Maria Novella.
«La Toscana non può viaggiare a due velocità»
«Non possiamo accettare che si consideri marginale il rischio di perdere passeggeri – concludono Carletti e Limatola –. L’obiettivo deve essere spingere i cittadini verso il trasporto pubblico migliorando i servizi, non rendendoli più difficili».
Il messaggio finale è chiaro: la Toscana non può continuare a viaggiare a due velocità.



