TALAMONE. È una presa di posizione netta quella del Coordinamento dei secessionisti di Talamone, che denuncia un atteggiamento a due velocità da parte del Comune sul tema della sanità territoriale. Secondo il comitato, esisterebbero territori difesi con forza e altri lasciati scivolare nel silenzio istituzionale.
I secessionisti parlano apertamente di una disparità di trattamento: da una parte dichiarazioni ufficiali, prese di posizione pubbliche e promesse di battaglia, dall’altra Talamone, che da anni non riceverebbe alcuna attenzione nonostante l’assenza di un presidio medico.
Il caso della guardia medica
La polemica nasce dopo un articolo di MaremmaOggi che ha raccontato la decisione della Asl di spostare la guardia medica da Albinia a Orbetello. Una scelta che ha portato il Comune ad assumere quasi immediatamente una posizione chiara e netta, annunciando azioni formali e una battaglia istituzionale per far tornare il presidio medico nella frazione lagunare.
Proprio questa rapidità di reazione, spiegano i secessionisti, rende ancora più evidente il silenzio che da anni accompagna la situazione di Talamone, dove la guardia medica è scomparsa senza comunicati ufficiali, senza prese di posizione pubbliche e senza atti formali di difesa del territorio.
«Due pesi, due misure» sulla sanità
Secondo il Coordinamento, la sanità sarebbe diventata una vera e propria “geometria variabile” del Comune di Orbetello. I secessionisti spiegano di aver letto con attenzione e anche con stupore le dichiarazioni forti e i toni decisi utilizzati per Albinia, giudicati legittimi e condivisibili, ma sottolineano come per Talamone non sia stata spesa nemmeno una parola.
Da qui nasce una domanda che, raccontano, circola ormai da giorni tra i cittadini: quale sia la reale differenza tra Albinia e Talamone quando si parla di diritto alla salute. Viene messo in discussione se contino il numero dei residenti, il peso politico o l’immagine turistica del borgo, come se la bellezza di Talamone potesse giustificare l’assenza di servizi essenziali.
Il gioiello della Maremma, ma senza servizi essenziali
I secessionisti ricordano come Talamone venga spesso raccontata come perla turistica e vetrina della Maremma, salvo poi essere considerata marginale quando si entra nel merito dei servizi fondamentali.
Spiegano che durante la stagione estiva il borgo accoglie migliaia di turisti, è frequentato da sportivi, famiglie e anziani e presenta una viabilità complessa che allunga i tempi di intervento dei soccorsi.
In questo contesto, l’assenza della guardia medica viene descritta come una criticità grave: per il Coordinamento la sanità non può essere stagionale né selettiva, e la salute non può dipendere dal periodo dell’anno o dal peso politico di un territorio.
Talamone invisibile e non rappresentata
Il silenzio delle istituzioni viene letto come il segno di una distanza politica sempre più marcata tra Talamone e chi governa. Secondo i secessionisti, quando un servizio viene tolto e nessuno lo difende pubblicamente, il problema non è più solo sanitario, ma diventa apertamente politico.
Da questa situazione, spiegano, nasce e si rafforza la rabbia di chi da anni parla di secessione simbolica, di abbandono e di una mancanza di rappresentanza reale.
«Non chiediamo privilegi, ma coerenza»
I secessionisti di Talamone chiariscono di non chiedere corsie preferenziali, ma lo stesso rispetto garantito ad altri territori. Se il Comune è pronto ad alzare la voce con la Asl per Albinia, allora – sostengono – dovrebbe dimostrare lo stesso coraggio anche per Talamone.
Difendere solo una parte del territorio, concludono, significa tradire l’idea stessa di comunità.
Il silenzio come scelta politica
Per il Coordinamento, non parlare di Talamone equivale a una scelta politica, così come accettare la perdita della guardia medica e ignorare le segnalazioni che da anni arrivano dal borgo. I secessionisti non chiedono slogan, ma fatti concreti e soprattutto di non essere dimenticati ogni volta che c’è da difendere un diritto fondamentale come quello alla salute.




