GROSSETO. Negli ultimi mesi l’attenzione del mondo agricolo europeo si è concentrata su due dossier strettamente intrecciati: l’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur e il futuro della Politica agricola comune. Due temi che, messi insieme, stanno alimentando un forte dibattito pubblico e una mobilitazione diffusa, culminata anche in iniziative a livello europeo, come quella annunciata a Strasburgo, alla quale parteciperà anche Cia-Agricoltori Italiani.
Ma di cosa si tratta esattamente? E perché questi temi preoccupano così tanto gli agricoltori, in particolare quelli italiani e della Maremma?
Cos’è l’accordo Mercosur e cosa prevede
L’accordo Mercosur è un trattato di libero scambio negoziato tra l’Unione europea e il blocco sudamericano composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. L’obiettivo dichiarato è creare una vasta area commerciale, riducendo o eliminando progressivamente i dazi doganali sulla maggior parte dei prodotti scambiati.
Dal punto di vista europeo, l’intesa viene presentata come un’opportunità per rafforzare l’export industriale e agroalimentare, aprendo nuovi mercati a prodotti come vino, formaggi e macchinari. Tuttavia, proprio sul versante agricolo si concentrano le maggiori criticità.
L’accordo, infatti, faciliterebbe l’ingresso nel mercato europeo di grandi quantitativi di prodotti agricoli e zootecnici sudamericani, spesso ottenuti con costi di produzione più bassi e con regole meno stringenti rispetto a quelle imposte agli agricoltori europei.
Le preoccupazioni del mondo agricolo
Il nodo centrale non è solo economico, ma anche normativo e sanitario.
In Europa, e in Italia in particolare, le aziende agricole sono sottoposte a standard elevatissimi in materia di sicurezza alimentare, uso dei fitofarmaci, tutela ambientale e benessere animale.
Secondo molte organizzazioni agricole, il rischio concreto è che prodotti importati da Paesi extra UE possano non rispettare gli stessi criteri, generando una concorrenza considerata sleale.
È proprio su questo punto che si concentra l’allarme lanciato da Cia-Agricoltori Italiani e ribadito anche a livello territoriale.
La posizione di Cia Grosseto: «Serve reciprocità e controlli reali»
Sul tema interviene con chiarezza Claudio Capecchi, presidente di CIA Grosseto, che individua un rischio duplice legato all’accordo Mercosur: le ricadute dirette sulle aziende agricole e le implicazioni sulla sicurezza alimentare.
«Il disagio nasce soprattutto da una questione concreta – spiega Capecchi – che non ci siano i dovuti controlli e che le regole non vengano rispettate. Se entrano nel Paese prodotti non adeguatamente verificati, il danno rischia di essere pesante, soprattutto per alcuni comparti più esposti».
La richiesta è netta: controlli rigorosi agli ingressi e piena reciprocità delle regole. «I prodotti che entrano nel mercato europeo devono rispettare gli stessi standard che vengono richiesti ai nostri agricoltori. Senza verifiche reali, a pagare sono sempre gli stessi».
Capecchi chiarisce anche un aspetto politico di fondo: «L’agricoltura non può diventare merce di scambio per vantaggi di altri settori». Un messaggio che sintetizza una preoccupazione diffusa: il timore che il comparto agricolo venga sacrificato in nome di equilibri commerciali più ampi.
Oltre il Mercosur: la partita decisiva della Pac
Per Cia Grosseto, però, il confronto non si esaurisce nell’accordo commerciale. Il vero nodo strategico riguarda il futuro della Politica Agricola Comune, uno dei pilastri storici dell’Unione europea.
Capecchi sottolinea come, anche nell’ipotesi in cui le risorse della Pac venissero confermate ai livelli attuali, il risultato sarebbe comunque insufficiente. «I costi di produzione sono aumentati in modo significativo – spiega –. Basta guardare a un ettaro di grano: negli ultimi cinque anni i costi sono cresciuti di almeno il 50%».
A fronte di questo aumento, risorse ferme significherebbero, di fatto, una riduzione del sostegno reale alle aziende agricole.
I tre nodi critici della Pac secondo Cia
Secondo Cia Grosseto, sono tre i punti fondamentali da tenere sotto osservazione nel dibattito sulla nuova Pac.
Il budget complessivo
«Le risorse non possono essere inferiori a quelle della precedente programmazione – afferma Capecchi –. A parità di fondi, con costi molto più alti, la capacità di intervento a sostegno della produzione si riduce drasticamente».
Il rischio del fondo unico
L’ipotesi di un fondo non vincolato esclusivamente all’agricoltura viene giudicata negativamente: «Senza una destinazione certa, quelle risorse potrebbero essere spostate verso altri comparti. Per noi questo non è accettabile».
La possibile rinazionalizzazione
Il terzo punto riguarda il rischio di una rinazionalizzazione, anche parziale, della Pac. «Finché la Pac ha avuto una struttura autonoma e risorse dedicate – spiega Capecchi – avevamo la certezza che i fondi fossero destinati all’agricoltura in modo equo tra i Paesi membri».
Una gestione più nazionale aprirebbe scenari complessi: «Si creerebbe una competizione interna tra Stati, favorendo chi ha maggiore capacità di spesa e un debito pubblico più basso. Paesi come l’Italia rischierebbero di trovarsi in difficoltà».
Una sfida che riguarda territori e comunità
Per Cia Grosseto, la questione non è solo economica, ma sociale e territoriale. «Senza strumenti adeguati non si riescono a sostenere le marginalità né il ricambio generazionale – conclude Capecchi –. La vera sfida è la tenuta delle aziende, la loro resilienza e quella del sistema economico-sociale e delle tradizioni. Se non vogliamo che le campagne vengano abbandonate, serve una Pac forte e all’altezza».
Un dibattito che riguarda tutti
Accordo Mercosur e futuro della Pac non sono temi riservati agli addetti ai lavori.
Toccano le scelte alimentari, la qualità dei prodotti, la sicurezza del cibo e il futuro dei territori rurali. È per questo che il mondo agricolo chiede di essere ascoltato, rivendicando regole chiare, controlli efficaci e una politica agricola europea capace di guardare al futuro senza sacrificare chi produce ogni giorno.



