FOLLONICA. Prosegue senza sosta la caccia ai pescatori di ricci, che stanotte sono stati sorpresi nuovamente a depredare le scogliere soffolte del nostro golfo, recando un danno non indifferente all’ecosistema marino.
2000 esemplari pronti per la Puglia
Nella notte tra mercoledì 19 e giovedì 20 novembre la Capitaneria di Porto di Follonica ha sorpreso con le mani nel sacco un uomo di 45 anni proveniente dalla Puglia. Il controllo serrato su questo tipo di reato ha permesso di sequestrare l’ingente quantità di esemplari, di riportarli in mare per evitarne la morte sicura e di sanzionare il pescatore con due sanzioni amministrative da 3000 euro.
Le persone che arrivano dalla Puglia, invece, tendono a farne carichi sempre più grossi poiché rivendendoli quasi sicuramente ai ristoranti per cercare di trarne il profitto maggiore: basti pensare che ogni riccio al mercato nero vale almeno 1 euro. Il conto è presto fatto, con una spedizione, queste persone sono in grado di incassare 2000 euro ogni volta che si immergono in mare.
Le zone predilette sono Lazio e Toscana
La nostra zona, come del resto quella di Civitavecchia, vista la presenza di massi soffolti nelle acque antistanti la linea di costa, si presta molto bene per questo tipo di pesca e come infatti accade ormai da qualche anno, viene presa di mira dai pescatori di frodo. Questo non sarebbe il periodo di “fermo biologico” che favorisce il ripopolamento delle specie, (previsto per maggio e giugno), ma essendo il riccio tra quelle sulle quali vige il numero massimo di esemplari da pescare, i pescatori di frodo risultano comunque punibili con le sanzioni amministrative. La quantità minima di pesca prevede infatti un massimo di 100 ricci al giorno per la pesca dilettantesca. Il problema più grosso è che questo tipo di reato, almeno nelle zone costiere del Lazio e della Toscana, è uno di quelli reiterati più e più volte, segno evidente che le sole sanzioni amministrative forse non sono sufficienti a fermarlo.
Quello della pesca del riccio infatti non prevede alcuna sanzione penale, almeno con la normativa attualmente vigente. Cosa diversa, per esempio, accade per la pesca del dattero di mare che in Italia è vietata fin dal 1998, data del decreto ministeriale che ha anche previsto arresto fino a 2 anni o multe fino a 12.000 euro oltre al sequestro delle attrezzature e del pescato. Rimane fondamentale la segnalazione da parte dei cittadini.



