Lavinia sui set Tv di Milano: il sogno e il disincanto | MaremmaOggi Skip to content

Lavinia sui set Tv di Milano: il sogno e il disincanto

La storia di una giovane make-up artist: turni massacranti, stipendi bassi e la decisione di lasciare un mondo che non rispetta chi ci lavora
Lavinia Giuliani
Lavinia Giuliani

GROSSETO. Un sogno che diventa realtà, trasferirsi a Milano e dare vita a una delle sue più grandi passioni: questa è la storia della grossetana Lavinia Giuliani. In questo percorso ha dovuto sacrificare tanto: lavorava per un’agenzia che fornisce truccatori e acconciatori alle reti più importanti d’Italia, fra cui Mediaset, Sky e Dazn.

Reti che in questa storia non hanno nessuna colpa, visto che ad aver assunto e a pagare Lavinia era un’agenzia esterna – si tratta di lavoro tramite agenzia interinale. 

«Per me è stata un’esperienza difficile da gestire, perché gli orari di lavoro non combaciavano mai con quelli scritti nel contratto. Io per esempio lavoravo circa 50 ore a settimana in 6 giorni – dice Giuliani – Ci dicevano di timbrare il cartellino e poi di continuare a lavorare oppure di timbrare più tardi. Molti volti dello spettacolo sono come sembrano in tv, altri non lo sono affatto».

Nella sua esperienza con l’agenzia Lavinia ha riscontrato, secondo lei, diverse irregolarità e per uno strano gioco del destino era più fortunata quando aveva un contratto da stagista che da apprendista. Tanto che mangiava in camerino in appena 15 minuti, anche se nel contratto era prevista una pausa pranzo più lunga.

Il doppio volto dello spettacolo

Lavinia dopo questa esperienza ha deciso di non voler essere una make-up artist, non per mancanza di passione, ma per come si è sentita in quel posto di lavoro. Basti pensare che il salario le è aumentato di 20 euro fra il contratto da stagista e quello di apprendistato. 

«Molte persone che truccavo erano simpatiche, gentilissime e cordiali, come Valeria Marini e Francesca Cipriani. Loro sono esattamente come mostrano in Tv – dice Giuliani – Altri, come un noto conduttore, non voleva neanche vederci. Questa persona aveva i suoi beniamini, che trattava come persone e a noi non era concesso neanche aprire la porta della stanza se faceva troppo caldo se lui era in studio, per paura che potessimo chiedergli delle foto».

La truccatrice ha lavorato a stretto contatto con molte persone note in televisione e anche nel mondo del calcio. «Molte persone erano cordiali, ma altrettante erano maleducate e ci trattavano male – dice – Una giornalista ha deciso che io fossi incompetente, quando mi è scappato l’accento toscano, perché il suo ex fidanzato era toscano. Da lì ha iniziato a dirmi che la truccavo malissimo, mentre prima non aveva mai detto una cosa del genere».

Il mondo del lavoro in Tv

Lavinia lavorava circa 15 ore al giorno e si spostava con i mezzi pubblici, quindi il tragitto casa lavoro le portava via circa un ora ad andare e un’ora a tornare

«Le cose andavano bene prima che licenziassero diversi dipendenti per colpa della pandemia da Covid-19. Prima lavoravamo 8 ore al giorno e le cose andavano al meglio, poi i licenziamenti di massa hanno portato a orari di lavoro pesanti – dice Giuliani – Ci mandavano i turni durante la settimana e puntualmente ci chiedevano di attaccare ore prima o staccare ore dopo».

«Non si tratta della classica mezz’ora in più, che io facevo anche volentieri: mi è stato chiesto di attaccare alle 5 del mattino invece che alle 8. E per preparare la postazione dovevamo essere lì 30 minuti prima – continua – E il compenso era di circa 800 euro al mese, con cui non tutti potevano permettersi una vita. Molti miei colleghi non riuscivano ad arrivare a fine mese».

Dopo 5 mesi di contratto d’apprendistato Lavinia si è licenziata. «Ho provato a parlare con loro per chiedere o una diminuzione delle ore di lavoro o un aumento dello stipendio – dice – Loro mi hanno risposto dicendo che non potevano farlo e che al massimo mi avrebbero fatto un contratto part-time alla metà del compenso e un mio collega con lo stesso contratto che mi hanno proposto faceva praticamente le mie stesse ore».

La banca ore lavorativa

Dopo che Lavinia si è licenziata ha provato a lavorare come freelance.

«Avevo detto all’agenzia che potevano contare su di me qualche volta. Ho lavorato 3 giorni per otto ore e ho attenuto la stessa somma dello stipendio – dice la truccatrice – Una cosa fuori dal normale. La colpa non è assolutamente delle reti per cui lavoravo, ma dell’agenzia che ci aveva assunto. Per farci rimanere in quella spirale ci sminuivano sempre, ci dicevano che non avremmo trovato di meglio, perché troppo giovani o troppo vecchi».

Nel racconto di Giuliani emerge anche un’altra criticità: la banca ore lavorative. Sostanzialmente si tratta di una banca ore, dove vengono segnate le ore di straordinario e poi il lavoratore può decidere di sfruttarle come permessi o giorni di ferie quando preferisce.

«Eravamo talmente tanto sotto personale che non riuscivamo ad usufruire delle ore di permesso. E i nostri straordinari erano in quella banca ore a cui non potevamo accedere – dice Lavinia – In tutto questo ho degli splendidi ricordi con i miei colleghi, facevamo squadra e ci sostenevamo a vicenda fra di noi: loro mi hanno aiutata a sopportare quel periodo, insieme a mia sorella e al mio fidanzato dell’epoca».

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati