GROSSETO. Carica, diretta, chiara: Antonella Bundu si presenta a Grosseto a una settimana dal voto, in una sala Pegaso gremita di militanti.
Ci crede Antonella «Abbiamo raccolto in agosto le 10mila firme necessarie a presentare la lista, quindi sul territorio ci siamo e possiamo farcela», anche se arrivare a quel 5% di sbarramento per la lista unica, come Toscana Rossa, non sarà facile. Ma i sondaggi, in fondo, lasciano il tempo che trovano. E molto dipenderà anche dall’affluenza.
Introdotta da Stefania Amarugi, la candidata fiorentina, madre di Firenze e padre della Sierra Leone, ha parlato mezz’ora a braccio, dopo i tre candidati della lista presenti, Tamara Tognetti, Andrea Nannerini e Lamberto Soldatini. Mancava, perché impegnata altrove, Camilla Carola Marri.

Dalle rinnovabili ai diritti, dal lavoro alla sanità, tanti i temi toccati in sala Pegaso: «Dobbiamo fare un’ultima settimana di grande lavoro – dice ancora Bundu – per riportare finalmente un rappresentante della sinistra in consiglio regionale. Dove si prendono le decisioni dobbiamo esserci, per far sentire la nostra voce».
Bundu: «Pace, ambiente, salute e lavoro le nostre priorità»
Chi teme il centrodestra forse vota centrosinistra, chi teme il centrosinistra forse vota il centrodestra: Antonella Bundu invita ad uscire da questo schema, per cambiare davvero qualcosa in Regione.

«Siamo la vera alternativa sia al campo largo di centrosinistra che al centrodestra. La pace, l’ambiente, la salute e il lavoro, le nostre priorità, dopo cinque anni di assenza in consiglio serve la nostra voce, siamo gli unici che difendono davvero questi temi».
Gli ultimi consiglieri presenti in Regione della sinistra sono stati, nella legislatura 2015-2020, Tommaso Fattori e Paolo Sarti (Sì, Toscana a Sinistra).
No alle multinazionali e alla produzione di armi, oltre agli insediamenti militari
«Siamo per una regione senza insediamenti militari e siamo favorevoli invece a una riconversione a fini sociali. E per il lavoro vogliamo una parità nei diritti, contrastando le delocalizzazioni, anziché spianare la strada alle multinazionali con risorse e agevolazioni».
Chiara anche la posizione sulle rinnovabili. Ci vogliono, ma senza stravolgere il territorio e il paesaggio.
«Occorre un effettivo diritto alla mobilità, accessibile, capillare, i tagli alle corse sono figli di chi ha voluto l’appalto regionale, dove ha prevalso la logica del profitto. Siamo per le comunità energetiche sostenibili, lo stesso per le rinnovabili. E ribadiamo il no alla multiutility»



