GROSSETO. L’episodio si ripete. Dopo l’uscita di scena del capitano Cretella, è Matteo Carlotti, attaccante, a lasciare la maglia biancorossa, la numero 19.
«Scelta personale, non giocavo»
Il dado è tratto, destinazione Belvedere. «La scelta è personale, nessuna forzatura, nessuna pressione – spiega Carlotti con tono assolutamente pacato – non giocavo, tutto qui».

«Avevo vestito questa maglia con orgoglio – prosegue – sognavo una stagione diversa, così non è stato. Non ho rimpianti. Prima della chiamata biancorossa c’erano state altre proposte, altre prospettive, cancellate sotto la spinta del presidente Francesco Lamioni e condivise da Filippo Vetrini che conosco da quando avevo 17 anni a Gavorrano». L’arrivo al Grifone, la preparazione, il ritiro. «Percepivo una gran bella gratificazione, sono stati momenti di orgoglio. Col tempo ho capito che mister Indiani non mi vedeva nei suoi piani, terreno dove ne il presidente e neppure Vetrini potevano intervenire o mettere bocca. Una scelta tecnica insomma. Così sono arrivato alla conclusione di abbandonare il Grifone, valutare altre proposte, scegliere altre strade. Il Belvedere ha tutte le qualità per diventare il mio prossimo approdo vicino casa».
«Voglio ricominciare»
Carlotti conclude: «Non ho avuto la possibilità di mostrare quello che sono, ma questo è il calcio, sono le regole che lo guidano tenendolo in equilibrio tra il miele e il sale, la gioia e l’oscuro. Ma voglio ricominciare».




