GROSSETO. I sindaci di Arezzo, Grosseto e Siena – Alessandro Ghinelli, Antonfrancesco Vivarelli Colonna e Nicoletta Fabio – hanno accolto con favore la disponibilità del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi alla realizzazione di un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) nel sud della Toscana.
Secondo i primi cittadini, il governo ha dato ascolto alla richiesta degli amministratori locali di predisporre misure per rafforzare la sicurezza dei cittadini.
La disponibilità del ministro, ben accolta dai sindaci della Toscana del sud, fa intuire che la location potrebbe essere individuata proprio in una delle tre province.
I tre primi cittadini, tutti civici, anche se Vivarelli Colonna ha da poco aderito a Forza Italia, governano insieme oltre il 50% del territorio della Toscana, ma solo il 23% della popolazione (circa 880mila persone su 3.660.000). Con questa presa di posizione si mettono in evidente contrasto con Giani e il centrosinistra che si dichiarano da sempre contrari ai Cpr.
Cosa sono i Cpr
I Centri di permanenza per il rimpatrio sono strutture dove vengono trattenuti, in attesa di espulsione, i cittadini stranieri irregolari che non hanno diritto a rimanere in Italia. Il governo Meloni ha più volte ribadito l’intenzione di rafforzare questa rete a livello nazionale, anche per ridurre la pressione sui territori.
Le parole dei sindaci
In una nota congiunta, i sindaci hanno dichiarato:
“Il governo ha ascoltato e raccolto l’appello dei sindaci per la tutela della sicurezza dei cittadini nelle città. La decisione di realizzare un Cpr dedicato agli immigrati irregolari che non hanno diritto a rimanere in Italia e che hanno precedenti per stupri e spaccio è un’ipotesi che ci soddisfa”.
Secondo gli amministratori, il Cpr rappresenta “un modo immediato per risolvere alcuni dei tanti problemi di criminalità che stanno vivendo le nostre città”.
Piantedosi e la linea del governo
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha confermato la disponibilità del governo a valutare la realizzazione di un Cpr nel territorio delle province di Arezzo, Siena e Grosseto.
L’obiettivo è quello di accelerare i rimpatri degli immigrati irregolari con precedenti penali, in particolare per reati come spaccio e violenza sessuale.
Prospettive per la Toscana
Al momento non è stata ancora individuata la sede del futuro Cpr. La discussione coinvolgerà i territori e le istituzioni locali, mentre il governo ha ribadito la volontà di procedere in tempi rapidi.
Se il progetto dovesse concretizzarsi, la Toscana meridionale diventerebbe un punto di riferimento per la gestione dei rimpatri, con un impatto diretto sulle città di Arezzo, Siena e Grosseto.
La posizione di Giani (centrosinistra): «Non così, servono riforme»
Il Governatore della Regione Toscana, Eugenio Giani, esponente del centrosinistra, ha preso in più occasioni posizione contraria alla realizzazione di Cpr “nelle condizioni attuali”.
Ecco i punti principali della sua opposizione:
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Critica alle modalità e alla gestione attuale dei Cpr: Giani sostiene che gli attuali centri, “così come sono”, non raggiungono standard adeguati. Sono definiti “luoghi di detenzione” gestiti da cooperative e personale che lui giudica inadeguato, con strutture precarie.
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Durata e sofferenza: dice che persone trattenute in attesa di rimpatrio subiscono periodi di detenzione “anche per mesi” in condizioni che generano disagio.
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Necessità di riforma prima di ulteriori Cpr: per Giani è fondamentale ripensare la legge, la gestione, i controlli e le condizioni materiali, prima di realizzare nuove strutture.
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Aspetto politico e simbolico: Giani ha anche sollevato perplessità sul fatto che il centrodestra punti molto su Firenze e Toscana per questa misura, come se la regione fosse considerata in modo peculiare dal Governo nazionale.
Chi decide sulla realizzazione di un Cpr e qual è l’iter
1. Competenza
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I Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio) sono strutture di competenza statale, non regionale né comunale.
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Dipendono direttamente dal ministero dell’Interno, in particolare dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione.
2. Procedura decisionale
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Scelta politica del Governo → il consiglio dei ministri o il Viminale stabiliscono l’ampliamento della rete Cpr (quanti e in quali regioni).
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Individuazione delle aree → il ministero dell’Interno, tramite le prefetture, avvia la ricerca di strutture o terreni idonei.
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Coinvolgimento degli enti locali → sindaci e presidenti di Regione vengono informati e consultati, ma non hanno potere di veto. Possono solo esprimere pareri o resistenze politiche.
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Valutazioni tecniche → si considerano fattori come: sicurezza, distanza dai centri abitati, possibilità di adattare edifici esistenti (caserme dismesse, ex carceri, ex strutture militari).
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Gara d’appalto / affidamento gestione → una volta individuato il sito, il ministero bandisce una gara per l’affidamento della gestione del centro (spesso a cooperative o consorzi).
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Apertura e controllo → la responsabilità rimane al ministero dell’Interno tramite la prefettura competente, che vigila sul funzionamento del Cpr.
3. Tempistiche
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L’iter può variare: in alcuni casi si parla di mesi, in altri di anni (specie se bisogna costruire o ristrutturare).
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Per accelerare, il governo può usare strumenti straordinari (decreti o procedure d’urgenza).
4. Ruolo della Regione
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La Regione non decide l’apertura, ma può influire su urbanistica, sanità e sicurezza.
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Un presidente di Regione, come Eugenio Giani in Toscana, può quindi fare pressione politica ma non fermare formalmente un Cpr.
Localizzazione dei Cpr italiani
I Centri di Permanenza per il Rimpatrio attualmente operativi sono 10 e si trovano in queste località:
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Milano
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Gradisca d’Isonzo (Gorizia)
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Ponte Galeria (Roma)
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Palazzo San Gervasio (Potenza)
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Macomer (Nuoro)
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Brindisi
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Bari
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Trapani
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Caltanissetta
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Torino
Capienza e funzionamento
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La capienza potenziale complessiva stimata è di circa 1.300 posti per tutti i Cpr attivi.
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Ma non tutti i posti sono effettivamente utilizzabili: alcune fonti indicano che solo una parte della capienza è operativa.
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Inoltre, il sistema funziona generalmente a capacità ridotta: ad esempio nel 2023 i Cpr operanti erano al ~53% della capienza ufficiale.



