Cocaina e hashish dalla 'ndrangheta a Grosseto, 9 arresti | MaremmaOggi Skip to content

Cocaina e hashish dalla ‘ndrangheta a Grosseto, 9 arresti

Operazione Kleopatra: sbaragliata dalla Finanza, con la Dea americana, un’organizzazione calabrese che importava droga, in parte destinata al mercato di Grosseto. Sequestrate piantagioni di marijuana, anche in Toscana
L'operazione Kleopatra è stata condotta dal Gico della Guardia di finanza
L’operazione Kleopatra è stata condotta dal Gico della Guardia di finanza

GROSSETO. Una tonnellata di cocaina e almeno 200 kg di hashish, questo il volume della droga che l’organizzazione calabrese movimentava, in arrivo dal Sudamerica. Parte di questa droga era destinata al mercato di Grosseto, oltre a quelli di Roma e Milano.

Con l’operazione Kleopatra l’organizzazione è stata sbaragliata dal dal Gico (Gruppo investigazione sulla criminalità organizzata) della Guardia di finanza e coordinata dal Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata, con il supporto dell’esperto per la sicurezza della Dcsa (Direzione centrale per i servizi antidroga) a Lima e della Dea  (Drug enforcement administration) americana.

L’organizzazione aveva inoltre allestito numerose piantagioni di marijuana in Toscana, Lazio e Calabria e aveva un giro d’affari di oltre 47 milioni di euro.

Con l’accusa di traffico internazionale di sostanze stupefacenti, nove persone sono state arrestate dalla Guardia di finanza, che ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip distrettuale di Catanzaro su richiesta della Dda. Sono stati sequestrati, inoltre, beni per un valore complessivo di 600 mila euro. Complessivamente gli indagati sono 59.

Questi gli arrestati: Francesco Aloi, Cesare Antonio Arcorace (irreperibile), Nicola Chiefari, il boss Cosimo Damiano Gallace, Ivano Piperissa, Francesco Riitano, Bruno Vitale (irreperibile), Domenico Vitale (classe 1976), Domenico Vitale (classe 1969).

L’organizzazione legata alla cosca Gallace della ‘ndrangheta

L’organizzazione criminale, secondo la ricostruzione fatta durante le indagini, era guidata dalla cosca Gallace della ‘ndrangheta.

La Dda ha ricostruito numerose importazioni di cocaina dal Perù, dalla Colombia e dal Brasile. La droga viaggiava all’interno di container caricati su navi cargo destinate a porti del Nord Europa (Rotterdam, Amburgo e Anversa) e nazionali (Gioia Tauro, Livorno, Civitavecchia, Genova e Trieste). Parte arrivava anche in aereo, con base lo scalo di Francoforte.

Secondo gli investigatori, si sono rivelate fondamentali le chat criptate utilizzate dagli indagati per pianificare i loro affari. La decriptazione delle conversazioni ha consentito agli inquirenti di identificare buona parte delle persone coinvolte nel traffico internazionale di cocaina.

Il ruolo del broker, la cocaina in mezzo al caffè

Tra questi un ruolo centrale era rivestito da un broker calabrese, ritenuto «uno dei referenti più importanti della Calabria», che risiede in Germania. In questo modo, dal maggio 2020 al marzo 2021, gli indagati sono stati in grado di importare una tonnellata di cocaina, parte della quale (oltre 400 chili) è stata intercettata dalla Guardia di finanza, che ha eseguito 17 sequestri. In un’occasione è stato intercettato un container, partito dal Perù e giunto nel porto di Trieste, all’interno del quale sono stati trovati cento chili di cocaina nascosti dentro il caffè.

Trovata anche cocaina liquida camuffata nel succo di moringa o imbevuta nelle scatole di cartone contenenti frutta.

Oltre al traffico di cocaina, l’organizzazione si sarebbe occupata anche di importazione e commercializzazione di hashish per i mercati di Roma, Grosseto e Milano, e della trasformazione della canapa legale in sostanza psicotropa grazie a additivi chimici.

Il gip del Tribunale di Catanzaro Gilda Danila Romano su richiesta del procuratore Salvatore Curcio, del procuratore aggiunto Giancarlo Novelli e del sostituto Deborah Rizza, che hanno coordinato l’operazione Kleopatra, ha anche disposto il sequestro preventivo  del profitto illecito, stimato in oltre 47 milioni di euro. Sono stati inoltre sequestrati fabbricati e terreni per un valore di circa 600.000 euro, considerati ingiustificati rispetto ai redditi dichiarati dai membri del sodalizio.

 

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