10 anni di crollo del commercio in Maremma. Tengono solo le librerie Skip to content

10 anni di crollo del commercio in Maremma. Tengono solo le librerie

L’analisi di Confesercenti sul decennio 2012-22 fotografa una situazione drammatica: persi 346 negozi. E il 2023 conferma la tendenza
Crisi del commercio in Maremma, l'analisi di Confesercenti: una veduta di corso Carducci, cuore commerciale di Grosseto
Crisi del commercio in Maremma, l’analisi di Confesercenti: una veduta di corso Carducci, cuore commerciale di Grosseto

GROSSETO. La fotografia di 10 anni di commercio in Maremma, 2012-2022, nell’analisi di Confesercenti, è drammatica. Sono 346 i negozi chiusi nel decennio, secondo i dati ufficiali della Regione che si fermano al 2022. Ma il 2023 non registra una risalita, piuttosto conferma la tendenza negativa. Un settore – sottolinea l’associazione – che soffre da tempo una crisi profonda e che, complice la politica, non ha sovvenzioni di alcun genere

«In un momento in cui c’è un settore che protesta giustamente come gli agricoltori – dice il direttore di Confesercenti, Andrea Biondi – siamo qui a denunciare che anche il commercio sta attraversando, da tanto tempo, una crisi profonda che non accenna a finire. Noi non abbiamo sovvenzioni di alcun genere, la politica spesso tende a sottovalutare il problema. Ma fa male. Perché quando chiudono i negozi si portano dietro conseguenze pesanti. Con le chiusure si perde un presidio importante, calano sicurezza e socialità, calano di valore gli immobili, si spopolano centri storici e paesi».

«La situazione è drammatica, i dati lo dicono con chiarezza – aggiunge il presidente di Confesercenti, Giovanni Caso -. Qui analizziamo dieci anni, dal 2012 al 2022, ma il 2023 sta andando ancora peggio. E non ci consola che il problema sia generalizzato in Toscana. E neppure che ci siano dati in controtendenza, come la crescita delle librerie e l’impennata degli esercizi che vendono on line. Perché non compensano in alcun modo le chiusure».

Alla conferenza stampa anche il presidente della Provincia, Francesco Limatola, che è anche sindaco di un Comune, Roccastrada, che, con tante frazioni, soffre molto le chiusure dei negozi, in particolare nella parte alta del territorio.

«Questi dati – ha detto – impongono anche alla politica di fare una riflessione seria. Ci possono essere strade, concertate con le associazioni, per sostenere il commercio. Dalle aggregazioni di imprese, ai piani regolatori, alle agevolazioni per chi apre».

La presentazione del report di Confesercenti sul commercio in Maremma: Giovanni Caso, Marco Di Giacopo, Francesco Limatola e Andrea Biondi
La presentazione del report di Confesercenti sul commercio in Maremma: Giovanni Caso, Marco Di Giacopo, Francesco Limatola e Andrea Biondi

Confesercenti: 10 anni di difficoltà per il commercio

Marco Di Giacopo, relatore del rapporto, non fa troppi giri di parole.

«La crisi generalizzata del commercio mette in crisi le nostre città, soprattutto in casi come Grosseto dove non c’è il sostegno dell’industria, ma questo è poco percepito dalla società civile e dalla politica».

«Peraltro il commercio non sta tornando in equilibrio, come succede spesso in economia con altri settori, come diceva Adam Smith quando parlava della “terza mano invisibile”. Quindi non si pensi che la chiusura dei negozi fisici venga compensata dall’apertura di quelli on line e che la forza lavoro persa venga riassorbita dalla logistica. Le cose non stanno andando così».

La crisi del commercio non è stata assorbita, ma neppure mitigata, dalle nuove realtà emergenti.

«E questo vale sia per la dimensione fisica, tangibile, del vuoto, i tanti fondi sfitti nei centri e nei borghi, né per quanto riguarda l’aspetto puramente capitalistico, non c’è un’alternativa alla produzione di ricchezza che il commercio garantiva prima del 2008».

Un appello alla politica: «Non lasciate le migliaia di imprese grossetane sole in questo processo cruciale per la loro stessa esistenza, ma anche per la struttura e la vitalità dei nostri centri storici e dei nostri paesi».

I dati, chiusi 346 negozi. Ma i libri volano

I valori assoluti del commercio in sede fissa registra un meno 346 in Maremma, a fronte di un meno 5291 in Toscana. In Provincia di Grosseto ci sono il 9% di negozi in meno in dieci anni.

Due i focus analizzati da Di Giacopo, la moda e le librerie. Con risultati diversi.

I negozi di abbigliamento sono diminuiti in 10 anni in Maremma di 114 unità (1581 in Toscana), il 16% in meno.

Diverso il caso delle librerie che, in Maremma, sono cresciute da 24 a 40, un più 16 che è in controtendenza anche rispetto alla Regione, dove il saldo è di meno 3,6%. Ma questo dato non compensa il netto calo di un settore analogo, quello delle edicole, che ha perso 39 negozi.

Anche il commercio ambulante ha perso 41 esercenti in 10 anni.

Il caso dell’on line

Funzionano i negozi che vendono on line, sono cresciuti di oltre 100 unità in 10 anni. «Sono negozi che hanno costi inferiori, ma che non compensano quelli fisici chiusi. E che, soprattutto, non portano nuova occupazione nel settore, se non in modo marginale».

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