MARINA DI GROSSETO. «Rimossi i sigilli del sequestro preventivo. C’è chi aveva già apparecchiato il funerale mediatico dello stabilimento balneare sul lungomare Leopoldo II di Lorena, e invece – con tempismo quasi crudele per gli amanti del sensazionalismo – arriva la notizia della ripresa delle attività ».
Parte da qui, dalle parole dell’amministratore Amedeo Vasellini, la nuova fase del progetto di Etruria Nova a Villa Gaia, dove sono stati ufficialmente rimossi i sigilli al cantiere destinato alla realizzazione dello stabilimento balneare a servizio delle Terme Leopoldine.

Il dissequestro è stato eseguito dal carabinieri tutela del patrimonio culturale, lo stesso reparto che a metà dicembre aveva disposto il sequestro preventivo dell’area per verificare alcune difformità riscontrate durante i controlli.
Il provvedimento della Procura
L’intervento dei militari è avvenuto venerdì 30 gennaio, in esecuzione del provvedimento firmato il giorno precedente dalla sostituta procuratrice Valeria Lazzarini, che ha accolto l’istanza presentata dalla società attraverso il proprio legale, l’avvocato Riccardo Lottini.
La decisione della Procura arriva dopo l’istruttoria avviata in seguito al sequestro preventivo del cantiere, disposto per consentire gli accertamenti sulle opere in corso e sulla loro conformità alle prescrizioni autorizzative.
Un progetto rivisto per superare le difformitÃ
Alla base del dissequestro c’è la presentazione di un nuovo progetto, predisposto da Etruria Nova per risolvere le difformità tecniche contestate dalla soprintendenza.
In particolare, le osservazioni avevano riguardato uno dei materiali utilizzati per i plinti impiegati nella posa delle strutture. Un elemento che aveva fatto scattare l’attività ispettiva del nucleo specializzato.
Come previsto dal progetto rivisto, le basi in cemento saranno sostituite con basi in legno, in linea con le indicazioni fornite dagli enti di tutela.
Ripresa delle attività sotto controllo
«La ripresa delle attività — prosegue Vasellini — avverrà con delega alla polizia giudiziaria per garantire il ripristino delle difformità contestate, in base alle indicazioni della soprintendenza, che i progettisti e la società hanno accettato senza sollevare eccezioni o intraprendere azioni».
Nel frattempo, mentre il caso mediatico si ridimensiona, la struttura si prepara a partire. Un epilogo che, come sottolinea l’amministratore, racconta «una storia decisamente meno scandalosa di quanto qualcuno sperasse».



