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Due cetacei morti sulle spiagge, uno era un grampo: la Capitaneria chiarisce cosa è successo

I due ritrovamenti a Perelli e Rimigliano, il 29 e 30 ottobre. Il comandante Merico conferma che Arpat ha disposto il recupero del grampo per gli accertamenti. Il secondo esemplare era troppo decomposto per essere analizzato
I delfini trovati senza vita sulla spiaggia del parco di Rimigliano e di Perelli 1, foto di Andrea Giacomini e Fabio Brinati

PIOMBINO – SAN VINCENZO. Due cetacei trovati senza vita a distanza di appena ventiquattr’ore, su due spiagge della Val di Cornia. Il primo nel Parco costiero della Sterpaia, poco oltre la Dog Beach di Perelli 1, il secondo sulla spiaggia del Parco naturale di Rimigliano, a circa cento metri dal Lago Verde. Due ritrovamenti che hanno suscitato tristezza e preoccupazione tra i frequentatori della costa e che, attraverso le fotografie condivise sui social, hanno richiamato l’attenzione sulla salute del mare e sulla tutela dei mammiferi marini.

Adesso arrivano anche le prime informazioni ufficiali dalla Capitaneria di Porto di Piombino. A fare chiarezza è il comandante Merico, che conferma entrambi i ritrovamenti, avvenuti rispettivamente giovedì 29 e venerdì 30 ottobre, e spiega come siano state gestite le due carcasse.

C’è anche una prima identificazione scientifica: l’animale trovato alla Sterpaia era un grampo, Grampus griseus, un cetaceo appartenente alla famiglia dei delfinidi, ma dall’aspetto piuttosto diverso rispetto ai delfini che siamo abituati a riconoscere.

Alla Sterpaia un grampo, la carcassa recuperata per gli studi

Foto Fabio Brinati: Il grampo trovato morto il 29 ottobre sulla spiaggia della Sterpaia

Il primo esemplare è stato individuato giovedì 29 ottobre lungo la spiaggia della Sterpaia, nel tratto che si estende oltre la Dog Beach, nella zona di Perelli. A raccontare il ritrovamento sui social è stato Fabio Brinati, che ha pubblicato anche una fotografia dell’animale disteso sulla sabbia.

«Noi ne abbiamo trovato uno sulla spiaggia della Sterpaia, dopo la Dog Beach a Piombino», ha scritto Brinati nei commenti ad un post sui social dedicato all’altro ritrovamento.

La fotografia aveva subito alimentato alcuni interrogativi sull’identificazione della specie. Il cetaceo mostrava infatti un corpo robusto, una testa arrotondata e l’assenza del caratteristico muso allungato.

A sollevare per primo il dubbio era stato Lorenzo Ugo Conti, intervenuto nella discussione: «Questo non sembra un delfino ma, a giudicare dal rostro, sembrerebbe un grampo».

Un’intuizione che trova adesso conferma nelle informazioni comunicate dalla Capitaneria.

Il comandante Merico, consultando i dati relativi al ritrovamento, ha infatti indicato la specie come Grampus griseus, il nome scientifico del grampo.

Ma soprattutto ha spiegato quale sia stata la decisione presa dagli organismi competenti.

«Per quanto riguarda quello rinvenuto il giorno 29, considerando che era in ottimo stato di conservazione, Arpat Toscana ha valutato di recuperare l’intera carcassa per degli approfondimenti di propria competenza», spiega il comandante.

Le condizioni dell’animale, dunque, erano sufficientemente buone da consentire ulteriori accertamenti scientifici, potenzialmente utili anche per comprendere le circostanze della morte.

Il secondo ritrovamento a Rimigliano: troppo avanzata la decomposizione

Foto Andrea Giacomini: Il cetaceo trovato senza vita il 30 ottobre sulla spiaggia del Parco di Rimigliano, nei pressi del Lago Verde

Diversa la situazione del secondo cetaceo, trovato il giorno successivo, venerdì 30 ottobre, sulla spiaggia del Parco di Rimigliano, a circa cento metri dal Lago Verde.

Il ritrovamento è stato documentato da Andrea Giacomini, autore della fotografia che mostra l’animale senza vita sul bagnasciuga, con il corpo parzialmente raggiunto dalle onde.

In questo caso le condizioni erano decisamente peggiori. E proprio lo stato della carcassa ha impedito di procedere con gli approfondimenti.

«Per quanto riguarda quello del 30, lo stato di decomposizione era particolarmente avanzato», conferma il comandante Merico.

Di conseguenza, la Capitaneria ha attivato una procedura differente.

«Da parte nostra è stato invitato il Comune di San Vincenzo a provvedere allo smaltimento, anche perché Arpat Toscana non riteneva possibile effettuare alcun tipo di studio», aggiunge il comandante.

Per il secondo esemplare, dunque, non sono stati ritenuti praticabili gli accertamenti scientifici a causa del deterioramento dei resti. L’amministrazione comunale è stata quindi chiamata a occuparsi della rimozione e dello smaltimento.

Che cos’è il grampo, il delfino dalla testa arrotondata

La presenza di un grampo sulla spiaggia della Sterpaia rappresenta uno degli aspetti più interessanti del ritrovamento.

Il grampo (Grampus griseus), conosciuto anche come delfino di Risso, è un mammifero marino che appartiene alla stessa famiglia dei delfini comuni e dei tursiopi, pur presentando caratteristiche molto differenti.

Può raggiungere i quattro metri di lunghezza e si distingue per la testa tondeggiante, priva di un muso pronunciato, e per la colorazione grigia del corpo, spesso attraversato da numerose cicatrici biancastre.

È una specie che predilige generalmente le acque profonde e si nutre soprattutto di calamari e altri cefalopodi. È presente anche nel Mediterraneo e nel Tirreno, dove può essere osservata soprattutto nelle zone caratterizzate da fondali profondi.

Il suo ritrovamento sulla spiaggia non è dunque impossibile, ma costituisce un evento di interesse per chi si occupa dello studio e del monitoraggio dei cetacei.

Perché sono morti? Saranno gli accertamenti a fornire risposte

Resta aperta la domanda principale: che cosa ha provocato la morte dei due animali? Al momento non è possibile stabilirlo, né affermare che i due decessi siano collegati.

Le cause possono essere numerose: malattie, infezioni, condizioni di debilitazione, traumi, interazioni accidentali con le attività di pesca o altri fattori ambientali.

La vicinanza geografica e temporale dei ritrovamenti non dimostra, da sola, l’esistenza di un fenomeno comune. I due cetacei potrebbero essere morti in momenti differenti ed essere stati trasportati a riva dalle correnti. Per questo assumono particolare importanza gli approfondimenti previsti sul grampo ritrovato alla Sterpaia. Le analisi potrebbero fornire elementi utili a ricostruire le condizioni dell’animale e, se possibile, le cause del decesso.

Per il cetaceo di Rimigliano, invece, lo stato avanzato di decomposizione non ha consentito di avviare studi analoghi.

L’importanza delle segnalazioni alla Guardia Costiera

I due ritrovamenti hanno acceso anche una discussione sui social, dove diversi cittadini hanno sottolineato l’importanza di segnalare tempestivamente la presenza di animali spiaggiati.

Tra loro Silvia Ghignoli, responsabile Oasi Orti WWF Bottagone, che ha ricordato la possibilità di contattare la Guardia Costiera attraverso il numero 1530, il numero blu per le emergenze in mare.

Una raccomandazione che coincide con le indicazioni di Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, che partecipa alla rete regionale per il recupero dei cetacei, delle tartarughe marine e degli altri grandi vertebrati marini.

Chi trova un cetaceo spiaggiato, vivo o morto, deve avvisare la Capitaneria di Porto, evitando di toccare l’animale e indicando con precisione il luogo del ritrovamento.

Una segnalazione tempestiva può fare la differenza, soprattutto quando le condizioni della carcassa permettono di effettuare indagini scientifiche.

È quanto emerge proprio dai due episodi della Sterpaia e di Rimigliano: nel primo caso il buono stato di conservazione ha reso possibile programmare gli approfondimenti, nel secondo il deterioramento dei resti ha impedito ulteriori studi.

Rimangono le immagini dei due cetacei senza vita, a poca distanza l’uno dall’altro, sulle spiagge della Val di Cornia. E resta soprattutto l’attesa di conoscere che cosa potranno raccontare gli accertamenti sul grampo recuperato alla Sterpaia, un animale che dal mare è arrivato sulla costa e che, anche dopo la morte, potrebbe fornire informazioni preziose sulla vita e sulle condizioni dei cetacei che popolano il Tirreno.

 

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