GROSSETO. È bastata un’intervista del sindaco a Tv9 per riaccendere il dibattito sull’università a Grosseto. Dopo l’intervento del primo cittadino con Giancarlo Capecchi, la Uil ha lanciato l’allarme: la facoltà di infermieristica rischia di finire a Siena.
Al centro della vicenda c’è la sede dell’ex ospedale di via Ginori, edificio storico che ospita i corsi universitari ma che non ha ottenuto l’accreditamento ministeriale a causa di criticità strutturali.
I problemi dell’ex ospedale di via Ginori
Il palazzo, risalente al XIII secolo e di proprietà comunale, l’ex ospedale gestito per secoli dai frati, presenta problemi di regolarità antisismica e necessita dell’adeguamento del sistema antincendio. Senza questi interventi non può ottenere l’accreditamento richiesto dal ministero.
Per la ristrutturazione servono circa 4 milioni di euro, risorse che al momento il Comune non ha a disposizione.
Il tema riporta inevitabilmente alla gestione dei fondi Pnrr, utilizzati per demolire l’ala adiacente – quella che ospitava l’anagrafe – dove sono in costruzione appartamenti per giovani coppie. Una scelta che oggi viene riletta da alcuni come un’occasione mancata per intervenire sulla parte storica del complesso.
L’università di Siena: «Nessuna intenzione di chiudere Grosseto»
Nei giorni scorsi, secondo quanto si apprende da ambienti universitari, il presidente della provincia Francesco Limatola ha incontrato il rettore dell’università di Siena Roberto Di Pietra.
Dal confronto sarebbe emersa una rassicurazione importante: l’ateneo non ha alcuna intenzione di chiudere la sede di Grosseto. I circa 500 studenti iscritti rappresentano infatti una componente significativa per l’economia complessiva dell’università.
Il nodo resta però logistico: serve una sede accreditabile, con almeno una segreteria e due aule idonee.
L’ipotesi Cittadella: ex Centro per l’Impiego
Sul tavolo c’è una possibile soluzione: trasferire temporaneamente la sede universitaria nei locali dell’ex Centro per l’Impiego alla Cittadella.
La proposta, avanzata da Limatola, prevede la condivisione degli spazi con la fondazione Eat-Itseat, cioè l’Istituto tecnologico superiore E.A.T. – Eccellenza Agroalimentare Toscana Academy, che attualmente utilizza i locali in comodato gratuito per nove anni.
L’ipotesi consentirebbe di ottenere l’accreditamento necessario e proseguire le attività didattiche: parte in presenza nella nuova sede, parte online e parte ancora nelle aule di via Ginori, in attesa di reperire le risorse per la ristrutturazione definitiva.
Limatola ha già parlato con il presidente della fondazione Eat-Itseat, Alessandro Fiorini, che porterà la questione all’attenzione del consiglio di amministrazione. Negli spazi, secondo quanto emerge, ci sarebbe la possibilità di far convivere le due realtà, aprendo anche interessanti prospettive di collaborazione.
Da noi contattato, il presidente della provincia, Francesco Limatola, conferma: «Confermo che stiamo lavorando a questa soluzione e che siamo sulla buona strada. È nostro interesse che l’università resti a Grosseto, è decisiva per lo sviluppo del territorio».
Una partita strategica per la città
Il futuro dell’università a Grosseto non è solo una questione di aule e accreditamenti. È un tema che riguarda lo sviluppo del territorio, l’attrattività per i giovani e il rapporto con l’ateneo senese.
Ora la priorità è trovare una soluzione rapida che consenta di mantenere attivi i corsi, in particolare infermieristica, evitando il rischio di trasferimenti e salvaguardando i 500 studenti che animano la vita universitaria in città. E gli spazi alla Cittadella, peraltro in una zona scolastica, sembrano la soluzione ideale.



