GROSSETO. È in libreria “Undici assaggi della Vita agra”, volume edito da Mimesis e curato da Riccardo Castellana e Michele Gandolfi, con contributi di numerosi studiosi tra cui Raoul Bruni, Laura Cannavacciuolo, Luca Daino, Francesco Diaco e altri.
Il libro si propone come una guida alla lettura del celebre romanzo di Luciano Bianciardi, offrendo un’analisi approfondita, capitolo per capitolo, di uno dei testi più significativi della narrativa italiana del Novecento.
A seguire, la recensione firmata da Stefano Adami.
Una guida dentro “La vita agra”
A volte, i romanzi (o comunque i libri di scrittura, come si dice oggi, malamente, all’americana, ‘creativa’) creano a loro volta anche altri libri. Sono cioè quei volumi che si producono in laboratorio, mettendo sotto i vetrini del microscopio, parola per parola, proprio la scrittura creativa in questione. La si può passare sotto i microscopi, farle molteplici radiografie, infilarla nel tubo della TAC, dissezionarla, affettarla, bombardarla con altri nucleoni, infine raccogliere da tutte queste, ed altre prove, delle inattese verità.
È proprio il caso di questo bel volume a più mani, dedicato alle possibili letture, capitolo per capitolo, della Vita agra di Luciano Bianciardi.
Bianciardi, dalla Maremma a Milano
Come molti altri scrittori della sua generazione, Bianciardi fu profondamente trasformato dai vari luoghi a cui approdò e che ha profondamente attraversato. Alla sua partenza da Grosseto, infatti, lo scrittore toscano era ancora fortemente intriso di una vena provinciale, di un viscerale attaccamento ai piccoli mondi, a certi piccoli maestri, che gli fece scrivere, in una delle primissime lettere a Grosseto: “Voglio tornare a casa”.
Ma ben presto, e, aggiungiamo noi, per fortuna, Bianciardi, come un serpente, attraversò la muta della pelle, prese a bere consistenti dosi di milaneria, e divenne, per certi versi, (ripetiamo, anche qui, a giudizio di chi scrive), uno scrittore altro da quel che era in Maremma.
La sua naturale ironia diventa più potente, le sue pagine più lievi, più aeree, la sua visione del mondo più rotonda, più globale. La Vita agra sembra essere proprio il segno ed un punto d’arrivo di questo percorso di mutazione.
La trama e il cuore del romanzo
Il giovane intellettuale protagonista del romanzo è approdato alla capitale im/morale solo apparentemente per partecipare a ‘grosse iniziative’: il nuovo, misterioso progetto editoriale a cui deve partecipare come redattore e traduttore, la nota, prestigiosa rivista di cinema per cui scrive articoli appassionati e spesso corretti dal gran capo che lo scrittore toscano chiama Arcisterco.
In realtà, la sua vera missione è quella di vendicare il tragico scoppio della miniera di Ribolla, far saltare la torre dell’azienda che, secondo lui, ne è la sola responsabile.
Nel frattempo, in attesa di portare a termine l’attacco, il nostro deve sopravvivere, restare in piedi nella dura lotta quotidiana della feroce gran Milano del boom, e addirittura portare avanti una non facile convivenza con una tal Anna di cui è molto innamorato, e che è anch’ella un’intellettuale romana militante nel PCI.
Insomma, la trama presenta tutti gli ingredienti per diventare un’odissea alquanto esplosiva.
Un’analisi capitolo per capitolo
I capitoli sono analizzati, come si diceva, uno per uno, enucleandone, in ognuno dei saggi a loro dedicati, i passaggi ed i dialoghi centrali.
Il volume vuole essere innanzitutto, infatti, una sorta di Baedeker appositamente pensato per chi, oggi, voglia addentrarsi nell’agra selva bianciardiana.
Approntare mappe, sestanti, bussole, per muoversi a bell’agio nel grande romanzo di Luciano non è certo facile, come nota anche uno dei curatori del volume, Riccardo Castellana, nella sua introduzione, in cui raccoglie le molteplici fila dell’analisi.
I modelli e l’eredità culturale
Ci piace pensare che il modello ideale a cui hanno pensato i vari autori dei saggi sia stato proprio quel volume dedicato ai Personaggi dei promessi sposi, scritto da quel Luigi Russo che fu uno dei grandi maestri, e padri spirituali, di Luciano nella Scuola Normale pisana dell’immediato dopoguerra.
Una lettura ancora attuale
Nell’ultimo capitolo del suo agro romanzo Bianciardi ha infine la sua visione, quella del “dottorino ebreo” che, finalmente, parla di quello che sarebbe il vero miracolo umano.
Ma di questo non vogliamo parlare, lo lasciamo da scoprire ai lettori di Bianciardi.
Le sue pagine diventano sempre più necessarie, oggi, sempre più presenti.
E ben vengano strumenti come questo volume, anch’esso necessario, che aiutano ad aggirarsi nel mondo di Luciano.





