GROSSETO. Questa è una storia in cui nessuno ha cercato un eroe. Ma nella quale ne sono stati trovati più di uno. Storie che nascono dal buio di una truffa e finiscono nella luce ostinata della solidarietà . Questa è la storia di Laura Tronci, 74 anni, che suo malgrado è diventata il centro di una vicenda che parla di inganni, di violenza, ma soprattutto di umanità .
Sabato 7 febbraio, in un appartamento di via Pisacane, a Grosseto, una donna abituata ad affrontare la vita «anche nelle sue cose brutte» si è trovata faccia a faccia con la delinquenza. E ne è uscita ferita nell’animo, ma non sconfitta.
La telefonata e la trappola psicologica
Laura è una donna lucida, attenta. «Ho 74 anni e per fortuna sono ancora nel pieno delle mie capacità », dice. Quando il telefono di casa ha squillato, però, non ha pensato che dall’altra parte ci fosse un truffatore.
«Parlava con una proprietà di linguaggio eccezionale», racconta. Si è presentato come un poliziotto e le ha spiegato che qualcuno aveva commesso una rapina in gioielleria utilizzando documenti clonati a nome di suo padre, Elio.
Il padre di Laura è morto 12 anni fa. Era un uomo irreÂprensibile, specchiato. Pensare che il suo nome potesse essere usato per un reato ha colpito Laura nel punto più fragile: la memoria e l’emotività . È lì che le truffe agli anziani fanno più male.
Il falso poliziotto le chiede di andare alla stazione dei carabinieri di Batignano. Laura non può muoversi e manda il fratello. È il primo passo del piano: allontanarlo da casa.
Sempre al telefono, senza tempo per pensare
«Mi hanno detto di restare sempre al telefono», ricorda. Nessuna pausa, nessun silenzio. «È tutto troppo veloce. Non ti lasciano il tempo di pensare».
Le chiedono di preparare l’oro di famiglia, di metterlo in un sacchetto di plastica. Sarebbe arrivato un presunto addetto del tribunale per fotografarlo.
Tra una richiesta e l’altra, davanti agli occhi di Laura passano decenni di ricordi: l’orologio del padre, i gioielli conservati da una vita, una famiglia intera racchiusa in pochi oggetti.
L’uomo alla porta e il sospetto
Il sospetto diventa certezza quando l’uomo arriva alla porta con un borsone. «Ho capito che qualcosa non andava», dice Laura. Chiede il tesserino, ma lui risponde che è in auto.
Al telefono, il falso poliziotto insiste: chiedere documenti significa intralciare le indagini. Laura, sotto pressione, lo fa entrare in cucina. L’oro viene fotografato. Poi l’uomo viene accompagnato alla porta.
«Lo guardavo malissimo. Avevo il sacchetto con l’oro in mano, la porta di casa aperta». Quando al telefono le dicono che deve consegnare l’oro, Laura capisce. Ma è tardi.
Il complice rientra con un balzo, si getta su Laura Tronci, le strappa i gioielli dalle mani e scappa, strattonandola.
Le urla, i vicini e la solidarietÃ
È qui che entra in scena la comunità . Laura urla sulle scale: «Al ladro, al ladro». I vicini di casa escono, urlano, indicano la direzione.
Il truffatore getta il sacchetto con l’oro in un giardino condominiale. Un giovane di origine albanese lo vede cambiarsi prima di salire su un’auto, lo filma e consegna il video alla polizia.
«Una mia vicina è uscita con un ombrello per fermarlo», racconta Laura. «Mi sono emozionata davanti a tutta questa solidarietà ».
L’intervento di polizia e carabinieri
Nel frattempo, a Batignano, il fratello di Laura arriva in caserma. Un appuntato scelto e una carabiniera capiscono subito che si tratta di una truffa e corrono in via Piscane.
Arrivano le volanti della polizia, chiamate da un vicino, la scientifica, i carabinieri. Il truffatore, ferito, lascia una scia di sangue nel palazzo.
Grazie anche all’attenzione di un tassista, l’uomo viene arrestato mentre tenta la fuga verso Orbetello, dagli agenti delle volanti con la collaborazione dei carabinieri di Montiano.
L’oro ritrovato e l’abbraccio
«Hanno ritrovato l’oro in un giardino», racconta Laura. «I poliziotti me lo hanno riportato per farmelo vedere. In casa c’erano i due carabinieri di Batignano: li ho abbracciati».
Dopo due giorni di verbali, paura e sconforto, Laura decide di dire grazie. «Polizia, carabinieri, condomini: a tutti loro va un encomio – dice – Sono stati intuitivi, professionali. Ho ricevuto una solidarietà umana enorme».
«Racconto tutto perché altri non ci caschino»
Lunedì 9 febbraio Laura è ancora sotto choc. «Quando quell’uomo mi si è buttato addosso ho visto l’espressione della delinquenza. Non la dimenticherò mai- spiega Non l’avevo mai vista prima».
Racconta tutto per un motivo preciso: evitare che altri cadano nella truffa. Perché la paura, se condivisa, diventa consapevolezza.
E perché, a volte, una città intera può aiutarti a riportare a casa l’oro – e anche un po’ di fiducia.



