"Traghettopoli", la Cassazione annulla il sequestro | MaremmaOggi Skip to content

“Traghettopoli”, la Cassazione annulla il sequestro

Inchiesta sui biglietti gratuiti ai pubblici ufficiali sui traghetti Moby-Cin e Toremar: i giudici dispongono la restituzione immediata delle email sequestrate al dirigente grossetano
Un traghetto Toremar (foto d’archivio)

GROSSETO. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio il decreto di sequestro probatorio emesso dalla Procura di Genova nell’ambito dell’inchiesta ribattezzata “Traghettopoli”, che riguarda la presunta concessione di biglietti gratuiti o fortemente scontati a pubblici ufficiali.

Tra gli indagati che avevano presentato ricorso c’è anche un grossetano di 43 anni, la cui posizione è stata esaminata dai giudici della Suprema Corte.

Con una decisione destinata ad avere un peso importante nella vicenda giudiziaria, la Cassazione ha disposto l’annullamento del sequestro e la restituzione immediata del materiale informatico, stabilendo inoltre che non potranno essere trattenute copie dei dati sequestrati.

L’inchiesta Traghettopoli

L’indagine della Procura di Genova ruota attorno all’ipotesi di corruzione per l’esercizio della funzione. Secondo la procura di Genova, tra il 2020 e il 2024 sarebbero stati rilasciati biglietti gratuiti o a prezzo fortemente ridotto a favore di circa 70 pubblici ufficiali, in particolare appartenenti alle Capitanerie di porto per viaggiare sui traghetti Moby-Cin e Toremar.

Al centro dell’inchiesta ci sono le comunicazioni via email e alcuni file excel contenenti elenchi di titoli di viaggio concessi gratuitamente o con sconti significativi. Proprio per questo motivo la Procura aveva disposto un sequestro probatorio delle caselle di posta elettronica aziendali di diversi dirigenti e dipendenti delle società coinvolte, tra cui il grossetano del 1983 che ha deciso di impugnare il provvedimento.

Il ricorso contro il sequestro

Nel ricorso presentato alla Cassazione, la difesa dell’indagato ha sostenuto che il provvedimento fosse viziato sotto diversi profili. In particolare, è stata contestata la genericità della notizia di reato, ritenuta troppo vaga e priva di una descrizione concreta dell’ipotetico accordo corruttivo. Secondo la tesi difensiva, nel decreto non veniva indicato con precisione quale atto o quale funzione pubblica sarebbe stata oggetto di uno scambio illecito, né veniva descritto il contenuto dell’accordo tra le parti, elemento essenziale nei reati di corruzione.

È stata inoltre evidenziata la sproporzione del sequestro, definito eccessivamente ampio e di natura esplorativa, dal momento che riguardava l’intero contenuto delle caselle di posta elettronica, senza una delimitazione chiara e specifica dei dati effettivamente rilevanti ai fini dell’indagine.

La sentenza della Cassazione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i motivi di ricorso, concentrandosi soprattutto sulla indeterminatezza della notizia di reato iscritta a carico del dirigente grossetano. Secondo i giudici, un semplice elenco di nominativi accompagnato dal richiamo agli articoli di legge non è sufficiente a descrivere in modo preciso e determinato un fatto di reato.

Nella sentenza si evidenzia che, per configurare il reato di corruzione, è necessario individuare e descrivere l’accordo, espresso o implicito, tra pubblico ufficiale e privato, cioè il cosiddetto patto corruttivo. Nel caso esaminato, tale elemento non risultava adeguatamente descritto. La mera fruizione di biglietti gratuiti o scontati non può automaticamente essere considerata la prova di un accordo illecito, se non viene chiarito quale funzione pubblica sarebbe stata “asservita” e in che modo.

La Corte ha inoltre ribadito che il sequestro probatorio non può avere finalità esplorative, cioè non può essere utilizzato per cercare un reato ancora da definire, ma deve poggiare su una notizia di reato già sufficientemente determinata nei suoi elementi essenziali. Nel caso concreto, l’ampiezza del sequestro delle email e la genericità dell’impostazione accusatoria hanno portato all’annullamento del provvedimento.

Restituzione immediata dei dati

Con la decisione adottata dopo l’udienza del 15 dicembre 2025, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio sia l’ordinanza del Tribunale del riesame di Genova sia il decreto di sequestro del 22 luglio 2025. È stata quindi ordinata l’immediata restituzione del materiale sequestrato, senza possibilità per l’autorità giudiziaria di trattenere copia dei dati informatici.

Un passaggio particolarmente significativo riguarda proprio questo aspetto: secondo la Cassazione, trattenere copie delle email dopo l’annullamento del sequestro equivarrebbe a mantenere un vincolo non consentito, in assenza di un nuovo e diverso provvedimento legittimo.

Le conseguenze nell’inchiesta Traghettopoli

La decisione rappresenta un passaggio importante nell’ambito dell’inchiesta Traghettopoli, almeno per quanto riguarda la posizione del dirigente grossetano. La Cassazione non si è pronunciata sulla responsabilità penale nel merito, ma ha valutato la correttezza della procedura e la legittimità del sequestro.

Il principio affermato è chiaro: quando si adottano misure invasive come il sequestro delle comunicazioni elettroniche, la notizia di reato deve essere chiara, determinata e fondata su elementi concreti, in modo da garantire il diritto di difesa e il rispetto del principio di proporzionalità.

L’inchiesta della Procura di Genova prosegue, ma per questa specifica posizione il sequestro è stato definitivamente cancellato.

 

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