Tragedia sul Pollino, il soccorritore fuori servizio: «Ho fatto di tutto per salvarlo» | MaremmaOggi Skip to content

Tragedia sul Pollino, il soccorritore fuori servizio: «Ho fatto di tutto per salvarlo»

Marco Ruotolo, da vent’anni soccorritore della Cri, è arrivato sul luogo dell’incidente pochi minuti dopo lo schianto: a lungo ha tentato di rianimare Luca Trivulsi
A sinistra Luca Trivulsi, a destra Marco Ruotolo

GROSSETO. La vita di Marco e quella di Luca si è incrociata solo per pochi minuti. Martedì 3 febbraio, sulla strada del Pollino. Un incontro brevissimo, di quelli che non prevedono presentazioni, né strette di mano. Eppure sufficiente a lasciare un segno profondo.

Marco ha 36 anni ed è un imprenditore. Luca aveva dieci anni in più, al millesimo: 45 anni, pizzaiolo conosciuto e apprezzato in città. Non si conoscevano. Non si erano mai visti prima. Martedì mattina, sulla strada del Pollino, Marco ha visto probabilmente per la prima volta il volto di Luca. Luca, probabilmente, non è riuscito a vedere Marco. 

L’auto fuori strada

Quando Marco è arrivato sulla strada del Pollino erano circa le 11. L’auto di Luca era finita fuori strada pochi istanti prima, dopo aver sfondato il guard rail, ribaltandosi nella fossetta laterale. Dentro l’abitacolo, Luca stava già lottando tra la vita e la morte.

È stato in quell’istante che Marco ha visto per la prima volta il volto di Luca. Un volto che non parlava, ma che raccontava tutto. Un confine sottile, fragile, davanti al quale non c’era tempo per fermarsi a pensare.

Marco, vent’anni con la divisa addosso

Marco Ruotolo, da vent’anni, veste la divisa della Croce Rossa Italiana. Da vent’anni è uno dei soccorritori del 118. Incidenti ne ha visti tanti. Scene difficili, decisioni prese in pochi secondi.

Martedì mattina, di fronte a quell’auto distrutta, non ha esitato. È sceso dalla macchina ed è corso verso Luca. Non per eroismo, ma per istinto. Quello che vent’anni di soccorso insegnano senza bisogno di parole.

Marco ha estratto Luca dall’abitacolo e ha iniziato subito le manovre di rianimazione. Quando sono arrivati i vigili del fuoco e gli altri soccorritori, il ferito era già stato portato fuori.

«Stavo andando a Castiglione della Pescaia – racconta il soccorritore – quando ho visto quell’auto fuori strada. Ho capito subito che la situazione era tragica. Ho tirato fuori il ferito e ho cercato di salvargli la vita».

Una battaglia fino all’ultimo respiro

Le condizioni di Luca Trivulsi erano gravissime. Ruotolo ha continuato a rianimarlo a lungo, senza mollare, fino all’arrivo dell’ambulanza e dell’automedica. Il medico del 118, una volta sul posto, ha potuto soltanto constatare il decesso.

Per Luca non c’era ormai più nulla da fare.

In pochi minuti la strada del Pollino si è riempita di sirene e lampeggianti: i mezzi di soccorso, i vigili del fuoco che hanno chiuso la strada, la polizia municipale impegnata nei rilievi dell’incidente. Poi il silenzio. Quello che resta quando tutto è già successo.

La salma di Trivulsi è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale Misericordia, a disposizione della procura.

Quando il cuore si ferma, resta il gesto

Marco ha fatto tutto quello che era possibile fare. Ha lottato contro il tempo, contro il destino, contro un cuore che alla fine si è fermato. Luca Trivulsi se n’è andato così, lasciando sgomenti amici, colleghi e una città intera.

E restano quei pochi minuti, su una strada qualunque, a ricordare che a volte una vita intera può stare dentro un gesto. Anche quando non basta.

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