GROSSETO. Quella messa in piedi per il traffico di cuccioli dall’estero e per le truffe all’assicurazione, era un’associazione a delinquere. Lo ha stabilito mercoledì 21 gennaio il collegio composto dal presidente, Marco Bilisari e dalle giudici Agnieszka Karpinska e Beatrice Bechi che ha chiuso il processo con la sentenza di condanna degli imputati, ai quali il pm Giampaolo Melchionna aveva contestato l’associazione a delinquere. A svolgere le indagini era stata la polizia stradale.
Le condanne: pene fino a 4 anni e 10 mesi
Il tribunale ha condannato Fabrizio Carini, ex professore di educazione fisica al liceo, a 4 anni e 10 mesi di reclusione, mentre per Alessandro Lulli la condanna è stata di 4 anni e 6 mesi. Entrambi erano difesi dall’avvocato Riccardo Lottini.
Sei mesi con la condizionale per Krisztian Edvard Weber, un anno e 2 mesi invece per Graziano Rossi, difeso dall’avvocata Camilla Toninelli mentre
Claudio Verdi, assistito dall’avvocato Alessio Scheggi, è stato invece assolto ai sensi del comma 2 con formula dubitativa.
Gli avvocati difensori hanno annunciato che valuteranno il ricorso in appello. In una precedente sentenza, relativa a uno degli imputati coinvolti, l’associazione a delinquere era infatti caduta, portando all’assoluzione su quel capo d’imputazione.
L’indagine del 2019 e il traffico di cuccioli
La vicenda risale al 2019, quando la polizia stradale fermò un’auto durante un controllo. A bordo viaggiavano Carini e Lulli. Nel bagagliaio c’erano alcuni cuccioli di cane arrivati dall’estero, trasportati clandestinamente.
Da quel controllo prese il via un’indagine che ha coinvolto anche la polizia municipale e i carabinieri forestali. Gli investigatori ricostruirono i ruoli dei singoli componenti del sodalizio, ritenuto finalizzato sia al traffico di cuccioli sia alle truffe assicurative.
Cani mai consegnati e falsi incidenti
Secondo l’accusa, una decina di persone – finite sotto inchiesta in due procedimenti poi riuniti in un unico fascicolo – pubblicizzavano online la vendita di cani di razza.
Incassavano acconti o l’intero prezzo, ma i cuccioli non venivano consegnati, se non in rarissimi casi.
In parallelo, il gruppo avrebbe confezionato falsi certificati, anche medici, per simulare incidenti stradali mai avvenuti e ottenere risarcimenti dalle assicurazioni.



