PIOMBINO. Un maxi parco eolico marino galleggiante nel Tirreno, tra Gorgona e Capraia, riaccende il dibattito sul futuro energetico della costa toscana. Dopo il rigassificatore nel porto di Piombino, la Val di Cornia e l’area costiera livornese rischiano di diventare un polo energetico nazionale, con oneri ambientali sempre più pesanti. A lanciare l’allarme è Italia Nostra, che ha presentato osservazioni nell’ambito della valutazione di impatto ambientale (Via).
Il progetto prevede la realizzazione di un grande impianto eolico offshore in un tratto di mare considerato di altissimo valore naturalistico e paesaggistico, in prossimità dell’Arcipelago toscano. Secondo l’associazione ambientalista, si tratta di un intervento incompatibile con un territorio che ha già sopportato negli ultimi anni un carico eccezionale di servitù energetiche e infrastrutturali.
Il progetto del maxi parco eolico offshore
L’impianto è sviluppato da Atis Floating Wind, joint venture tra Eni Plenitude e Simply Blue Group. Il piano prevede l’installazione di 48 turbine eoliche galleggianti, ciascuna da 18 megawatt, per una potenza complessiva di 864 megawatt. Se realizzato, sarebbe uno dei più grandi parchi eolici offshore d’Italia.
Le pale dovrebbero sorgere a oltre 50 chilometri dalla costa, mentre l’approdo dei cavi sottomarini è previsto a Rosignano, in provincia di Livorno. Il progetto, presentato nel 2023, è attualmente all’esame del ministero dell’Ambiente nell’ambito della procedura di Via.
Italia Nostra: «Territorio già al limite»
Nelle osservazioni depositate, Italia Nostra Arcipelago toscano invita gli enti regionali e nazionali a esprimere un parere negativo, o in subordine a chiedere una radicale revisione del progetto, a partire dal posizionamento del sito e dalle opere a terra.
«Il territorio della Val di Cornia e dell’area costiera livornese – sottolinea l’associazione – ha già sostenuto un carico ambientale, industriale e infrastrutturale eccezionale, incluso il rigassificatore. Il progetto non contiene alcuna analisi cumulativa del carico territoriale, inteso come pressione complessiva ambientale, sanitaria e infrastrutturale».
Secondo gli ambientalisti, manca anche una valutazione della soglia di sopportazione territoriale, un parametro sempre più rilevante nelle decisioni di compatibilità ambientale. «La concentrazione di impianti energetici su uno stesso territorio pone un problema di equità ambientale che la Via non può ignorare», spiegano.
I rischi per il mare e l’Arcipelago toscano
Le criticità riguardano anche l’ambiente marino. «Un impianto di queste dimensioni – afferma Italia Nostra – non può essere collocato tra Gorgona e Capraia, in una posizione contigua al Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, all’interno del Santuario dei cetacei, lungo importanti rotte commerciali e mercantili e con possibili impatti transfrontalieri».
Da qui l’appello a fermare o ripensare profondamente il progetto. Per le associazioni ambientaliste, la transizione energetica non può tradursi in una nuova concentrazione di impianti impattanti sempre sugli stessi territori. Una partita strategica che vede ancora una volta la costa toscana al centro di scelte destinate a far discutere.