CAMPAGNATICO. Un arresto in due tempi, a distanza di poche ore. Ore durante le quali i carabinieri di Campagnatico hanno rinvenuto un barattolo di vetro che doveva contenere pomodori e che invece era stato riempito di involucri di cocaina.
Poi, hanno trovato quello che secondo loro era il legittimo proprietario di tutta quella droga e lo hanno portato in carcere, dove ora si trova rinchiuso dopo l’udienza di convalida celebrata davanti al giudice Giuseppe Coniglio.
La fuga nei campi nel cuore della notte
Tutto è cominciato a mezzanotte in punto di martedì 13 gennaio, in via 8 maggio ad Arcille, frazione di Campagnatico.
La pattuglia dei carabinieri stava facendo un giro di controllo, quando hanno visto un’auto, una Peugeot 208, parcheggiata lungo la strada. Nell’abitacolo c’era un ragazzo che, pochi istanti prima dell’arrivo della pattuglia, è sceso dall’auto. E quando i militari hanno provato a intimargli l’alt, lui ha cominciato a correre il più velocemente possibile.
I carabinieri hanno cominciato a inseguirlo. Il ragazzo, durante la fuga, ha lanciato via un barattolo di vetro pieno di cocaina. C’erano 183 grammi di cocaina, suddivisa in involucri. I militari hanno sequestrato la droga e si sono messi sulle tracce del proprietario.
Dall’auto lasciata in sosta lungo la via però, non potevano arrivare risposte: era stata presa a noleggio.
Torna a cercare la coca e lo arrestano
La mattina, poco prima delle 8, i carabinieri sono passati in auto dal via Cinigianese, dove durante la notte c’era stato l’inseguimento. Hanno visto un ragazzo che guardava il fosso, con l’atteggiamento di chi stesse cercando qualcosa. Sapevano della fuga della notte prima e hanno deciso di perquisirlo.
Aveva i vestiti bagnati, era tutto sporco di fango e aveva anche delle spine conficcate nel giubbotto. Le sue mani e il suo volto erano pieni di graffi.
Erano certi che fosse stato lui a scappare e a lanciare via il barattolo di pomodori pieno di cocaina. Addosso non aveva nulla, ma i militari che lo avevano inseguito lo hanno riconosciuto. Per questo è scattato il fermo.
Per Alì Ammari, tunisino di 29 anni, si sono aperte le porte del carcere di via Saffi. Difeso dall’avvocato Giulio Parenti, il ragazzo, giovedì 15 gennaio, si è presentato davanti al giudice Coniglio. La sostituta procuratrice Valeria Lazzarini ha chiesto la custodia in carcere: richiesta accolta dal gip.



