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Stefano Adami: «Il polo universitario di Grosseto deve scegliere una strategia autonoma e coraggiosa»

L’intervento del docente e saggista grossetano sul futuro dell’Università di Grosseto tra legame con Siena, nuove sfide accademiche e concorrenza globale
Stefano Adami con Tomaso Montanari

GROSSETO. Stefano Adami, grossetano, docente universitario, saggista e studioso di cultura e comunicazione, interviene nel dibattito sul futuro del polo universitario cittadino, rilanciando una riflessione strategica sull’assetto e sulle prospettive dell’Università di Grosseto.

Secondo Adami, il polo universitario grossetano – «Università di Grosseto per gli amici» – ha ancora davanti a sé «un’ampia e luminosa strada». Ma, avverte: quella strada va imboccata con decisione e visione.

Il nodo del legame con Siena

Nel suo intervento, Adami pone una questione di fondo: il rapporto strutturale con l’Università di Siena. «Legarsi a doppio filo con Siena, all’origine, non fu probabilmente la scelta migliore possibile», osserva.

Il timore espresso è legato alla dipendenza da una “casa madre” che, qualora cambiasse strategia o riducesse il proprio impegno, potrebbe mettere a rischio l’intero progetto grossetano. «Se un giorno Siena venisse – Dio non voglia – punta da vaghezza di spengere la luce, allora dovremmo dire addio a tutto», scrive Adami, richiamando il rischio di disperdere tempo, energie e risorse investite per radicare l’università sul territorio maremmano.

L’idea alternativa: una rete sotto l’egida del Comune

Secondo il docente, una strada alternativa avrebbe potuto essere la creazione di una rete coordinata dal Comune di Grosseto, capace di attrarre nel capoluogo maremmano atenei italiani e stranieri interessati ad aprire corsi e programmi di studio.

Adami ricorda come, già nei primi anni Duemila, un noto consorzio di università statunitensi fosse pronto ad avviare a Grosseto alcuni percorsi accademici che avrebbero potuto portare almeno 6mila studenti l’anno, suddivisi nei quattro terms canonici.

Un progetto che non andò in porto, nonostante – sottolinea – la forte volontà della parte americana di avviarlo.

Le nuove sfide dell’accademia

L’analisi si allarga poi al contesto generale. Le realtà accademiche, osserva Adami, attraversano una fase di profonda trasformazione. L’intelligenza artificiale sta modificando radicalmente i metodi di insegnamento, la ricerca e la produzione scientifica, incidendo anche sulla scrittura di articoli e tesi.

Parallelamente, il proliferare delle università telematiche e delle offerte formative online sta frammentando la domanda e moltiplicando la concorrenza. Nel panorama italiano si inserisce inoltre la strategia di grandi gruppi industriali come Leonardo, che sostengono cattedre e progetti di ricerca legandoli però ai propri obiettivi industriali.

Una strategia “tailor made” per Grosseto

In questo scenario complesso, il polo grossetano – pur essendo, secondo Adami, «ottimamente diretto» – rischia di trovarsi in posizione fragile, «vaso di coccio tra quelli di ferro».

La conclusione è un invito chiaro: occorre ripensare dalle fondamenta la strategia di sviluppo, costruendo un progetto su misura per Grosseto e per la Maremma, capace di valorizzare le specificità del territorio e di ridurre le dipendenze strutturali.

Un intervento che riapre il dibattito sul ruolo dell’università nel capoluogo e sul modello più efficace per garantirne crescita, stabilità e autonomia nel lungo periodo.

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