GROSSETO. Ha 53 anni, una vita trascorsa a lavorare nelle cucine e nelle case di famiglie anche importanti, tra fornelli e servizio impeccabile. Poi la diagnosi: un tumore. Le terapie prima dell’intervento, la stanchezza, l’impossibilità di continuare a lavorare.
Per far fronte alle spese e alla mancanza dello stipendio, la donna – residente in provincia di Grosseto – decide di vendere alcuni oggetti d’antiquariato di cui era in possesso. Pezzi di valore, ricordi lasciati dalla nonna, di una vita di lavoro e relazioni: un carrello portavivande antichissimo appartenuto a una contessa, una fontana ricevuta in regalo da una famiglia presso cui aveva prestato servizio, diversi orologi a pendolo, un vassoio, un termometro antico, quadri con timbri e certificazioni. E anche della bigiotteria realizzata a mano, che la 53enne produceva nel tempo libero per venderla attraverso la protezione civile di cui fa parte, devolvendo il ricavato in beneficenza.
Quella che doveva essere una semplice compravendita si è trasformata in un’odissea.
Il contatto trovato su Internet e l’appuntamento a Grosseto
«Trovo il numero di telefono di questa persona su Internet, vedo che ha un negozio a Grosseto e lo contatto – racconta – Mi dice di averne tre di negozi in realtà e che si occupa proprio di compravendita di oggetti d’antiquariato».
Al telefono l’uomo si mostra affabile, interessato, disponibile a visionare la merce. «Comincio a mandargli foto, lui mi dice che è interessato e mi fa venire a Grosseto per portare quello che avevo da vendere».
Il primo incontro avviene in zona Porta Corsica. La donna scarica dall’auto alcuni pezzi e si accorda per tornare il giorno successivo con il marito, così da poter entrare nel negozio e scaricare anche gli oggetti più pesanti. L’appuntamento però viene rinviato alla domenica mattina.
«Avevo sentito odore di fregatura – racconta – Quando siamo tornati a portare il resto della merce, ho avuto conferma».
La trattativa nel negozio e l’offerta da 2.400 euro
Il commerciante fa parcheggiare l’auto in cima alla strada. La vetrina del negozio, secondo il racconto della donna, è tappezzata di giornali. «Dice a mia figlia di non restare sulla porta ma di entrare o uscire per evitare che ci vedesse la finanza, in caso di passaggio».
All’interno inizia la trattativa. «Mi offre 2.400 euro per gli oggetti che gli avevo lasciato. A me sembra poco ma tanto volevo disfarmene. Accetto e firmiamo un foglietto su un blocchetto per gli appunti». Nessuna ricevuta formale per la merce consegnata. Poi un dettaglio che aumenta i sospetti: «Mi dice che il carrello lo aveva venduto per 4.000 euro».
Secondo la 53enne, il valore complessivo degli oggetti poteva essere anche dieci volte superiore alla cifra pattuita. Eppure, stretta dalla necessità, accetta. «Con la malattia e le cure, senza poter lavorare, mi facevano comodo quei soldi».
Il bonifico che non arriva e le telefonate senza risposta
L’accordo prevede un bonifico in giornata. La donna riparte verso casa con la promessa del pagamento. Ma il bonifico non arriva.
Comincia così una lunga serie di telefonate e messaggi, spesso senza risposta. «Dopo quasi un mese, il 10 febbraio, gli chiedo ancora quella cifra dicendogli che ne ho bisogno davvero – racconta – Mi dice di essere in banca per farmi i bonifici, che però dall’istituto gli avevano detto che quei soldi me li doveva dare in quattro o cinque volte. Non aveva senso».
Nel frattempo, secondo quanto riferito dalla donna, il negozio in cui aveva lasciato la merce non esisterebbe più. L’uomo sarebbe stato sfrattato. La consapevolezza è amara: «Ho capito che quei soldi probabilmente non li prenderò più».
La decisione di denunciare
Ora la 53enne è pronta a rivolgersi ai carabinieri per presentare denuncia. «Ho voluto raccontare quello che mi è successo perché così nessun altro dovrà cascarci».
Una storia che intreccia malattia, fragilità economica e un presunto raggiro. Una vicenda che riporta l’attenzione sui rischi delle compravendite tra privati e sull’importanza di formalizzare ogni passaggio con documentazione fiscale e ricevute, soprattutto quando si tratta di oggetti di valore.




