Spaccio nel bosco con pistola nascosta sotto un masso: tre condanne | MaremmaOggi Skip to content

Spaccio nel bosco con pistola nascosta sotto un masso: tre condanne

Sorpresi all’alba nel bivacco dai carabinieri e arrestati: tra loro c’era anche il ragazzo che aveva fatto fuoco contro i finanzieri a Querce mercata. Il giudice dispone la scarcerazione con divieto di dimora nella provincia di Livorno
L'arresto nel bosco a Piombino
L’arresto nel bosco a Piombino

PIOMBINO. Vivevano nascosti nella macchia, in un bivacco improvvisato tra gli alberi, dove dormivano e gestivano una piccola piazza di spaccio. Lì, all’alba del 24 luglio, sono arrivati i carabinieri: trenta militari tra investigatori, Cacciatori di Sardegna e unità cinofile. E la rete si è chiusa.

Tre giovani di origine tunisina erano stati arrestati al termine di un’operazione coordinata dal comando provinciale dei carabinieri di Grosseto, che da settimane teneva sotto osservazione i movimenti dello spaccio tra la Maremma e la costa livornese.

Oggi, mercoledì 4 marzo, per loro è arrivata la sentenza: 2 anni e 11 mesi di reclusione e 12.250 euro di multa, con processo celebrato con rito abbreviato. Il giudice ha disposto anche la scarcerazione con divieto di dimora nella provincia di Livorno.

Il blitz nel bosco all’alba

L’operazione era scattata nelle prime ore del mattino in un’area boscosa della periferia di Piombino. I carabinieri del nucleo investigativo di Grosseto, insieme ai militari delle compagnie della provincia e a una dozzina di uomini dello Squadrone eliportato Cacciatori di Sardegna, avevano circondato la zona.

Con loro anche l’unità cinofila di Pisa San Rossore, specializzata nella ricerca di stupefacenti.

I tre giovani erano stati individuati nel bivacco che avevano allestito nel bosco. Dormivano quando i militari li hanno raggiunti: immobilizzati e messi in sicurezza senza che opponessero resistenza, erano stati portati in carcere. Tra loro c’era anche Nasreddin Talbi, il 24enne tunisino a processo a Grosseto per il tentato omicidio dei finanzieri nel bosco di Querce mercata. 

Droga pronta per lo spaccio

La perquisizione dell’accampamento aveva confermato i sospetti degli investigatori. Nel bivacco erano stati trovati circa 130 grammi di cocaina, 80 grammi di hashish e una quantità di eroina, oltre a bilancini elettronici di precisione e denaro contante, elementi che secondo l’accusa dimostrano l’esistenza di una vera attività di spaccio nella zona.

Dagli accertamenti tecnici è emerso che le sostanze sequestrate avrebbero potuto fruttare centinaia di dosi: 398 di cocaina, oltre mille di eroina e quasi novecento di hashish, secondo i calcoli basati sul principio attivo.

Gli investigatori hanno anche ricostruito anche alcune cessioni di droga per circa 330 euro a clienti rimasti ignoti.

La pistola nascosta sotto un masso

Ma la scoperta più inquietante era arrivata durante il rastrellamento dell’area. Sotto un grosso masso parzialmente interrato i militari avevano trovato una pistola calibro 9×21 marca Tanfoglio perfettamente funzionante, avvolta in più strati di cellophane per proteggerla dall’umidità.

Accanto all’arma c’erano 24 proiettili dello stesso calibro, non inseriti nel caricatore ma pronti all’uso. La pistola aveva la matricola abrasa ed è stata sottoposta ad accertamenti tecnici per stabilirne la provenienza.

Il processo e la condanna

I tre imputati – Nassreddin Talbi, difeso dall’avvocato Giulio Parenti ,Karoud Yassine, 27 anni, difeso dall’avvocato Luciano Picchi e Fausi Chamki, 35 anni, difeso dall’avvocata Barbara Luceri – hanno scelto il rito abbreviato davanti alla giudice per le indagini preliminari del tribunale di Livorno Francesca Mannini.

La procura aveva chiesto 5 anni di reclusione, ma il giudice ha condannato i tre a 2 anni e 11 mesi. I tre indagati sono stati ritenuti responsabili di diversi reati legati allo spaccio e alla detenzione di droga, oltre alla detenzione di munizioni non denunciate.

Sono stati invece assolti dall’accusa di detenzione di arma clandestina, contestazione che avrebbe comportato pene molto più pesanti.

La scarcerazione e il divieto di tornare a Livorno

Dopo la sentenza, la giudice Mannini ha disposto la sostituzione della misura cautelare del carcere con il divieto di dimora nella provincia di Livorno, ordinando l’immediata liberazione dei tre imputati.

La decisione tiene conto della pena inflitta, inferiore ai limiti che consentono di mantenere la custodia cautelare in carcere.

Il divieto di dimora serve, secondo il giudice, a interrompere i contatti con l’ambiente dello spaccio locale e prevenire il rischio di nuovi reati.

 

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