PIOMBINO. Il tempo delle attese sembra essere scaduto ormai da un pezzo per i lavoratori della Liberty Magona. Dopo mesi di incertezza, la pazienza delle tute blu di Piombino è ai minimi termini. Al centro c’è il passaggio della fabbrica al gruppo Trasteel, un’operazione che resta pericolosamente congelata nei meandri della burocrazia, impedendo il perfezionamento dell’affitto o dell’acquisto del sito industriale.
Un territorio sotto scacco
La crisi della Magona non è un caso isolato, ma il sintomo di un malessere profondo che colpisce l’intero polo siderurgico toscano. Secondo l’unione sindacale di base (USB), la situazione è aggravata da un mix di fattori esterni: dai dazi internazionali al rincaro dei costi energetici alimentato dai conflitti bellici e dalla speculazione finanziaria.
«Il nostro territorio sta subendo da anni un’erosione di posti di lavoro insostenibile – si legge nella nota diffusa dal sindacato -. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte all’attacco ai diritti e ai salari dei lavoratori».
Le rivendicazioni: salario e dignità
La risposta alla crisi non si farà attendere nelle fabbriche, ma punta dritta ai palazzi del potere. L’USB ha infatti indetto una manifestazione nazionale a Roma per il prossimo 23 maggio. Le richieste sono chiare e ambiziose:
- Paga oraria base: non inferiore ai 12 euro.
- Stipendio mensile: una soglia minima di 2.000 euro per garantire una vita dignitosa.
- Nazionalizzazioni: controllo pubblico sui settori strategici per sottrarre i lavoratori al “ricatto” delle multinazionali.
Accuse al Governo e no all’industria bellica
Il sindacato non risparmia critiche dirette all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, accusato di una gestione priva di una reale strategia industriale. Nel mirino dell’USB finisce soprattutto l’ipotesi di una riconversione degli stabilimenti verso la produzione bellica, definita come una «deriva pericolosa ed eticamente inaccettabile», oltre che fallimentare sotto il profilo occupazionale.
L’appello all’unità: «Operai Magona e Jsw uniti»
La parola d’ordine per le prossime settimane sarà mobilitazione. L’obiettivo è creare un fronte comune che unisca le diverse anime operaie di Piombino: dagli addetti della Magona a quelli della Jsw (ex Lucchini).
«Abbiamo dimostrato di poter bloccare porti e logistica con scioperi determinati – conclude l’organizzazione sindacale -. Solo la pressione verso i vertici politici e aziendali può sbloccare i tavoli negoziali. È tempo di camminare fianco a fianco».
L’appuntamento è dunque fissato per il 23 maggio a Roma, in quella che si preannuncia come una delle mobilitazioni operaie più calde degli ultimi mesi.