ORBETELLO. Il calcio, la guerra e quel silenzio che sembrò infinito. Doveva essere una serata come tante. Una puntata di “Quelli che il calcio dei dilettanti”, il format prodotto da GoalMaremma, fatto di racconti, passione e storie di calcio vero.
In collegamento dal Kuwait c’era Alessio Bifini, volto noto del calcio maremmano. A dialogare con lui ospiti importanti: Luciano Tommasi, Walter Trentini, Ignazio Pollari e da Vada Marco Mazzaroni.
Lunedì 23 marzo, Bifini raccontava la sua nuova vita lontano dall’Italia, ma ancora profondamente legata a quel mondo fatto di campi, sacrifici e sogni.
La guerra sullo sfondo
Prima del calcio, però, la realtà.
Bifini spiega cosa significa vivere lì oggi: attività ferme, lavoro sospeso, calcio in pausa dal 28 febbraio. Parla con calma, rassicura tutti. Dice che sta bene, che la situazione è sotto controllo.
Parole che tranquillizzano. Parole che riportano la trasmissione su un terreno familiare.
Il momento che cambia tutto
E allora si parla di calcio. Quello vero. Bifini s’illumina, entra nella discussione con entusiasmo. Gli ospiti lo seguono, sorridono. Per quasi quaranta minuti è tutto normale. Tutto come deve essere.
Poi succede. Un dettaglio minimo. Il volto che si tende. E quel suono: le sirene. Arrivano da lontano, ma entrano dritte nella diretta. «Ragazzi… ci sono le sirene, devo lasciare. Scusate». Bifini si interrompe. Capisce subito. E sparisce.
Il brivido e il silenzio
In studio passa un brivido. Immediato, quasi fisico. Gli ospiti si guardano, qualcuno abbassa lo sguardo. Poi il silenzio. Dura pochi secondi, ma sembra infinito. Un silenzio pieno, pesante, che dice tutto senza bisogno di parole.
Non è più televisione. È qualcosa di profondamente umano, perché in quel momento nessuno pensa più al calcio. Tutti pensano a lui.
Quel suono che non ci appartiene
Resta una sensazione difficile da spiegare. Perché mentre qui tutto scorre normale, tra case e abitudini, quelle sirene hanno rotto ogni distanza. Ci hanno portato dentro una realtà che vediamo solo nei telegiornali. Una realtà che non conosciamo davvero.
Non così. Non in diretta. Non mentre stiamo parlando di calcio.
La paura, quella vera
Per un attimo tutti hanno capito cosa significa. Non il racconto della guerra, ma il suo suono. Un suono che non ci appartiene, e proprio per questo fa ancora più paura.
Una paura sincera, istintiva. Quella che ti fa capire quanto sia fragile la normalità che diamo per scontata.
La trasmissione va avanti, ma qualcosa è cambiato. Le parole tornano, ma più lente. Gli sguardi si perdono. C’è un pensiero fisso, non detto, che attraversa la mente di tutti i presenti: «Starà bene?».
Il messaggio che libera il respiro
Poi, verso la fine, dopo un’ora circa, arriva il messaggio tanto atteso. «Ragazzi, qui tutto a posto – si legge – Le sirene sono finite. Grazie per la serata».
E allora sì, si respira. Non c’è esultanza. Solo sollievo.
Quella di lunedì sera non è stata solo una trasmissione. È stata una storia vera, vissuta in diretta. Un viaggio tra leggerezza, paura e speranza.
Molto più di una diretta
Resta il ricordo di quel momento in cui Alessio Bifini, icona del calcio maremmano, si è alzato e si è scusato. Perché da lì a poco sopra casa sua potevano passare missili, guerra, pericolo reale.
Un pensiero che ha colpito tutti. Ci ha fatto capire quanto siamo fortunati. E quanto, nel mondo, ci siano ancora situazioni dove qualcuno gioca con il fuoco.
Per un attimo è come se fossimo stati lì. E non è stato un bel momento.



