ARCIDOSSO. Incensurato, ma con una collezione di segnalazioni e denunce cominciate quando era ancora minorenne. Per l’imbrattamento di un immobile storico a Bologna e ancora prima per spaccio e favoreggiamento personale, porto di un coltello e concorso in furto aggravato. Segnalazioni queste ultime, fatte dai militari di Castel del Piano e Arcidosso quando il ragazzo era ancora minorenne.
La notte degli scontri è solo l’ultimo fotogramma. Quello che pesa davvero, nelle motivazioni della giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torino Irene Giani, è la traiettoria. Una linea che parte da lontano, che attraversa anni di precedenti e arriva fino alle strade di Torino trasformate in campo di battaglia.
l tribunale ha convalidato l’arresto di Angelofrancesco Simionato, 22 anni, disponendo nei suoi confronti la misura cautelare degli arresti domiciliari. Una decisione che tiene conto del fatto che il 22enne è incensurato e anche per la sua giovane età. Oltre al fatto che Simionato non risulta appartenere a gruppi organizzati violenti o antagonisti, né è mai emerso quale autore di atti della medesima indole nel corso di precedenti manifestazioni o cortei. Il 22enne poi, a differenza degli antagonisti che hanno cominciato gli scontri, non aveva il volto scoperto, «non indossava strumenti di protezione (quali scudi o caschi), dimostrando anzi una certa ingenuità operativa, come attestato dalla scelta di indossare indumenti sgargianti, che con facilità ne consentivano l’immediato riconoscimento».
Il racconto davanti alla giudice: «Ho visto il poliziotto a terra e mi sono allontanato»
Difeso dall’avvocata Elisabetta Mantovani del foro di Torino, Angelo Simionato non ha risposto alle domande della giudice. Ha voluto però fare dichiarazioni spontanee: «Procedevo nella folla, stavo scappando e più volte ho visto un celerino dietro di me – ha spiegato – mi sono girato, ho visto il poliziotto a terra; ho
visto le persone che erano su di lui e mi sono allontanato. Non ho spinto nessuno».
Ma seguendo la ricostruzione della Digos, Simionato avrebbe partecipato attivamente agli scontri scoppiati durante la manifestazione nazionale a Torino, degenerata in violenze contro le forze dell’ordine.
Lanci di pietre, bottiglie e bombe carta, cariche e contrapposizioni frontali: gli atti parlano di aggressioni dirette agli agenti, alcuni dei quali hanno riportato lesioni documentate dai referti medici. Le immagini video e le testimonianze collocano il 22enne nelle fasi più concitate, giustificando l’arresto in flagranza differita.
Secondo la giudice, però, Simionato avrebbe «dimostrato ingenuità operativa». Era infatti l’unico, in mezzo agli altri aggressori, ad avere un giubbotto rosso addosso e a farsi riprendere a volto coperto. In testa, aveva un coppola di colore verde. Non indossava un passamontagna, né una sciarpa sul volto.
La ricostruzione nel video
La polizia, oltre alle testimonianze, ha passato al setaccio fotogramma per fotogramma il video pubblicato subito dopo l’aggressione al poliziotto, uscito il giorno dopo dall’ospedale con una prognosi di 20 giorni.
Simionato, si trova sì nelle retrovie del capannello di aggressori, nel corso della prima parte dell’azione. Il video, che comincia quando il poliziotto è già a terra, accerchiato dai manifestanti, mostra il 22enne in mezzo a quel gruppo di violenti.
Poco dopo viene ripreso mentre spinge un manifestante che ha davanti verso l’agente che si trova a terra «con chiaro intento ed effetto di incoraggiamento a proseguire nell’assalto», scrive la giudice.
Simionato quindi sapeva quello che stava succedendo. Si era reso conto del pestaggio dell’agente a terra. «Per questo, la sua condotta – scrive ancora la gip – deve correttamente apprezzarsi nei termini di efficiente concorso morale. L’indagato, infatti, con la propria permanenza e con la registrata azione di sospingimento, contribuiva alla realizzazione dell’evento».
I domiciliari a Montelaterone
I genitori di Angelofrancescio Simionato, domenica 2 febbraio sono corsi a Torino, appena hanno saputo che loro figlio 22enne era nel carcere Lorusso e Cutugno, sono corsi in Piemonte.
Mercoledì 4 febbraio il ragazzo è stato scarcerato: i suoi genitori si sono resi disponibili ad accoglierlo nella loro casa a Montelaterone.
È nel borgo amiatino che tornerà. E a spiegare il perché della scelta della misura cautelare, è la stessa giudice nelle 14 pagine di ordinanza: «Il ragazzo ha dimostrato una preoccupante insensibilità rispetto alle regole del vivere comunitario – scrive la gip – Seppure incensurato, risulta già a più riprese segnalato e denunciato per l’imbrattamento di un immobile, per spaccio, favoreggiamento personale, e porto di un coltello. Nella vicenda che occupa, il medesimo agiva in gruppo e in sinergia con altri facinorosi, peraltro essendosi spostato a Torino dalla Toscana in occasione della manifestazione poi degenerata nei descritti epiloghi violenti, che lo vedevano protagonista».
Con gli arresti domiciliari, il pericolo di reiterazione non si correrà. «Pericolo collegato – scrive la giudice – alla possibilità di partecipare ad altri eventi collettivi della medesima natura, in concreto impedita dall’applicazione della predetta misura. Simionato non risulta legato a gruppi organizzati violenti o antagonisti, né è mai emerso quale autore di atti della medesima indole nel corso di precedenti manifestazioni o cortei; il medesimo, a differenza dei soggetti che con azione preordinata avviavano gli scontri, non era travisato, non era in possesso di strumenti di protezione (quali scudi o caschi), dimostrando anzi una certa ingenuità operativa, come attestato dalla scelta di indossare indumenti sgargianti, che con facilità ne consentivano l’immediato riconoscimento».



