GROSSETO. Fanno discutere in città le parole di Claudio Simoni, dirigente dell’istituto Leopoldo di Lorena sulla sicurezza e sui controlli preventivi a scuola, introdotti per garantire un ambiente più sicuro ma che, paradossalmente, avrebbero contribuito a scoraggiare alcune iscrizioni.
Un tema che ha acceso il dibattito sul rapporto tra prevenzione, percezione della sicurezza e ruolo delle istituzioni.
Sulla vicenda interviene anche Gabriella Capone, consigliera comunale del Pd, che richiama l’attenzione sul valore della prevenzione e sulla necessità di politiche sociali e di sicurezza più ampie.
Di seguito l’intervento integrale.
«La sicurezza non si risolve solo con la repressione»
«Il problema della sicurezza è trasversale e produce conseguenze e perdite di chance. Ed ecco che si palesa non risolvibile soltanto in ottica di repressione, ma investe il tema della prevenzione oggi più che mai.
L’appello del dirigente dell’istituto Leopoldo di Lorena non può passare inosservato, agli occhi degli amministratori e della politica prima di tutto, quella politica che va oltre schieramenti e partiti.
Si tratta di un vero paradosso è vero: concepire strumenti di prevenzione come indicatori della presenza di situazioni di pericolo non può essere la chiave di lettura. E non parliamo della questione legata ai metal detector, lo sostiene lo stesso dirigente scolastico nell’intervista a MaremmaOggi».
Prevenzione e ambiente scolastico sicuro
«Ciò su cui dobbiamo focalizzare l’attenzione è da un lato la ricerca di garantire un ambiente sereno, tranquillo e sicuro – come dovrebbe essere per definizione un istituto scolastico – e la preoccupazione che ogni azione preventiva sia interpretata come sinonimo di necessità di intervento a fronte di una situazione emergenziale.
L’emergenza c’è ma è fuori dagli edifici scolastici. Ed è lì che bisogna intervenire.
Fa, infatti, riflettere che dirigenti e docenti debbano fronteggiare emergenze quali: fragilità, differenze sociali, percorsi migratori e disagi economici. La scuola affronta queste tematiche nell’ambito di progetti inclusivi e preventivi sui temi della legalità, del cyberbullismo, educazione civica, uso consapevole della rete ed uso corretto dell’AI».
Il ruolo delle politiche sociali e della sicurezza
«Un’istituzione scolastica non può, però, sopperire alla mancanza di adeguate politiche sociali e di sicurezza, che esulano dalle competenze, ma di cui evidentemente ne sentono la necessità.
Una scuola che prevenga l’insorgenza di problematiche interne è una scuola che considera la prevenzione certamente lo strumento più utile ad evitare di trovarsi in determinate situazioni pregiudizievoli.
Questo non deve significare etichettare una scuola, sconsigliarla e/o evitarla».
«Non etichettare scuole e quartieri»
«È lo stesso errore che si compie nel momento in cui si individua un’area della città rendendola il capro espiatorio degli episodi di criminalità e facendo finta di non vedere cosa accade altrove. Come accade per via Roma ad esempio.
I fallimenti e le tensioni sociali sono collettivi e strutturali. Concentrarsi su un bersaglio facile non fa altro che impedire la crescita e la risoluzione reale dei problemi».
Sicurezza dei giovani e responsabilità della società
«Garantire che gli studenti arrivino a scuola “armati” solo di libri e quaderni non è compito di un’istituzione scolastica, ma è compito della società nelle sue articolazioni e di politiche giovanili adeguate.
Non c’è colore politico nell’affrontare tematiche come queste. C’è solo l’esigenza e l’emergenza di non lasciare sospesi appelli e segnalazioni e fare capire alla cittadinanza che se una scuola agisce per verificare l’insorgenza di un possibile pregiudizio è soltanto perché non è cieca e comprende che lì fuori c’è qualcosa che non va, ma all’interno delle mura scolastiche non si può correre il rischio che qualcosa possa accadere».
Prevenzione, cultura e deterrenza
«Ecco che la prevenzione nel trattare temi come quelli sopra menzionati è una prevenzione che investe nella cultura e nel cambiamento culturale e va a braccetto (oggi necessariamente) con la prevenzione del controllo nell’ottica della deterrenza.
Non servirà arrivare ad adottare protocolli estremi, che per l’appunto dovrebbero rappresentare l’extrema ratio, ma serve la capacità di comprendere che integrare azioni efficaci per incrementare la percezione della sicurezza non deve risultare dannoso per chi decide di intervenire non chiudendo gli occhi, confidando che chi di dovere li apra e decida di agire efficacemente».**
— Gabriella Capone, consigliera comunale Pd



