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«Non basta dire che va tutto bene»: la lettera sulla sicurezza a Grosseto

Il tema della sicurezza a Grosseto continua a far discutere. Dopo piani e rassicurazioni istituzionali, arriva la lettera di Vincenzo Reale, scrittore e professore grossetano, che racconta episodi concreti e pone domande dirette all’amministrazione comunale
Un furto in appartamento, sangue in centro e la polizia in via Roma. Torna il dibattito sulla sicurezza. Nel tondo Vincenzo Reale
Un furto in appartamento, sangue in centro e la polizia in via Roma. Torna il dibattito sulla sicurezza. Nel tondo Vincenzo Reale

GROSSETO. Il tema della sicurezza a Grosseto continua a dividere e a interrogare la città. Tra rassicurazioni istituzionali, dati ufficiali e percezioni diffuse di insicurezza, il dibattito resta aperto e spesso polarizzato.

In questo contesto arriva una lettera al direttore firmata da Vincenzo Reale, scrittore e professore grossetano, che sceglie di intervenire con un contributo pacato ma netto, lontano sia dall’allarmismo sia dalla minimizzazione del problema.

Reale non si limita a elencare episodi o statistiche, ma pone una questione più profonda: il rapporto tra sicurezza, qualità della vita e percezione quotidiana dei cittadini, invitando a non liquidare con sufficienza il disagio che una parte della popolazione avverte.

Un intervento che chiede ascolto, responsabilità e serietà nel confronto pubblico, e che MaremmaOggi pubblica integralmente.

La lettera di Vincenzo Reale sulla sicurezza a Grosseto

Lettera al direttore
di Vincenzo Reale

Gentile direttore,

scrivo non solo in qualità di cittadino grossetano, ma anche come scrittore che da tempo osserva con attenzione la vita sociale della città.

In questi giorni sto approfondendo i principali atti dell’Amministrazione sulla sicurezza urbana: il piano Grosseto Safe 2025, il progetto di videosorveglianza Grosseto Visibile 2025-2027, le direttive organizzative del PIAO. È evidente che sulla carta non manchino gli impegni formali.

Mentre nei documenti la parola sicurezza sembra definita, nella realtà quotidiana delle famiglie la situazione è molto diversa.

Furti ripetuti e senso di vulnerabilità

Nelle ultime due settimane, dei ladri sono entrati nell’abitazione dei miei genitori per due volte. La loro casa si trova a cento metri dalla caserma dei carabinieri.

Sotto casa ci sono costantemente individui appostati, che osservano gli spostamenti, studiano le abitudini e agiscono solo quando sanno che l’abitazione è vuota.

Lo stesso accade ai nostri vicini, che hanno subito quattro intrusioni in un solo anno.

Quando i miei genitori hanno contattato la polizia, si sono sentiti dire che non erano disponibili pattuglie.

Sicurezza e limiti economici delle famiglie

Comprendo i limiti strutturali e la complessità del lavoro delle forze dell’ordine, ma è altrettanto comprensibile il profondo senso di vulnerabilità che tutto questo genera.

A questa fragilità si aggiunge un altro problema, spesso ignorato: l’impotenza economica di molte famiglie.

Non tutti possono permettersi costosi sistemi d’allarme, grate di sicurezza, serrature rinforzate o interventi strutturali su porte e finestre.

E, paradossalmente, anche chi può permetterseli spesso scopre che questi strumenti non garantiscono affatto l’efficacia promessa, perché chi vuole entrare trova comunque il modo.

Il risultato è che una parte sempre più ampia di cittadini – anziani, famiglie, persone sole – vive nell’incertezza, nell’ansia di restare a casa da sola o di tornarci la sera.

Ed è evidente che questa non può essere considerata “normalità”.

Le domande rivolte all’amministrazione comunale

Non scrivo per attaccare l’amministrazione né per alimentare polemiche sterili.

Scrivo per aprire un confronto reale con il sindaco Vivarelli Colonna e con l’assessore alla Sicurezza Megale:

quali strumenti l’amministrazione ritiene davvero efficaci contro bande che osservano, pianificano e colpiscono con questa metodicità?

Come dovrebbero reagire, secondo il Comune, quei cittadini che non possono permettersi interventi di sicurezza costosi e che, anche potendoseli permettere, non trovano comunque una reale protezione?

Ma soprattutto: che cosa ci si aspetta da chi vive con la beffa e la paura di ritrovarsi la casa violata una volta, due volte, più volte, sapendo che anche chiamare aiuto può non bastare?

E allora chiedo ancora: gli investimenti effettuati stanno producendo risultati concreti? È necessario rivedere l’organizzazione, il coordinamento, la distribuzione degli agenti o la strategia complessiva?

Sicurezza come esperienza quotidiana

Credo sia fondamentale che l’Amministrazione ascolti i cittadini, guardandosi bene dal derubricare le preoccupazioni a episodi isolati.

La sicurezza non è un concetto: è una condizione che si vive – o non si vive – dentro la propria casa.

Confido che la mia testimonianza possa contribuire a un dialogo sincero e, soprattutto, utile per il futuro.

Cordiali saluti,

Vincenzo Reale

Chi è l’autore

Vincenzo Reale, laureato in lettere a Siena, è scrittore (per Rubbettino) e professore al Centro Linguistico Italiano Dante Alighieri di Roma, dove insegna italiano. Da anni interviene nel dibattito pubblico con riflessioni sui temi civili e sociali, ponendo particolare attenzione al rapporto tra comunità, territorio e responsabilità delle istituzioni.

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