Se non c’è consenso è stupro: mobilitazione in piazza Dante | MaremmaOggi Skip to content

Se non c’è consenso è stupro: mobilitazione in piazza Dante

Associazioni e sindacati in piazza domenica 15 febbraio contro il Ddl Bongiorno: «Solo sì è sì»
La locandina dell’iniziativa e una manifestazione in piazza Dante

GROSSETO. Domenica 15 febbraio, alle ore 11, piazza Dante a Grosseto ospiterà la mobilitazione promossa dalla rete D.i.Re Donne in Rete contro la violenza per ribadire un principio chiaro: senza consenso è stupro.

All’iniziativa aderiscono numerose realtà del territorio: l’associazione Olympia de Gouges – centro antiviolenza, Raccontincontri – libreria delle ragazze, il collettivo femminista Women Talking, ANPI comitato provinciale “Norma Parenti”, Spi Cgil, cooperativa Arcobaleno, associazione Restiamo Umani, associazione Gremigna – festival Docudonna, coordinamento donne Grosseto Cgil, coordinamento donne “Licena Boschi”, libreria Altrimondi Follonica, Arci Grosseto, conferenza provinciale donne Dem e commissione provinciale pari opportunità.

L’obiettivo è affermare con forza che «solo sì è sì» e che ogni atto sessuale compiuto senza consenso è violenza sessuale.

La violenza sessuale come fenomeno strutturale

La violenza sessuale non è un fatto isolato o individuale, ma un fenomeno strutturale legato ai rapporti di potere che attraversano la società, le relazioni e la sessualità.

Secondo le associazioni promotrici, la cosiddetta cultura dello stupro si alimenta di miti, stereotipi e rappresentazioni distorte del consenso che finiscono per rendere tollerabili comportamenti coercitivi, influenzando anche le pratiche giudiziarie.

La Convenzione di Istanbul definisce la violenza sessuale come un atto compiuto senza consenso. Molti Paesi europei hanno già adeguato le proprie leggi a questo principio.

Ddl Bongiorno: cosa cambia sul consenso

Al centro della mobilitazione c’è la proposta di riscrittura del cosiddetto DDL Bongiorno, che elimina il riferimento esplicito al consenso e introduce la dicitura “contro la volontà”.

Secondo le promotrici, questa scelta rappresenta un passo indietro politico e culturale, perché smentirebbe il percorso parlamentare avviato lo scorso anno e azzererebbe il lavoro svolto per rafforzare la tutela delle donne.

«Opporsi al Ddl Bongiorno – spiegano – significa lottare anche contro lo sfruttamento, il razzismo, la diseguaglianza, la violenza istituzionale e le guerre».

Per le associazioni, la nuova formulazione rischia di riproporre una visione patriarcale che sposta l’attenzione dalla mancanza di consenso alla necessità, per la vittima, di dimostrare una resistenza esplicita.

Il rischio di vittimizzazione secondaria

Uno dei timori più forti riguarda la cosiddetta vittimizzazione secondaria, ovvero l’insieme di pratiche che, durante il percorso giudiziario, finiscono per colpevolizzare o mettere in discussione la persona che denuncia.

Secondo i centri antiviolenza, già oggi le denunce sono poche e molte vengono archiviate o non arrivano a processo. Un’eventuale modifica normativa potrebbe rendere ancora più difficile raccontare la violenza e ottenere giustizia.

«Alle vittime – sostengono – verrebbe chiesto di dimostrare di non aver provocato, cercato o favorito la violenza», rafforzando stereotipi e meccanismi di colpevolizzazione.

La mobilitazione a Grosseto

L’appuntamento è fissato per domenica 15 febbraio alle 11 in piazza Dante a Grosseto.

La mobilitazione vuole ribadire un principio semplice e non negoziabile: il consenso deve essere libero, esplicito e revocabile. Senza consenso è stupro.

Le organizzazioni invitano cittadine e cittadini a partecipare per difendere un impianto normativo che metta al centro l’autodeterminazione e la libertà delle donne.

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