Scoperta alle Terme di Sorano: un sito neolitico tra i più antichi d’Italia | MaremmaOggi Skip to content

Scoperta alle Terme di Sorano: un sito neolitico tra i più antichi d’Italia

Una cavità monumentale sopra il Bagno dei Frati svela l’uso delle acque termali già 6.500 anni fa
Il gruppo dei ricercatori

SORANO. Tutto nasce dall’incontro di due volontà complementari. Il dottor Luciano Calvani, presidente del consiglio di amministrazione della società Antiche Terme Acqua di Sorano, da tempo era incuriosito da alcune strutture antiche presenti nell’area del complesso termale. Durante un soggiorno alle terme, anche l’archeologo Stefano Giuntoli è rimasto colpito dalla presenza di una grande cavità scavata in un ripiano di travertino, nella zona soprastante il Bagno dei Frati, vasca termale storica risalente al XV secolo.

La cavità, estesa per circa 320 metri quadrati e profonda fino a 3,60 metri, non era mai stata studiata, non aveva un toponimo e non se ne conoscevano né la funzione né l’epoca di realizzazione.

Lo scavo scientifico

Dal confronto tra Calvani e Giuntoli è nata la decisione di approfondire la questione con una ricerca bibliografica sulla documentazione storico-archeologica del territorio. I primi riscontri hanno portato a ipotizzare l’esistenza di un sito di interesse archeologico e alla scelta di avviare uno scavo scientifico.

Il consiglio di amministrazione della società Antiche Terme Acqua di Sorano ha quindi finanziato il progetto e assunto la titolarità della concessione ministeriale, approvata dal Ministero della cultura.

La direzione scientifica è stata affidata al dottor Stefano Giuntoli, con la vicedirezione della dottoressa Domenica Palmieri e del dottor Francesco Zabban, con la collaborazione del geologo Fabio Lorenzi e sotto la supervisione della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo.

I primi risultati: una struttura di 6.500 anni fa

La prima campagna di scavo è iniziata nel luglio 2024 e ha restituito risultati di grande rilievo. Durante la rimozione dello strato superficiale è stato individuato un ingresso a imbuto che conduce alla cavità, con tre gradini scavati direttamente nella roccia.

Un saggio interno ha permesso di portare alla luce, sul fondo della cavità, una struttura ellissoidale (2,60 x 2,20 metri), realizzata in blocchi di travertino e tufo disposti su più assise. La struttura risultava riempita con piccole pietre e circondata esternamente da massicciate.

Durante gli scavi è riaffiorata anche una falda antica di acqua termale, fino ad allora mai individuata in quella zona.

La datazione al Neolitico

Le analisi al radiocarbonio eseguite su frammenti di carbone rinvenuti a diretto contatto con la struttura hanno datato la costruzione tra il 4495 e il 4335 a.C., in piena età neolitica.

La cronologia è confermata anche dal ritrovamento di manufatti litici e frammenti ceramici, che testimoniano l’utilizzo delle acque termali già in epoca preistorica, con probabili funzioni salutari e forse cultuali.

Le ricerche continuano

Le indagini proseguono grazie al rinnovo biennale della concessione ministeriale, che consente di portare avanti lo scavo in modo continuativo. Numerosi ritrovamenti di notevole interesse stanno progressivamente emergendo, anche se una parte consistente della cavità deve ancora essere indagata.

Il completamento delle ricerche permetterà di ottenere un inquadramento storico-archeologico più preciso dell’intero complesso.

Già oggi, però, il sito viene riconosciuto come di straordinaria rilevanza scientifica, per la novità delle evidenze e per il contributo significativo alla conoscenza del Neolitico in Italia.

L’assessora Manetti: «Una terra che continua a sorprendere»

La scoperta archeologica emersa nell’area del Bagno dei Frati, nel complesso termale di Sorano (Gr), conferma la Toscana come terra di tesori archeologici e assume una rilevanza scientifica di primo piano per lo studio del Neolitico italiano.

«Il Bagno dei Frati è un sito di straordinaria importanza scientifica – ha dichiarato l’assessora regionale alla cultura Cristina Manetti – perché offre nuovi e fondamentali elementi per la conoscenza delle frequentazioni umane in età neolitica e del rapporto tra le comunità antiche e le risorse naturali, in particolare le acque termali».

Secondo Manetti, il ritrovamento rafforza il ruolo della Toscana come regione capace di restituire testimonianze che attraversano tutte le epoche storiche.

«La nostra è una terra che continua a sorprendere – ha aggiunto – e ogni scoperta arricchisce un patrimonio culturale unico, che va tutelato e valorizzato con responsabilità e visione».

L’assessora ha infine espresso soddisfazione per il lavoro svolto da archeologi, Soprintendenza ed enti locali, sottolineando come i risultati delle ricerche possano aprire nuove prospettive di studio e rappresentare un’opportunità di crescita culturale per il territorio. 

 
 

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