«Tortora oggi voterebbe Sì»: Francesca Scopelliti entra nel dibattito sul referendum giustizia | MaremmaOggi Skip to content

«Tortora oggi voterebbe Sì»: Francesca Scopelliti entra nel dibattito sul referendum giustizia

La giornalista ed ex senatrice, da anni residente a Grosseto: «La separazione delle carriere garantisce giudici davvero terzi e una giustizia più giusta»
Una foto ormai storica dell'arresto di Enzo Tortora, nel 1983 e Francesca Scopelliti
Una foto ormai storica dell’arresto di Enzo Tortora, nel 1983 e Francesca Scopelliti

GROSSETO. Nel dibattito sul referendum giustizia del 22 e 23 marzo arriva anche l’intervento di Francesca Scopelliti, giornalista, ex senatrice e figura da anni legata alla Maremma, dove vive stabilmente. In passato è stata consigliera comunale a Manciano e assessora a Grosseto durante il mandato dell’allora sindaco Alessandro Antichi.

Il suo intervento richiama direttamente la vicenda giudiziaria di Enzo Tortora, di cui fu compagna negli anni del processo, indicando nella separazione delle carriere uno dei passaggi chiave per evitare nuovi errori giudiziari.

«Una campagna dura contro il Sì»

«È stata una campagna referendaria impegnativa, dura e faticosa, con avversari determinati a tutto pur di far vincere il no».

«Due partiti del no rappresentati uno dal Pd della Schlein che ha rinnegato la storia riformista garantista della sinistra italiana pur di fare opposizione politica con il costante richiamo al pericolo fascista175.

«L’altro partito del no, quello della Associazione nazionale magistrati, che tradendo la tanto rappresentata Costituzione italiana ha indossato sopra la toga la casacca politica con messaggi e slogan ingannevoli, falsi, offensivi, diseducativi e minacciosi».

«Un’operazione mistificatoria strategica per non perdere il potere politico: quel potere politico delle correnti che ormai governa e sovrasta l’attività del consiglio superiore della magistratura».

«La separazione delle carriere guarda al futuro»

«La legge sulla separazione delle carriere non è un cataclisma, una sciagura, non porta l’Italia nel passato ma anzi la proietta nel futuro».

«Non vuole stracciare la Costituzione, non vuole sottomettere la magistratura al governo».

«Anzi è una riforma a favore degli italiani perché garantisce una giustizia più giusta, è a favore della magistratura perché la libera dal potere correntizio per renderla autonoma e indipendente con giudici terzi e imparziali».

«È una riforma che supera l’ordinamento fascista che si fondava su due capisaldi: la presunzione di colpevolezza e l’unicità delle carriere».

Il richiamo a Enzo Tortora

«Non può essere imparziale il giudice che indossa la stessa toga di chi accusa», questo direbbe Enzo Tortora dopo aver vissuto sulla propria pelle un processo in cui l’equilibrio tra accusa e giudizio è mancato in maniera esplicita e vedrebbe nella separazione delle carriere una riforma giusta per rendere il sistema più equo, più trasparente, più giusto per i cittadini».

«La vicenda giudiziaria di Enzo è l’esempio plastico di come la connivenza tra accusa e giudizio sia alla base dell’errore giudiziario».

«Arrestato senza una prova fu rinchiuso nel carcere di Regina Coeli con il benestare del giudice istruttore, primo giudice compiacente alla linea accusatoria senza una prova».

«E più tardi fu condannato a dieci anni dal giudice del processo di primo grado sempre senza una prova, ma solo sulla base di dichiarazioni fragilissime e falsissime di pentiti istruiti ad hoc con un copione da recitare».

«Un giudice terzo avrebbe evitato quell’errore»

«Un giudice terzo e imparziale, come richiede la riforma, non avrebbe autorizzato quell’arresto e non avrebbe avallato una condanna senza prove».

«Tortora fu poi assolto proprio grazie a un giudice terzo e imparziale. E c’è un fatto da dire: i giudici e i magistrati che furono gli artefici di quel crimine giudiziario proseguirono con riconoscimenti e avanzamenti di carriera. Altro che cultura della giurisdizione».

«Quella che travolse Tortora fu cultura del potere e del corporativismo, non certo della verità: questo è quello che denunciamo noi del sì, questo è quello che protegge il partito del no della Anm».

L’appello finale al voto

«Lo dimostrano le fake news diffuse oggi dai magistrati ma basta leggere il testo della legge di riforma per capire che l’obiettivo è rendere i magistrati soggetti solo alla legge come tutti i cittadini».

«Questo è uguaglianza. Questo è stato di diritto. Ma dobbiamo far prevalere i Sì. Il 22 e il 23 marzo sarà la nostra ultima chance, non sprechiamola».

«Andiamo a votare e facciamo votare sì perché il sì difende i cittadini e non il potere. Difende i giudici di giustizia e non quelli di potere. Il sì rende onore alla battaglia di Enzo Tortora per la giustizia giusta e alla sua memoria. Il sì ci permette di delineare una nuova Italia, più bella perché più giusta».

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