GROSSETO. Da più parti viene ventilato uno sciopero degli autotrasportatori dal 20 aprile, ma al momento la situazione è molto articolata.
Mauro Squarcia, storico autotrasportatore grossetano getta acqua sul fuoco, anche se la situazione generale non è proprio ideale, specialmente per l’alto costo del gasolio.
Per ora nessuno sciopero degli autotrasportatori
«Solo una sigla sindacale ha indetto per fine aprile uno sciopero – conferma Squarcia – ma le sigle più importanti stanno parlando al tavolo con il Mit (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) e la situazione viene monitorata costantemente. Certo è che se non cambia qualcosa tutto il settore avrà una bella crisi, servirebbe un rimborso almeno del 28%».
I costi dei carburanti ricadranno sui consumatori
«In Italia circa l’80% degli autotrasportatori sono “padroncini”, piccole imprese, e servirebbero le clausole di salvaguardia – spiega Squarcia – per attenuare i costi. Mi spiego meglio: il gasolio incide il 30% sulle tariffe, e di questo passo un’azienda come la mia potrebbe spendere in un anno 80/90 mila euro in più. Chi invece può avere più peso politico sono per esempio le compagnie aeree. L’unione fa la forza, sempre».
Energia e consumi, in Europa si parla già di rischio austerity
Con il prezzo del petrolio in continua ascesa, il Brent dal 28 febbraio è salito del 59%, e con il taglio delle accise che finisce il 7 aprile, il Consiglio dei Ministri il prossimo venerdì 3 aprile discuterà di possibili nuovi aiuti.
Il consigliere europeo Dan Jorgensen, ha lanciato l’allarme ai responsabili dell’energia riuniti in videoconferenza per un consiglio informale sul protrarsi della guerra in Medio Oriente.
«L’Unione Europea garantisce gli approvvigionamenti, ma dobbiamo essere pronti – ha detto Jorgensen – a una potenziale interruzione prolungata del commercio energetico internazionale». In altre parole il rischio austerity sembra essere dietro l’angolo.
L’ invitato agli Stati membri è quello dunque di considerare una serie di misure per garantire la fornitura di petrolio e prodotti raffinati da attuare in stretto contatto con la Commissione, il gruppo di coordinamento del petrolio e la Task force dell’Unione Energetica. Ma soprattutto iniziare a considerare la promozione di misure di risparmio sul lato domanda, soprattutto per il settore dei trasporti.
Meno voli e smart working
Da Bruxelles arrivano suggerimenti come limitare gli spostamenti, sia con i voli che le auto private ma anche l’incentivazione dello smart working e l’abbassamento dei limiti di velocità sulle autostrade.
Il problema, oltre al prezzo del greggio, sono i prodotti petroliferi: benzina e soprattutto il gasolio per il nostro Paese. Attualmente – in base a dati Unem – il 57% del gasolio (3 milioni di tonnellate) e il 20% di jet fuel (500 mila tonnellate) importati dall’Italia transitano per Hormuz, mentre solo il 6% del petrolio (3,3 milioni di tonnellate) passa per lo Stretto perché gran parte del greggio saudita bypassa Hormuz via l’oleodotto East West crude oil pipeline.
Lo sciopero dei tir
Il 20 aprile è stato programmato uno sciopero di cinque giorni dei tir, proclamato dalla sigla «Trasporto unito». Le associazioni di categoria parlano di “situazione ormai insostenibile” e di “assoluta emergenza”. I gestori delle pompe di distribuzione Faib Confesercenti e Fegica hanno presentato un esposto a Mister Prezzi, il Garante del ministero delle Imprese: accusano le compagnie energetiche di non aver ancora pubblicato sui loro siti i prezzi di vendita consigliati, come impone il decreto carburanti del 18 marzo.




