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«Salviamo le consigliere di parità». Al via la petizione

Preoccupazione anche a Grosseto. Tancredi: «Si perde un presidio fondamentale contro le discriminazioni per i lavoratori»
Da sinistra: Veronica Tancredi e Laura Parlanti
Da sinistra: Veronica Tancredi e Laura Parlanti

GROSSETO. C’è preoccupazione per il futuro delle consigliere di parità, a esprimerla è Veronica Tancredi, presidente della commissione pari opportunità della Provincia di Grosseto. Il decreto legislativo presentato dal governo Meloni prevede la soppressione delle figure territoriali e regionali, sostituendole con un organismo nazionale con sede a Roma. Per provare a preservare il ruolo è stata lanciata una petizione.

«Le consigliere di parità sono una figura chiave nel sistema di tutela del diritto alla parità di trattamento tra uomini e donne sul lavoro – sottolinea Tancredi – sono pubblici ufficiali con obbligo di segnalazione all’autorità giudiziaria dei reati di cui vengono a conoscenza e rappresentano un punto di riferimento gratuito per lavoratrici, lavoratori, enti pubblici e aziende».

Secondo la presidente, abolire questa figura significherebbe rinunciare a un presidio capillare nei territori, cancellando una rete costruita negli anni per garantire ascolto, supporto e interventi tempestivi contro le discriminazioni di genere nel mondo del lavoro. 

Il ruolo sul territorio

L’esperienza maturata, secondo Tancredi a livello provinciale dimostra quanto questa presenza sia necessaria. In Provincia di Grosseto la Consigliera di Parità è parte integrante della commissione pari opportunità e ha collaborato alla realizzazione di diverse iniziative sul territorio. Tra queste, l’indagine presentata nel 2025 sulle molestie e discriminazioni sul lavoro, realizzata insieme alle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, con il supporto tecnico della Consigliera.

Allo stesso tempo, esistono realtà che stanno investendo sul benessere organizzativo, ma resta il rischio che nelle situazioni lavorative più precarie le tutele siano del tutto assenti. «Per questo è necessario continuare a lavorare anche sul piano culturale – dice Tancredi – La consigliera è un riferimento per aziende e lavoratori: non solo vigila, ma informa sui diritti e sugli strumenti di tutela».

I timori sul decreto

Dubbi anche da parte di Laura Parlanti, consigliera di parità, che evidenzia come l’obiettivo del decreto – rafforzare l’indipendenza dell’organismo nazionale – sia condivisibile, ma presenti criticità.

«Il testo rischia di limitare fortemente la dimensione territoriale, che finora ha permesso di contrastare concretamente le discriminazioni di genere sul lavoro – dice Parlanti – Negli anni le consigliere provinciali e regionali hanno costruito una rete solida basata sull’ascolto e sulla conoscenza delle specificità locali, rendendo più efficace l’intervento a tutela di lavoratrici e lavoratori».

Anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno espresso preoccupazione: lo schema di decreto prevede infatti solo la possibilità, e non l’obbligo, di istituire articolazioni territoriali del nuovo organismo, con il rischio di una riduzione del livello di protezione. Una prospettiva che potrebbe entrare in contrasto con la direttiva europea 2024/1500, che stabilisce come il recepimento non possa comportare un arretramento delle tutele contro le discriminazioni.

Negli ultimi giorni, inoltre, diverse amministrazioni comunali e provinciali hanno approvato ordini del giorno a sostegno del mantenimento della figura della Consigliera di Parità. Tanto che Ida Grimaldi, consigliera comunale di Vicenza, ha lanciato una raccolta firme per rivolgere un appello al governo. Per firmare la petizione basta cliccare QUI.

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