GROSSETO. La sala consiliare del Comune di Grosseto era piena nella mattinata del 17 gennaio per il confronto pubblico sul maxi piano di abbattimento di 215 alberi previsto dall’amministrazione comunale. La speranza delle associazioni è che il Comune possa ascoltare il loro punto di vista, che mira a una valutazione basata non sul concetto di pericolo, ma sulla probabilità del rischio. Questo è quanto emerso dagli interventi e dalla presentazione dei tecnici intervenuti.
La valutazione del rischio di caduta, spiegano, dovrebbe basarsi sulla probabilità e non sulla paura che un evento possa accadere. Per farlo servono strumenti idonei, aggiornati e formule di calcolo adeguate, capaci di restituire un quadro reale dello stato di salute degli alberi.
Ad aprire i lavori è stato De Martis, presidente di Città Aperta, affiancato da Debora Giomi, del coordinamento dell’associazione. Presenti anche tecnici e studiosi del settore, tra cui i dottori forestali Emiliano Sanfilippo e Luigi Sani e, infine, il delegato dell’associazione Pubblici Giardini Paolo Bellocci.
All’incontro erano stati invitati sindaco e assessori competenti, con l’a speranza che il contributo tecnico e scientifico emerso venisse recepito dall’amministrazione comunale. Nessuno degli invitati, però, si è presentato.

«Gli alberi sono esseri viventi, serve un approccio diverso»
Il maxi-piano di abbattimenti annunciato dall’amministrazione continua a far discutere e rappresenta lo spartiacque di un confronto pubblico sempre più acceso sulla gestione del verde urbano. Al centro della riflessione non c’è soltanto il numero degli alberi destinati al taglio, ma soprattutto l’assenza di una visione strutturata, programmata e condivisa sul futuro del patrimonio verde cittadino.
Il confronto nasce dal piano approvato il 9 settembre scorso, che prevede 215 abbattimenti, emerso senza una comunicazione preventiva ai cittadini, come invece previsto dal regolamento del verde urbano. Un passaggio che, secondo le associazioni, ha incrinato il rapporto fiduciario tra amministrazione e comunità.
«Non si può chiedere fiducia senza trasparenza, soprattutto quando si interviene su interi viali e su alberature sane – dice De Martis – Il piano è stato programmato nel 2024 e solo dopo la pubblicazione della delibera la cittadinanza ne è venuta a conoscenza. Non si tratta solo di alberi, ma di interventi che modificano la socialità dei luoghi e il volto stesso della città».
Parola chiave è gestione non paura
L’approccio illustrato da Sanfilippo e Sani è diverso e si fonda su una disciplina relativamente recente. «Gli alberi cadono ed è normale che accada, fa parte del loro ciclo di vita – spiega Sani – Non possiamo impedire la caduta, ma possiamo gestire meglio la salute dell’albero. Non sono oggetti, ma esseri viventi con bisogni specifici. Se un albero viene potato male, rischia di non avere l’energia necessaria per difendersi da un fungo o da altre patologie».
La gestione del verde urbano dovrebbe essere strutturata e programmata, basata su dati e su metodologie di valutazione del rischio più efficaci.
«C’è una grande differenza tra rischio percepito e pericolo reale – dice Sani – Non ci si può affidare a metodi di calcolo obsoleti. Per esempio, non si può parlare di “effetto vela” per le chiome: un albero non è una vela, è una struttura progettata dalla natura per resistere al vento. Nella mia carriera ho salvato alberi anche secolari, ritenuti pericolosi solo perché gestiti male».
«Non si può interrare un albero con cemento o terra – continua – perché dopo anni emergono problemi seri. Come non è corretto dire che le radici dei pini siano superficiali: diventano superficiali quando non si permette loro di crescere in profondità. Questo richiede tempo, competenze e anche risorse economiche».
Gli studi degli agronomi
Durante l’incontro è emerso anche un dato che ha suscitato forte preoccupazione: il tecnico incaricato dal Comune per la valutazione degli alberi avrebbe percepito 19 euro ad albero, per analizzare un patrimonio stimato in circa 2 milioni e mezzo di euro.
«Nella relazione del tecnico esterno mancavano anche le fotografie degli alberi, ed è una cosa inaccettabile – afferma Fabio Fabbri, presidente dell’ordine degli agronomi di Grosseto – Il problema è strutturale e riguarda la formazione. Le valutazioni sugli alberi hanno ricadute civili e penali: non basta una laurea triennale e un timbro. Servono formazione adeguata, documentazione completa e rispetto della dignità professionale, a tutela dei cittadini».
Il rischio zero non esiste
Il rischio di caduta esiste, ma può essere gestito. «La valutazione della stabilità di un albero è un sistema complesso – spiega Sanfilippo – Servono strumenti efficaci e un approccio qualitativo che tenga conto di molti fattori: specie, struttura, ambiente, contesto urbano. Non si possono applicare standard uguali per tutti, ma valutare ogni caso nella sua singolarità. Questo richiede investimenti nel verde pubblico».
Il tecnico esterno del Comune ha utilizzato la Vta – Visual Tree Assessment, una valutazione prevalentemente visiva che, da sola, non fornisce dati sufficienti per una diagnosi completa.
«Il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha detto in quest’aula che la Vta va bene perché negli U.S.A. viene utilizzata – conclude De Martis – Ma per una materia così delicata servono più strumenti e più livelli di analisi».
Investire nel verde pubblico
La valutazione del rischio è complessa e ha un costo, che non può essere ridotto a 19 euro ad albero.
«La pubblica amministrazione deve agire con lo scopo di creare e preservare, non di distruggere – dice Paolo Bellocci, delegato toscano dell’associazione Pubblici Giardini – Serve una progettazione corretta, dialogo tra gli uffici comunali e rispetto per gli alberi. È un investimento che va fatto, anche rafforzando gli uffici del verde pubblico».
Il messaggio finale emerso dall’incontro è chiaro: tagliare e ripiantare non è la soluzione – soprattutto, come accade in città, se poi gli alberi appena piantati non sono curati e si seccano. Senza progettazione, competenze e gestione nel tempo, il rischio non diminuisce. Il verde urbano, invece, può e deve essere una risorsa strutturale per la città, non un problema da affrontare solo in emergenza.




