Rigassificatore, Usb attacca Governo e Comune: «Piombino non si arrende e non si arruola» | MaremmaOggi Skip to content

Rigassificatore, Usb attacca Governo e Comune: «Piombino non si arrende e non si arruola»

In piazza Cappelletti dura protesta contro il decreto che apre alla proroga dell’impianto: critiche a Meloni, Regione e amministrazione Ferrari. Avs: «Le chiacchiere stanno a zero, Fratelli d’Italia cancelli il comma»
La protesta contro il rigassificatore in piazza Cappelletti

PIOMBINO. «Piombino non si arrende e non si arruola» con questo slogan, l’Unione Sindacale di Base (USB) ha ribadito in modo chiaro e netto il concetto chiave dietro la protesta contro il rigassificatore durante l’assemblea pubblica in Piazza Cappelletti. Un intervento che non ha risparmiato nessuno: dal Governo Meloni alla Regione Toscana, fino all’amministrazione comunale, accusata di un’opposizione “fino a un certo punto”.

Lo schiaffo del Decreto Legge

Al centro della contestazione c’è il recente provvedimento governativo che, di fatto, scavalca le rassicurazioni passate e le sentenze del TAR, blindando la presenza del rigassificatore nello scalo piombinese.

«Se le leggi e le sentenze valessero qualcosa, oggi staremmo contando i giorni che mancano alla dismissione dell’impianto» denunciano i rappresentanti USB.
Il sindacato parla di una vera e propria “umiliazione” inflitta tramite un “articoletto di decreto“, arrivata dopo mesi di silenzio della premier Meloni rispetto alle migliaia di firme raccolte dai cittadini.

Il nesso tra energia e guerra

La protesta davanti al Metropolitan

Per l’USB, la questione del gas è indissolubilmente legata all’escalation bellica. Il sindacato smonta la narrazione dell’emergenza energetica:

Mentre i cittadini si impoveriscono con l’inflazione, multinazionali come SNAM accumulano profitti. La trasformazione del porto in un hub logistico per armi e mezzi blindati esporrebbe la città a rischi catastrofici in caso di conflitto.
Nella nota sindacale viene citato l’esempio dei blocchi dei portuali a Genova e Livorno, oltre alla recente azione alla stazione di Pisa, come modelli di resistenza civile contro il transito di materiale bellico destinato proprio a Piombino.

Una critica a tutto campo

L’attacco politico è trasversale: «Sempre parlando di guerra, c’è una frase divenuta ormai familiare a noi, pronunciata alcuni mesi fa dal nostro ministro degli esteri, Antonio Tajani: “Il diritto internazionale vale fino a un certo punto”. Dobbiamo allora chiederci quante altre cose valgono, sì, ma fino a un certo punto – continuano nella nota i sindacalisti -. Una sentenza di tribunale ad esempio, come quella del TAR Lazio che imponeva il termine di 3 anni alla permanenza del rigassificatore, forse non vale più nel momento in cui uno dei governi italiani più servili e genuflessi agli Stati Uniti ha deciso che dobbiamo a ogni costo acquistare e strapagare il loro GNL».

Il duro attacco procede anche verso l’amministrazione comunale:

«Forse anche l’opposizione al rigassificatore di chi amministra la nostra città è valsa sì, ma fino a un certo punto, quello in cui occorreva scegliere la strada della coerenza, correre il rischio di dimettersi o almeno di lasciare il proprio partito per difendere la propria città, facendo pagare un vero prezzo politico al governo che ha scelto di mantenere il rigassificatore a Piombino».

Avs alza il livello dello scontro

A rafforzare il fronte critico arriva anche Alleanza Verdi e Sinistra. Il messaggio è diretto: «Le chiacchiere stanno a zero». Per Avs il sindaco non può più limitarsi a dichiararsi contrario al rigassificatore senza intervenire sul proprio partito.

Il nodo è il comma 5 dell’articolo 9 del decreto, quello che nei prossimi 60 giorni dovrà essere convertito in Parlamento. Secondo Avs è proprio lì che si gioca tutto.

«Ferrari chieda pubblicamente a Fratelli d’Italia di cancellare quel comma».

Per il partito parlare di proroga tecnica è fuorviante: la norma aprirebbe invece a una permanenza lunga del rigassificatore a Piombino.

Verso l’11 aprile: la lotta continua

La proposta di USB è quella di una lotta di popolo che punti a un futuro diverso:

  • Uso civile del porto: rilancio dell’economia commerciale e turistica.
  • Transizione reale: utilizzo dei 900 ettari del SIN per le energie rinnovabili, senza sacrificare il suolo agricolo della Val di Cornia.
  • Difesa della democrazia: opposizione ai “decreti sicurezza” del Governo.

L’appuntamento è ora fissato per la grande manifestazione dell’11 aprile, che potrebbe dirigersi proprio verso il porto, simbolo di una città che, nelle parole del sindacato, rivendica il diritto di non trasformarsi in un ingranaggio della macchina bellica.

 

 

 

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