Rigassificatore, Piombino torna in piazza: «La città non si arruola» | MaremmaOggi Skip to content

Rigassificatore, Piombino torna in piazza: «La città non si arruola»

USB lancia la mobilitazione per l’11 aprile: nel mirino proroga della Golar Tundra, guerra, caro vita e «scelte calate dall’alto»
Il rigassificatore nel porto di Piombino: la richiesta è che resti almeno fino al 2029
Il rigassificatore nel porto di Piombino

PIOMBINO. La tensione intorno al rigassificatore di Piombino torna a salire. A due settimane dal decreto-legge con cui il governo Meloni ha ufficializzato la proroga della permanenza della nave Italis Lng, ex Golar Tundra nel porto cittadino, l’Unione Sindacale di Base (USB) rompe gli indugi e chiama la città alla mobilitazione.

L’appuntamento è fissato per l’11 aprile, alle 16 in piazza Gramsci, per una manifestazione che promette di unire le istanze ambientaliste a quelle contro il riarmo e il carovita.

«Una proroga che offende l’intelligenza»

Per il sindacato, definire “tecnica” la proroga è un insulto alla cittadinanza. L’attacco dell’USB è diretto non solo all’esecutivo nazionale, ma anche alla politica locale: «Chi la città credeva di avere dalla propria parte ha preferito non entrare in conflitto con il proprio governo per non azzoppare la carriera politica», si legge nella nota.

Una delusione che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, segna una resa di fatto, specialmente di fronte alla discussione sulle compensazioni, definite «un tentativo di distrarre la popolazione».

«Una delusione per tanti che ci avevano anche in buona fede creduto, una sconfitta per tutta la città –  sottolineano – Toccherà comunque andare avanti lo stesso, tenendo fermo il punto su ciò per cui comitati, associazioni ambientaliste e il nostro sindacato si sono finora battuti: via il rigassificatore da Piombino».

Tra profitti Snam e rischi militari

L’analisi dell’USB si allarga allo scenario internazionale. Il sindacato denuncia come, in tre anni, il rigassificatore non abbia risolto alcuna emergenza energetica né portato benefici economici al territorio, arricchendo solo la Snam e le potenze estrattive come Qatar e Stati Uniti.

Ma il timore più grande riguarda la sicurezza: «Il porto di Piombino, a causa del rigassificatore e dell’ingente transito di armi e mezzi militari, è diventato un obiettivo sensibile». Il sindacato lega a doppio filo la presenza della nave con i venti di guerra globali, accusando il governo di pavidità di fronte alle scelte belliciste internazionali che espongono l’Italia a rischi militari e a una nuova ondata di inflazione che morde i salari di operai e impiegati.

«Piombino non si arruola»

L’USB punta il dito contro quella che definisce la creazione di una zona di sacrificio, un territorio destinato alla desertificazione industriale e dei servizi. Tuttavia, il sindacato rivendica la forza del dissenso popolare: «Il 64% di NO espresso nell’ultimo referendum a Piombino, ben sopra la media toscana, è una chiara sfiducia dal basso verso l’operato di questo governo. Qualcuno forse, a Firenze come a Roma, ha deciso che Piombino deve essere una zona di sacrificio, un territorio da desertificare di occupazione, servizi e popolazione. Se le istituzioni e le forze politiche locali non hanno la reale volontà di opporsi a tutto questo per non disturbare i vertici dei propri partiti, altri comunque continueranno a lottare ancora, non più male accompagnati».

La manifestazione dell’11 aprile si preannuncia dunque come un momento di rottura.

«Ogni mobilitazione contro la guerra deve essere anche contro il rigassificatore», conclude la nota. La parola d’ordine è chiara: Piombino non vuole diventare un hub strategico per combustibili fossili e logistica militare. «La città non si arrende e non si arruola».

 

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