PIOMBINO. Le decisioni assunte dall’Unione europea sul fronte energetico stanno producendo effetti strutturali sulla rete del gas continentale. Il calendario fissato da Bruxelles prevede l’azzeramento delle importazioni di gas dalla Russia entro il 2027, includendo sia i flussi via gasdotto sia il Gnl. Questo implica la sostituzione di decine di miliardi di metri cubi annui con forniture alternative, prevalentemente Gnl importato via mare.
Dal punto di vista industriale, la conseguenza è chiara: il sistema europeo del gas si sta riconfigurando da una logica basata sui grandi gasdotti continentali a una rete sempre più dipendente da terminali di rigassificazione, capacità portuali e collegamenti efficienti alla rete nazionale.
Le stime circolate in ambito europeo indicano la necessità di oltre cento carichi aggiuntivi di Gnl all’anno, in larga parte dagli Stati Uniti, per mantenere in equilibrio domanda, stoccaggi e sicurezza degli approvvigionamenti.
In questo contesto, la variabile critica non è solo la disponibilità del gas, ma la capacità infrastrutturale di riceverlo, rigassificarlo e immetterlo rapidamente nella rete. È qui che il tema dei rigassificatori già operativi diventa centrale, soprattutto in una fase in cui la domanda di Gnl è destinata a restare elevata ben oltre l’emergenza iniziale.
Le scelte dell’Unione europea e il nuovo assetto energetico
In questo scenario, il rigassificatore di Piombino non è più solo una struttura emergenziale legata alla crisi del 2022, ma diventa un nodo strategico stabile del sistema gas europeo e nazionale.
La linea tracciata da Bruxelles – uscita dal gas russo e rafforzamento del Gnl via mare – spinge l’Italia in una posizione centrale nel Mediterraneo, rendendo indispensabili impianti già operativi e collegati alla rete.
La richiesta di proroga di Snam e l’assenza di alternative concrete
Non è un caso che Snam abbia formalmente chiesto al governo una proroga di almeno 30 mesi oltre la scadenza del luglio 2026.
Una richiesta che nasce da un dato difficilmente contestabile: una nuova collocazione per la nave rigassificatrice oggi non c’è, né sul piano tecnico né su quello autorizzativo.
L’ipotesi di uno spostamento resta, al momento, solo teorica, mentre il fabbisogno di Gnl è destinato ad aumentare proprio negli anni immediatamente successivi al 2026.
Gli investimenti sulle infrastrutture: il gasdotto Piombino–Livorno
Ma c’è un elemento che pesa più di altri nel definire la prospettiva futura: gli investimenti infrastrutturali già avviati.
Snam sta impegnando decine di milioni di euro per l’ammodernamento e il potenziamento del gasdotto Piombino–Livorno, un’opera che non avrebbe senso economico né industriale se l’impianto fosse davvero destinato a una rapida dismissione.
Le reti energetiche non si rafforzano per soluzioni transitorie: si adeguano quando una funzione è destinata a durare nel tempo.
Vero, il progetto è vecchio e quando fu pensato il rigassificatore non c’era. Ma è vero anche che l’investimento è in corso adesso.
Piombino come hub energetico nel Mediterraneo
Con la scelta dell’UE di sostituire il gas russo con Gnl importato via mare, l’Italia – e la Toscana in particolare – assumono un ruolo di porta d’ingresso energetica del Mediterraneo.
In questo quadro Piombino non è un’eccezione, ma un tassello coerente della strategia complessiva: la piattaforma è già operativa, è collegata alla rete nazionale e contribuisce alla sicurezza energetica non solo italiana ma europea.
Una questione politica, non più emergenziale
Il punto politico, quindi, non è più se il rigassificatore “debba restare” per inerzia o emergenza, ma se si voglia riconoscere apertamente che le scelte europee lo rendono strutturalmente necessario.
Continuare a definirlo temporaneo, mentre si investe sulle condotte e si chiede una proroga pluriennale, rischia di alimentare solo ambiguità e conflitti istituzionali.
Anche la narrazione politica, di attori che sanno bene come stanno le cose, sta mutando. Ormai siamo passati a frasi come “se dovesse restare” o “non firmerò se prima…”. Da una parte e dall’altra, perché la questione è trasversale, c’è un percorso di avvicinamento narrativo evidente. Andate a rileggervi le ultime dichiarazioni: comunicati scritti con grande attenzione, al 95% di chiusura netta, ma sempre con una frase di apparente piccola apertura che racconta più di tutto il resto del testo.
La vera questione è un’altra: se Piombino deve essere un hub energetico, allora servono chiarezza, compensazioni reali e una strategia esplicita, non proroghe vissute come eccezioni.
Perché, alla luce delle decisioni dell’Unione europea, la direzione è già segnata.