PIOMBINO. Due anni e mezzo come minimo. Non come limite. È questo il passaggio chiave che emerge dalle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Snam sul rigassificatore di Piombino, una precisazione che trasforma una scadenza in un’incognita e riaccende il dibattito sulla reale temporaneità dell’impianto nel porto.
Snam ha infatti chiesto una proroga di almeno 30 mesi per la permanenza della nave di rigassificazione, spiegando che si tratta del tempo tecnico minimo necessario per valutare un eventuale spostamento e individuare una nuova collocazione. Una richiesta che, però, non indica una data certa per l’uscita dell’impianto da Piombino e che rischia di prolungare ulteriormente una presenza nata come provvisoria.
Ne abbiamo parlato negli ultimi giorni, facendo presente che, nei fatti, la decisione che resti a Piombino è già presa. (QUI L’ARTICOLO)
Secondo l’ad Agostino Scornajenchi, intervenuto oggi in Toscana in occasione di un meeting sul tema energetico, la richiesta non è dettata da scelte politiche ma da esigenze tecniche: «La proroga minima di 30 mesi è il tempo essenziale perché si possa valutare e realizzare un eventuale spostamento della nave in un’altra location», ha spiegato senza entrare nel dibattito politico.
Parla di valutare e di “eventuale spostamento”. Le parole hanno il loro peso.
Perché Snam chiede la proroga
La richiesta di estendere la permanenza è stata formalizzata perché non sono attualmente disponibili alternative operative per la collocazione dell’unità di rigassificazione — la nave Italis LNG — nei tempi richiesti dalla normativa. Senza una proroga, l’autorizzazione in scadenza a luglio 2026 potrebbe lasciare l’impianto inattivo o costringerlo a una sospensione di attività che richiederebbe oltre due anni per essere gestita tecnicamente.
Snam ha ribadito che l’impianto rappresenta oggi una parte significativa del sistema di approvvigionamento del gas naturale liquefatto (GNL) in Italia, costituendo una componente importante del mix energetico nazionale.
Dibattito politico e territorio diviso
La richiesta di proroga è arrivata in un clima già teso. A livello locale, infatti, istituzioni e rappresentanti politici hanno espresso posizioni contrapposte sulla permanenza del rigassificatore: da un lato chi spinge per mantenere l’infrastruttura come elemento di sicurezza energetica e continuità degli approvvigionamenti, e dall’altro chi chiede di accelerare la sua rimozione e delocalizzazione non appena possibile, citando rischi e impatto sul tessuto urbano.
Una parte della comunità piombinese e alcuni comitati hanno criticato la proroga richiesta da Snam, sostenendo che sia necessario puntare su soluzioni energetiche alternative e meno impattanti.
Scenario futuro: nasce una nuova partita
La richiesta di proroga presentata da Snam segna così un nuovo passaggio in una vicenda che, a Piombino, resta tutt’altro che chiusa. I due anni e mezzo indicati come minimo tecnico non rappresentano una scadenza certa, ma aprono una finestra temporale dentro la quale il destino del rigassificatore resta indefinito.
In attesa delle decisioni del governo e degli atti formali che dovranno seguire, l’unico dato chiaro è che la permanenza dell’impianto nel porto continua a muoversi su un terreno di incertezza, dove la parola “temporaneo” appare sempre più difficile da tradurre in una data.