Rigassificatore, Piombino deve farsene una ragione: perché non andrà via | MaremmaOggi Skip to content

Rigassificatore, Piombino deve farsene una ragione: perché non andrà via

Tra strategia energetica nazionale, investimenti di Snam e nodo politico, l’addio al rigassificatore nel porto di Piombino resta un’ipotesi lontana
Il rigassificatore nel porto di Piombino
Il rigassificatore nel porto di Piombino

PIOMBINO. C’è una certezza che, per quanto scomoda, va detta chiaramente: il rigassificatore non andrà via da Piombino. Non domani, non nel 2026, probabilmente non per molti anni ancora.

È una certezza che arriva da fonti qualificate, istituzionali e tecniche, e che va spiegata senza slogan ma con i fatti. Il rigassificatore di Piombino non è più un’installazione temporanea figlia dell’emergenza: è diventato un tassello strutturale della strategia energetica nazionale.

Un impianto strategico, non facilmente spostabile

Il primo dato è tecnico, prima ancora che politico.

Il rigassificatore è considerato strategico per la sicurezza energetica dell’Italia. Ha contribuito in modo significativo alla diversificazione delle forniture e alla riduzione della dipendenza da singoli canali di approvvigionamento. E il clima internazionale, con il mondo nelle mani di tre burattinai e l’Europa vaso di coccio fra i vasi di ferro non fa pensare a imminenti miglioramenti. Anzi.

Ma soprattutto, non esiste oggi una location alternativa realmente pronta. Neppure, a dire il vero, individuata, sempre che la stiano cercando.

A Piombino il collegamento alla rete nazionale del gas è già operativo, le infrastrutture di connessione sono state realizzate e il sistema funziona.

Altrove, tutto questo andrebbe rifatto da zero: nuove opere portuali, nuovi gasdotti, nuovi iter autorizzativi, nuovi tempi. Anni, non mesi.

Il segnale degli investimenti: il gasdotto verso Livorno

C’è poi un elemento che pesa più di mille dichiarazioni: gli investimenti.

Snam sta portando avanti l’ammodernamento del gasdotto verso Livorno, un’opera che vale decine e decine di milioni di euro. È vero: il progetto nasce prima dell’arrivo del rigassificatore, in tanti si affannano a sottolineare che un collegamento non c’è. «È un vecchio progetto» dicono.

Ma è altrettanto vero che l’investimento viene realizzato adesso. I soldi, tanti, vengono spesi in questi giorni.

In infrastrutture di questo tipo, nessuno spende cifre simili senza una prospettiva di medio-lungo periodo. È un segnale chiaro: il sistema Piombino–Livorno è considerato destinato a restare centrale.

La proroga di Snam: difficile immaginare un no

In questo contesto, appare poco realistico immaginare che il Governo, tramite il ministero competente, possa dire no alla richiesta di proroga presentata da Snam.

Dire no significherebbe rinunciare a un impianto strategico funzionante, accettare un vuoto operativo e assumersi una responsabilità politica ed energetica enorme. Qualcosa che va oltre Piombino e la Toscana. E anche oltre le sentenze di qualche tribunale.

Un allegato alla richiesta di proroga di Snam disegna una tempistica evidente: per spostarlo servirebbero due anni e mezzo e l’Italia per due anni resterebbe senza l’approvvigionamento di gas del rigassificatore.

Uno scenario che, allo stato attuale, nessuno a Roma sembra disposto a sostenere.

Piombino divisa: non solo comitati

Il racconto pubblico spesso semplifica, ma la città è molto più divisa di quanto appaia.

Accanto ai comitati contrari, che continuano a esprimere una posizione netta e coerente, uno sforzo ammirevole, esistono ampie fette di Piombino che vedono nella permanenza del rigassificatore un’opportunità o comunque una necessità.

A partire dagli operatori del porto, che hanno già integrato l’impianto nel nuovo assetto operativo, fino a Confindustria, che guarda alla sicurezza energetica come fattore competitivo per le imprese.

Piombino, insomma, non parla con una voce sola.

Il nodo politico: nessuno vuole restare con il cerino in mano

Poi c’è la politica, e qui il quadro si complica.

Tutti hanno chiara la situazione: il centrodestra governa il Comune e il Governo nazionale, il centrosinistra governa la Regione Toscana e il presidente Eugenio Giani è anche commissario.

Si rimbalzano le responsabilità, i comunicati duellano senza risparmiarsi colpi, ma solo perché nessuna delle due parti vuole intestarsi una scelta impopolare, ma della quale sono già consapevoli. Nessuna vuole restare con il cerino in mano, né davanti alla città né davanti agli elettori.

Molti chiedono le dimissioni, da una parte e dall’altra, ma il dato di fatto è che la decisione è stata presa a Roma.

Il risultato è uno stallo apparente, che però non mette in discussione il dato di fondo: il rigassificatore resta.

Dalla protesta alla contrattazione: il vero tema ora

A questo punto, la città deve forse iniziare a cambiare prospettiva. Non più solo “via o non via”, ma a quali condizioni resta.

Le compensazioni diventano il nodo centrale, sia per il porto, che non vedrà liberata la banchina che era stata pensata per altro, sia per i cittadini e le imprese, sul costo dell’energia, sia per il territorio, in termini di investimenti, servizi e sviluppo.

Se l’impianto resta, Piombino deve ottenere qualcosa in cambio.

Come con la Sol: quando l’eccezione diventa normalità

La storia industriale della città insegna una cosa: alla fine ci si abitua. E se sei una città che nei decenni ha costruito la propria economia sull’industria, e tutto quello che ci ruota attorno, dall’indotto diretto ma anche indiretto, ai sindacati, fino al consenso politico, i nuovi impianti industriali hanno più senso qui che altrove.

È successo con la Sol, azienda di gas liquefatti alle porte della città, decine di bomboloni dentro Piombino, fra le case. All’inizio fu contestata, poi inglobata nel paesaggio produttivo, fino a diventare parte della normalità. Ormai la rotonda si percorre con indifferenza.

Con il rigassificatore potrebbe accadere lo stesso. Non perché sia giusto o sbagliato, ma perché la realtà, prima o poi, presenta il conto.

E Piombino, volente o nolente, dovrà imparare a conviverci.

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