PIOMBINO. Dodici sindaci della costa toscana, da Livorno a Castiglione della Pescaia, hanno firmato un appello formale per chiedere che il rigassificatore venga rimosso dal porto di Piombino entro il 2026, nel rispetto degli impegni assunti dal Governo e degli atti autorizzativi che ne hanno consentito l’installazione temporanea.
La richiesta è contenuta in una nota indirizzata al presidente del Consiglio, al ministro dell’Ambiente e al commissario straordinario, promossa dai Comitati cittadini di Piombino, che rilancia una battaglia aperta fin dal 2022 e tornata d’attualità dopo le notizie su una possibile proroga della permanenza della nave rigassificatrice.
Un’installazione dichiarata temporanea
Il rigassificatore – la nave Italis LNG (ex Golar Tundra) – è stato autorizzato nel 2022 in regime commissariale, senza procedura di valutazione di impatto ambientale, per una durata limitata a tre anni.
Il termine fissato dagli atti è chiaro: luglio 2026, considerando l’avvio delle operazioni e il periodo di messa a regime.
Secondo i sindaci firmatari, quel limite temporale non può essere messo in discussione. Ogni ipotesi di proroga viene definita «inaccettabile» per Piombino, per la Val di Cornia e per l’intero arco costiero interessato.
Chi sono i sindaci firmatari: in totale 12 Comuni
I primi cittadini che hanno aderito all’appello rappresentano circa 300.000 residenti complessivi.
Ecco l’elenco completo dei 12 sindaci firmatari:
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Livorno – Luca Salvetti
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Rosignano Marittimo – Claudio Marabotti
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Cecina – Lia Burgassi
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Bibbona – Massimo Fedeli
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Castagneto Carducci – Sandra Scarpellini
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San Vincenzo – Paolo Riccucci
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Campiglia Marittima – Alberta Ticciati
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Piombino – Francesco Ferrari
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Suvereto – Jessica Pasquini
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Follonica – Matteo Buoncristiani
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Scarlino – Francesca Travison
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Castiglione della Pescaia – Elena Nappi
Un fronte trasversale, che unisce amministrazioni di colori politici diversi, ma con una posizione comune: rispettare la scadenza del 2026.
Il timore di una proroga
Nella nota viene espressa una preoccupazione precisa: che Snam si sia attivata per chiedere una proroga della permanenza del rigassificatore a Piombino.
Secondo i comitati, al momento non risulterebbero istanze ufficiali depositate sui siti istituzionali, ma informazioni giornalistiche renderebbero credibile questa ipotesi.
Un’eventualità che, secondo i firmatari, cambierebbe «le carte in tavola» rispetto a un’autorizzazione concessa proprio in virtù della sua natura temporanea.
Sicurezza, ambiente e sviluppo del porto
Le ragioni del no alla proroga sono le stesse che portarono migliaia di persone in piazza nel 2022: sicurezza di un impianto a rischio di incidente rilevante in un porto piccolo e vicino alla città; impatto ambientale, compreso lo scarico in mare di ipoclorito di sodio; limitazioni allo sviluppo del porto e alle prospettive economiche della città e contesto geopolitico aggravato, che rende infrastrutture energetiche sensibili potenziali obiettivi.
Nel documento si ricorda anche che il Tar del Lazio, pur respingendo alcuni ricorsi, ha richiamato esplicitamente la durata triennale dell’autorizzazione, sottolineando che un eventuale rinnovo dovrebbe riguardare un altro sito, non Piombino.
Le richieste alle istituzioni
L’appello non si limita a dire no. I sindaci e i comitati chiedono che il Governo rispetti gli impegni presi; che il commissario straordinario e la Regione Toscana si attivino contro ogni proroga; che i consigli comunali dei Comuni firmatari votino atti formali di contrarietà e che, se necessario, la Regione avvii un contenzioso amministrativo.
Il consiglio comunale di Piombino si è già espresso all’unanimità per il trasferimento del rigassificatore entro il 2026, e anche il consiglio regionale della Toscana ha assunto una posizione analoga.
«Ora basta»: la pressione sale
Il documento si chiude con un messaggio netto: «Ora basta».
Secondo i promotori, Piombino ha già pagato un prezzo altissimo in nome dell’emergenza energetica nazionale e non può accettare che una soluzione dichiarata provvisoria diventi permanente.
Il 2026 viene indicato come una linea invalicabile. Oltre quella data, per i sindaci della costa toscana, non ci sono più alibi né margini di mediazione.