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Rigassificatore, oggi, 31 marzo, scatta l’ora della verità: «Basta alibi, la politica scelga da che parte stare»

Scade il termine per gli emendamenti al decreto legge 9: Piombino chiede la cancellazione della proroga per la Italis Lng e l’uscita definitiva della nave dal porto entro il 3 luglio 2026
Il rigassificatore nel porto di Piombino: la richiesta è che resti almeno fino al 2029
Il rigassificatore nel porto di Piombino

PIOMBINO. Il tempo delle parole è scaduto. Con la scadenza fissata per oggi, martedì 31 marzo, per la presentazione degli emendamenti all’articolo 5 del decreto legge 9, la politica nazionale e locale si trova davanti a un bivio senza ritorno.

La questione è chiara: confermare la natura “emergenziale” della nave rigassificatrice Italis Lng o condannare Piombino a una servitù strutturale a tempo indeterminato.

Al centro la coerenza

La tensione è forte e il fronte del “no” punta il dito contro l’ipocrisia di chi, nei comizi locali, si dichiara paladino del territorio, ma nelle stanze del potere a Roma permette che i termini di permanenza della Frsu vengano dilatati o resi opachi.

«Non è più accettabile – scrivono i comitati in una nota – parlare di tutela dell’ambiente e poi avallare norme che trasformano una soluzione temporanea in un vincolo perenne. La coerenza dei rappresentanti eletti si misura esclusivamente sugli atti legislativi depositati, non sulle vuote dichiarazioni d’intento».

La richiesta che arriva dal territorio è perentoria: cancellazione immediata di ogni proroga all’esercizio del rigassificatore e l’inserimento di un limite invalicabile. La data è quella del 3 luglio 2026: oltre quel giorno, la Italis Lng deve lasciare il porto, senza possibilità di rinnovi, deroghe o nuovi procedimenti commissariali.

Sviluppo del porto a rischio: «Non siamo una discarica»

Il timore dei cittadini e delle categorie economiche è che il mantenimento dell’infrastruttura blocchi lo sviluppo del porto e dell’economia cittadina per i prossimi dieci anni. Piombino rivendica il diritto a un futuro che non sia esclusivamente legato al ruolo di discarica energetica d’Italia.

«La comunità di Piombino monitorerà con estrema attenzione l’andamento dei lavori parlamentari in merito alla sicurezza e all’impatto ambientale di un’opera che pesa sulle teste di migliaia di cittadini, poiché ogni astensione, ogni assenza e ogni voto contrario a questi emendamenti di buonsenso sarà interpretato come un aperto tradimento degli impegni presi con questo territorio».

Verso la mobilitazione dell’11 aprile

Se la battaglia istituzionale inizia oggi nelle aule del Senato, quella popolare è pronta a esplodere nuovamente nelle strade. Il culmine della protesta è già fissato per sabato 11 aprile, quando Piombino tornerà in piazza per ribadire la propria opposizione ai “decreti calati dall’alto”.

«Se pensano che resteremo a guardare mentre ci scippano il futuro, hanno fatto male i conti – avvertono i comitati – Piombino non si vende, ma si difende!».

Il rigassificatore deve uscire dal porto per restituire dignità e prospettive a un territorio che, sul fronte del sacrificio industriale ed energetico, sente di aver già dato fin troppo.

La locandina della manifestazione dell’11 aprile

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