PIOMBINO. Una lettera accorata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per chiedere il rispetto dei patti e la tutela della salute. Il Comitato Salute Pubblica, La Piazza della Val di Cornia e il Gruppo Gazebo 8 Giugno hanno preso carta e penna per rivolgersi direttamente a lui, esprimendo profonda preoccupazione per l’ipotesi di una proroga della nave rigassificatrice nel porto di Piombino.
La scadenza dei tre anni
Il nodo centrale della protesta riguarda il termine del mandato triennale, fissato inizialmente come condizione essenziale per l’accettazione dell’impianto in un’area così densamente popolata.
«Ci era stato detto che si trattava di un’emergenza e che la nave sarebbe rimasta solo tre anni – scrivono i comitati – Tutti gli atti, dalle autorizzazioni ministeriali ai pareri dell’Istituto Superiore di Sanità , prescrivono questo limite temporale, motivato anche dalla necessità di ridurre l’esposizione della popolazione alle emissioni».
Un porto congestionato e rischi geopolitici
I cittadini sottolineano la vulnerabilità di un porto che dispone di un’unica via di accesso e dove il rigassificatore convive con traghetti, passeggeri e uffici. Oltre al rischio tecnico, i comitati sollevano il tema della sicurezza nazionale: nel mutato scenario geopolitico del 2026, l’impianto è diventato un «obiettivo sensibile», ma a differenza dei terminali offshore, la sua vicinanza al centro abitato espone la città a pericoli importanti.
L’incognita del futuro industriale
La lettera punta il dito anche contro le recenti manovre burocratiche e legislative. I comitati denunciano il tentativo di inserire emendamenti “salva-rigassificatori” nei decreti governativi per prolungare le autorizzazioni in attesa di siti alternativi, come la Liguria, che faticano a concretizzarsi.
Viene, inoltre, citato il caso del progetto Metinvest: la Regione Toscana avrebbe chiesto all’azienda siderurgica come intenda gestire la convivenza con il rigassificatore, un segnale che, secondo i firmatari, dimostra l’intenzione di rendere permanente la presenza della nave.
L’appello al garante della Costituzione
I comitati descrivono una città «stanca e sfiduciata», dove la rassegnazione rischia di incrinare il rapporto tra istituzioni e territorio.
«Ci rivolgiamo a Lei, Presidente, perché non vogliamo sentirci soli. Seminare rassegnazione non rafforza la democrazia. Chiediamo che si valuti se sia ammissibile che un porto così congestionato debba farsi carico di un rischio definito “estremo”».
L’appello finale è un richiamo alla pianificazione energetica: con il calo dell’emergenza e l’aumento delle esportazioni di gas, per i cittadini di Piombino non esistono più ragioni valide per sacrificare ancora la sicurezza e lo sviluppo del proprio porto.